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Costruire un portafoglio di Etf per giocare in difesa
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Costruire un portafoglio di Etf per giocare in difesa

24 marzo 2025, 12:21 Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2025, 14:55

In un portafoglio di Etf anti-volatilità che cosa ci mettiamo? Con i risultati della simulazione basata su dati storici

Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


Ciao a tutte e tutti,

Eccoci ritrovati con un nuovo appuntamento della newsletter 4 Soldi da Investire.

Riprendiamo il filo logico del ragionamento che abbiamo iniziato la scorsa settimana. Abbiamo deciso:

  1. Di investire una parte del nostro denaro mettendolo in moto nei mercati finanziari
  2. Che paradossalmente ora che i mercati stanno scendendo potrebbe essere il momento ideale per iniziare a investire, visto che compriamo a un prezzo più basso
  3. Che possiamo investire gradualmente impostando un piano di accumulo (ogni X tempo investo Y euro in forma automatica)
  4. O che possiamo farlo in un’unica soluzione (tecnicamente questa formula si chiama pic, piano di investimento del capitale)

Ora la domanda è: ma concretamente, che cosa vado a comprare? Nell’ultimo episodio del podcast – e anche in un ampio servizio di MF-Milano Finanza – sono andato a costruire con l’aiuto di tre esperti una serie di portafogli per chi volesse iniziare a investire ora tenendo sotto controllo il più possibile il saliscendi dei mercati. Che in termini tecnici si chiama la volatilità.

Ma andiamo con ordine.

Essenzialmente per investire ho quattro tipologie di strumenti base (ripeto, base perché in realtà ce ne sono tantissimi altri): azioni, bond, fondi comuni ed Etf.

  • Azioni: compriamo le quote di una società e ne diventiamo azionisti. In questo modo possiamo partecipare alla sua (eventuale) crescita in borsa e ricevere una parte dei suoi utili tramite dividendi MA ci esponiamo a una sola società. Se l’azienda va male e fallisce, perdiamo tutto. Non c’è diversificazione
  • Bond: compriamo debito di uno Stato/società e ne diventiamo creditori. Ogni tot tempo lo Stato o l’azienda ci dà un interesse, sotto forma di cedola, e alla scadenza del bond ci restituisce il capitale. Come per le azioni, se lo Stato/azienda va male e fallisce, perdiamo tutto. Non c’è diversificazione
  • Fondi comuni attivi: compriamo un prodotto di investimento costruito ad arte da un professionista, il gestore, che ci inserisce varie azioni e bond con l’obiettivo di avere un rendimento superiore rispetto al mercato o al proprio indice di riferimento. Il lavoro attivo del gestore viene in genere pagato con costi (commissioni) più elevati
  • Etf passivi: compriamo un fondo di investimento quotato in borsa che si limita a fare copia-incolla di un indice di mercato, preso come punto di riferimento (benchmark). L’obiettivo non è battere l’indice ma avere la sua stessa, identica performance. I costi sono inferiori perché non c’è un’attività di ricerca e selezione dei titoli, ma rinunciamo di base alla possibilità di battere il mercato di riferimento

Nota bene: Ho scritto fondi comuni attivi ed Etf passivi perché esistono anche i fondi comuni indicizzati e gli Etf attivi, ma per ora non complichiamoci la vita.

Lasciando da parte l’investimento in singole azioni o singoli bond (che vanno studiati molto bene e comunque non dovrebbero mai rappresentare la parte centrale del portafoglio) la scelta finale è tra fondi ed Etf.

In generale, se non si hanno disponibilità da investire troppo alte e per un primo investimento non troppo sofisticato gli Etf possono essere uno strumento molto valido per una serie di ragioni:

  1. Risparmio: il broker regolamentato Scalable Capital, in una simulazione fatta per MF-Milano Finanza, ha calcolato che a parità di tutte le condizioni (tipo di portafoglio, importo investito, performance) solo la differenza di costi avrebbe permesso a chi ha investito in Etf di guadagnare, in 20 anni, tra i 27 e i 53 mila euro in più rispetto a chi ha investito in fondi comuni
  2. Liquidità: gli Etf si comprano e si vendono tutti i giorni in borsa come se fossero azioni. Se ho bisogno di riprendere i miei soldi subito, lo posso fare in tempi relativamente molto più brevi
  3. Performance: vero che con gli Etf non posso battere il mercato, ma storicamente nel medio-lungo periodo i mercati azionari crescono sempre (e anche tanto!). Quindi fare la loro stessa identica performance è più che sufficiente per avere un bel guadagno.
  4. Parentesi: l’ultima volta che la maggioranza dei fondi attivi ha battuto l’indice S&P 500 delle più grandi società americane è stato nel 2009. Battere il mercato, anche per gli esperti, non è affatto semplice

Attenzione: gli Etf non sono la panacea di tutti i mali! Ad esempio, se parliamo degli investimenti obbligazionari ci sono molti casi (possiamo vederli in un’altra puntata) in cui i fondi attivi possono fare davvero la differenza.

Resta il fatto che, per un primo investimento e per chi non ha grandi disponibilità da impiegare sui mercati, ottimizzare i costi con gli Etf può essere un modo molto valido per investire a basso costo.

Quindi, ritorniamo al punto di partenza: in un portafoglio di Etf anti-volatilità che cosa ci mettiamo? Se non vogliamo rinunciare al rendimento della parte azionaria e vogliamo costruire un portafoglio bilanciato con un 45% di bond e un 55% di azioni (tecnicamente: allocazione bilanciata moderata), gli esperti che ho sentito per MF-Milano Finanza propongono una cosa di questo tipo:

BOND:

AZIONI:

  • 20% Etf azionario Stati Uniti (meno rispetto al loro peso negli indici mondiali, che è del 70% circa)
  • 20% Etf azionario Europa
  • 5% Etf azionario Giappone
  • 5% Etf azionario Cina
  • 5% Etf sul settore delle infrastrutture e/o difesa e/o industria (insomma, un settore che possa beneficiare dei maxi-piani di spesa europei per il riarmo)

Risultato della simulazione basata su dati storici (il futuro in finanza non si può MAI prevedere):

  • Rendimento a un anno 8,94% (meno del mercato)
  • Volatilità/rischio 6,1% (praticamente la metà del mercato)
  • Costi annui 0,17% (molto bassi)

E poi, per abbassare il rischio, c’è sempre l’oro…ma questa è un’altra storia!

Alla prossima



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