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Cosa faremo da grandi
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Cosa faremo da grandi

di Angela Zoppo
Milano Finanza - Numero 164 pag. 23 del 22/08/2026

SaipemLa fusione con Subsea7 può trasformare il gruppo nel campione europeo dei servizi energetici. Il closing è atteso entro la seconda metà dell'anno, ma intanto il titolo è già salito dell'80%. Parla il ceo Puliti

Dall'inizio dell'anno il titolo Saipem ha già guadagnato l'80%, arrivando a 4,5 euro. Nessuno tra i competitor ha fatto meglio. Per le banche d'affari come Barclays c'è ancora spazio per salire a 5 euro. Ma l'ad Alessandro Puliti non ha occhi solo per il listino. L'obiettivo che occupa la sua visuale è trasformare Saipem in Saipem7: il campione europeo dei servizi energetici, che nascerà dalle nozze col gruppo norvegese Subsea7, potrà competere alla pari con i grandi gruppi globali e contrastare l'arrivo della concorrenza cinese, assicura. Come, lo spiega in questa intervista rilasciata a MF-Milano Finanza.

Domanda Partiamo proprio da Saipem7. Dopo il via libera degli Stati Uniti alla fusione, va completato l'iter autorizzativo europeo. Continua a ritenere realistico il closing nella seconda metà dell'anno?

Risposta. Finora abbiamo avuto il via libera da 10 autorità antitrust delle 16 a cui abbiamo richiesto autorizzazione nei vari Paesi dove operiamo. Le giurisdizioni nelle quali abbiamo avuto la clearance rappresentano circa il 90% del backlog totale del nostro business offshore.

Chiaramente il parere positivo degli Stati Uniti è un passaggio importante verso il completamento dell'operazione, anche perché ottenuto dopo la cosiddetta Fase 2 di analisi, ovvero uno scrutinio molto approfondito che prevede l'esame di moltissimi documenti. D'altronde, è perfettamente normale che operazioni di queste dimensioni siano valutate in maniera così dettagliata. Non deve stupire quindi che anche in Australia e nell'Unione Europea si sia entrati in Fase 2.

A oggi non registriamo variazioni rispetto alle tempistiche previste per l'ottenimento delle autorizzazioni regolamentari necessarie al closing comunicato al mercato.

D. La vostra flotta di costruzione offshore è impegnata per i prossimi due anni. Come valuta l'attuale ciclo di investimenti nel settore?

R. Il mercato offshore esprime una domanda molto solida, come mostrano il portafoglio ordini e l'elevato utilizzo previsto della flotta. Al 30 giugno 2026, il backlog dell'Offshore E&C ammontava a 18,7 miliardi di euro: 12,8 miliardi riferiti al 2026-2027 e circa 5 miliardi al 2028. Nel 2024-2025 Saipem ha acquisito ordini per quasi 32 miliardi, poco meno del 70% proprio nell'offshore. Anche il 2026 resta positivo, con quasi 2 miliardi di ordini offshore acquisiti a giugno, senza contare i contratti annunciati ad agosto.

Per il futuro, ci aspettiamo che il trend positivo continui. Sicurezza energetica, affidabilità degli approvvigionamenti e sviluppo di nuove risorse sostengono un ciclo favorevole della nostra industria, che ci consente di guardare con fiducia all'impiego della flotta anche oltre il prossimo biennio.

D. A proposito di sicurezza energetica, il gas è al centro della scena. Arriverà una spinta anche agli investimenti e agli ordini per Saipem?

R. Il gas continuerà ad avere un ruolo importante nel sistema energetico globale e sarà uno dei principali motori degli investimenti. Saipem è già particolarmente attiva in questo segmento: al 30 giugno 2026 circa il 50% dei progetti in portafoglio riguardava il gas, tra infrastrutture Gnl e sviluppi offshore.

Un esempio è Neptun Deep, il maggiore progetto offshore di gas naturale oggi in sviluppo nell'Unione europea, che stiamo realizzando in Romania per Omv Petrom e Romgaz. A luglio abbiamo installato la piattaforma di produzione e le attività ora continuano con l'installazione delle pipeline e strutture sottomarine. Si tratta di infrastrutture che contribuiranno alla sicurezza energetica europea e alla diversificazione delle fonti. Un progetto europeo realizzato da un contractor europeo che, con il progetto di fusione con Subsea7, ha l'ambizione di diventare un «european champion» con dimensioni adeguate a sostenere una competizione globale sempre più agguerrita, in cui si delinea chiaramente il ruolo emergente dei contractor cinesi.

D. Dove vede le maggiori opportunità per continuare a crescere?

R. Le aree più dinamiche sono in Estremo Oriente, dove i recenti ritrovamenti di rilevanti riserve di gas naturale vicino ai luoghi di consumo stanno generando opportunità interessanti per Saipem, così come nell'Africa subsahariana, dove abbiamo una presenza consolidata e un posizionamento in crescita. Vediamo certamente nuove opportunità anche in America Latina, mentre il Medio Oriente continua ad essere sostenuto da domanda solida e resiliente anche nelle recenti tensioni geopolitiche.

Nell'offshore E&C le opportunità riguardano sia l'attività in acque profonde che convenzionali, mentre nell'Onshore E&C si concentrano su upstream, Gnl, Fpso, fertilizzanti, bioraffinerie e infrastrutture sostenibili.

D. A fine luglio avete confermato le principali metriche della guidance 2026, pur incorporando nel secondo semestre extracosti legati alla crisi di Hormuz sostanzialmente analoghi a quelli del primo. Lo scenario resta valido o il rischio è aumentato?

R. La situazione nello Stretto di Hormuz resta fluida e complessa ed è oggetto di monitoraggio costante. Nel primo semestre abbiamo garantito continuità operativa, sicurezza di persone e mezzi e un ottimo avanzamento dei progetti, anche grazie a una gestione proattiva della flotta.

Le discontinuità legate al conflitto hanno tuttavia generato extracosti per circa 70 milioni di euro, principalmente per mezzi di supporto, premi assicurativi, stoccaggio, standby e ulteriori misure a tutela del personale.

Per il secondo semestre manteniamo l'ipotesi di uno scenario analogo: ottimo avanzamento delle attività e costi aggiuntivi di entità comparabile.

Riteniamo quindi corretta e prudente la posizione che abbiamo comunicato a luglio.

D. Saipem ha ritrovato una forte generazione di cassa e ha ripristinato il dividendo. Quali sono le priorità nell'allocazione del capitale e nella remunerazione degli azionisti?

R. Dopo il turnaround degli ultimi anni, la nostra priorità è consolidare il profilo finanziario del gruppo e sostenere gli obiettivi di crescita del piano strategico. (riproduzione riservata)



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