skin track

Così Donald Trump e Scott Bessent vogliono rivoluzionare la gestione del debito pubblico Usa
WSJ Leggi dopo

Così Donald Trump e Scott Bessent vogliono rivoluzionare la gestione del debito pubblico Usa

di Sam Goldfarb (Wall Street Journal)
29 luglio 2025, 10:20 Ultimo aggiornamento: 10:29

Il segretario del Tesoro Scott Bessent vuole aspettare un calo dei tassi d’interesse prima di aumentare l’emissione di debito a lungo termine

L’amministrazione Trump sta rendendo nuovamente interessante il debito pubblico. Per decenni, la scelta del Dipartimento del Tesoro su quale combinazione di titoli vendere agli investitori è stata volutamente noiosa. I funzionari hanno sempre sottolineato di non voler «fare market timing» per ottenere il tasso migliore, temendo che ciò potesse alimentare la speculazione e l’incertezza, con il rischio di far salire i tassi d’interesse.

L’amministrazione Trump sta invece inviando un messaggio diverso. Definendosi «il principale venditore di titoli della nazione», il segretario del Tesoro Scott Bessent ha parlato apertamente dell’intenzione di aspettare un calo dei tassi prima di aumentare l’emissione di debito a lungo termine, cosa che aveva lasciato intendere sarebbe stata necessaria ancor prima di entrare nel governo.

Anche il presidente Trump è contrario a fissare ora i costi del debito, che ritiene troppo alti. Ha suggerito che il Tesoro dovrebbe emettere solo titoli con scadenze di circa sei-nove mesi fino alla sostituzione del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, prevista per l’anno prossimo. «Quello che farò sarà andare sul brevissimo termine», ha detto a giugno. «Aspettare che questo tizio se ne vada, abbassare molto i tassi, e poi passare al lungo termine».

La crescita del debito e le strategie di emissione

Il modo in cui il governo si finanzia è diventato un tema più rilevante di recente a causa dell’ammontare stesso del debito. Il disavanzo di bilancio federale ammonta attualmente a circa 2.000 miliardi di dollari all’anno. Per coprire quel buco, il governo vende titoli con scadenze varie: da quelli a un anno o meno, ai bond trentennali.

Mercoledì, con il rilascio del consueto aggiornamento trimestrale («refunding announcement»), l’amministrazione Trump fornirà nuove indicazioni sui suoi piani di finanziamento. La maggior parte degli analisti si aspetta che il Tesoro continuerà a segnalare un’emissione regolare di titoli a 2–30 anni «almeno per i prossimi trimestri». Per rispettare questa linea, sarà però probabilmente necessario un maggiore ricorso a titoli a breve termine, affermano gli analisti.

Il vice segretario del Tesoro, Michael Faulkender, ha dichiarato in una nota scritta che l’agenzia resta fedele alla prassi di emettere debito in modo regolare e prevedibile, tenendo conto del parere degli operatori di mercato. «È scorretto suggerire che questa amministrazione stia abbandonando le tradizionali pratiche di gestione del debito, quando le dimensioni delle aste e le linee guida di mercato del Tesoro non sono cambiate rispetto alla scorsa amministrazione», ha dichiarato.

Scegliere quali titoli emettere comporta dei compromessi. Il debito a breve termine è generalmente più economico per il governo, poiché gli investitori tendono a richiedere un premio per detenere titoli a lunga scadenza. Tuttavia, implica anche una maggiore volatilità nei costi di finanziamento, con il rischio che le spese aumentino rapidamente se l’inflazione riprende e la Fed alza i tassi in modo aggressivo. Il debito a lungo termine offre l’opposto: costi più prevedibili, ma in genere più elevati.

Le reazioni degli investitori e i rischi di instabilità

Gli investitori hanno generalmente accolto con favore i segnali provenienti dall’amministrazione, perché temono che un aumento dell’offerta di titoli del Tesoro a lungo termine possa aggravare ulteriormente i problemi già presenti sul mercato obbligazionario.

Preoccupazioni legate all’inflazione, ai dazi, all’indipendenza della Federal Reserve e alla sostenibilità fiscale nel lungo periodo hanno recentemente spinto gli investitori a richiedere rendimenti più elevati sui titoli con scadenze di circa dieci anni o più.

Poiché i costi di finanziamento per famiglie e imprese sono strettamente legati ai rendimenti dei Treasury a lungo termine, molti sostengono che un aumento dell’emissione di debito a breve termine sarebbe meno destabilizzante per i mercati e per l’economia. Tuttavia, alcuni avvertono che l’amministrazione potrebbe fare un uso eccessivo di titoli a breve termine. Altri temono che l’idea di «fare market timing» possa avere un effetto controproducente, per le stesse ragioni che in passato hanno portato le amministrazioni a evitarla: aumentare i rischi associati alle decisioni di finanziamento del governo e provocare una svendita dei titoli se gli investitori non vedono rispettate le loro aspettative.

Da Mellon a Clinton

«Il segretario ha il diritto di comunicare la politica come meglio crede, la vera questione è se questo lo aiuti davvero a raggiungere i suoi obiettivi», ha detto Amar Reganti, stratega del reddito fisso presso Hartford Funds e in passato membro dell’ufficio di gestione del debito del Tesoro durante l’amministrazione Obama. Le amministrazioni precedenti, ha spiegato, hanno spesso trovato più utile «dire meno, essere molto, molto selettivi nella comunicazione sulla gestione del debito».

Il governo degli Stati Uniti non è sempre stato così rigoroso nella gestione delle emissioni obbligazionarie. Negli anni ’20, l’allora segretario del Tesoro Andrew Mellon veniva elogiato per il suo tempismo di mercato. Mellon emetteva titoli a lungo termine, «poi i tassi d’interesse salivano e la gente diceva, ‘Quest’uomo sa quando è il momento giusto per lanciare un’emissione’», ha spiegato Kenneth Garbade, ex economista della Federal Reserve Bank di New York, oggi in pensione, che ha scritto ampiamente sulla storia del debito pubblico statunitense.

Il cambio di rotta avvenne negli anni ’70, quando il Tesoro iniziò a emettere debito a lungo termine attraverso aste regolari invece che su base occasionale. Emersero così i principi guida della gestione del debito: «regolare e prevedibile», un approccio tecnocratico per individuare un mix di emissioni che riducesse al minimo i costi di finanziamento nel lunghissimo periodo.

Durante l’amministrazione precedente, l’ex segretaria del Tesoro Janet Yellen parlava raramente della gestione del debito. Interrogata a riguardo durante un’audizione in commissione, si era limitata a ribadire i principi fondamentali, affermando: «non facciamo mai market timing» e che «le emissioni devono essere regolari e prevedibili».

Alcuni sostenitori di Trump, tra cui Scott Bessent, hanno comunque criticato il Tesoro guidato da Yellen per aver emesso troppi titoli a breve termine (i cosiddetti «bills»). A loro avviso, l’amministrazione stava cercando di stimolare artificialmente l’economia abbassando i costi del debito a lungo termine, un’accusa che molti analisti di Wall Street hanno respinto.

Bessent è stato più volte interrogato su quando intenda aumentare l’emissione di titoli a lungo termine. Ma ha anche affermato, separatamente, che l’obiettivo dell’amministrazione è abbassare i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza, alimentando così le speculazioni su una possibile mossa nella direzione opposta: ridurre la vendita di tali titoli.

Alcuni osservatori vedono somiglianze tra la situazione attuale e quella del 1993, all’inizio dell’amministrazione Clinton. All’epoca, i consiglieri economici di Clinton puntavano a ridurre i tassi a lungo termine tagliando il deficit e diminuendo l’offerta complessiva di titoli del Tesoro. Intendevano inoltre abbassare gli oneri finanziari dello Stato spostando le emissioni verso titoli a breve termine.

Sebbene fosse una mossa controversa, quella scelta rimaneva coerente con il principio di regolarità e prevedibilità, perché l’amministrazione aveva informato con largo anticipo gli investitori e, cosa fondamentale, aveva dichiarato che non avrebbe invertito la politica anche in caso di cambiamento delle condizioni di mercato, ha spiegato Kenneth Garbade.

«Puoi cambiare lentamente, e puoi cambiare annunciandolo in anticipo, ma non puoi ballare il jitterbug», ha detto, usando una metafora per indicare che non si può cambiare direzione in modo brusco e imprevedibile. (riproduzione riservata)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza