Fare banca può essere ancora un affare di famiglia. Mentre tra i grandi istituti impazza la seconda fase del risiko, mettendo le ali ai titoli coinvolti, ce ne sono due di medie dimensioni che macinano record a Piazza Affari. Sono Credem e Banco Desio, entrambi sui massimi in borsa anche se fuori dalla nuova ondata di consolidamento. Almeno da quella che si gioca in Serie A. La solidità dei numeri di bilancio li accomuna ai campioni nazionali, mentre l'elemento distintivo è il non essere una public company perché a comandare sono le famiglie.
L'istituto emiliano è controllato dai Maramotti, fondatori del gruppo della moda Max Mara. Ma anche azionisti di rilievo di Credemholding, il veicolo che controlla il 79,82% di Credem. A Desio, invece, decidono le famiglie Gavazzi e Lado, dinastie incrociate che detengono il 51,52% della banca tramite Brianza Unione, più ulteriori quote con altre società. L'altro elemento in comune è la storia visto che entrambi gli istituti sono nati a inizio '900. Allora erano realtà territoriali, ma negli anni hanno iniziato a espandersi in tutta Italia fino a raggiungere una dimensione nazionale.
Qui Emilia. Credem è presente in 19 Regioni. Merito di una lunga campagna acquisti iniziata nel 1982 con la banca Belinzaghi di Milano e proseguita con tappe intermedie anche tra Sicilia e Campania, percorso terminato nel 2021 con la fusione della Cassa di Risparmio di Cento. Ne è nato un gruppo capace di passare da 132 a 621 milioni di utili in dieci anni. E riconosciuto dalla Bce come uno dei più solidi in Europa, con un cet 1 al 15,8% a fine 2025. Questi risultati sono figli di un modello di business a tutto tondo perché Credem non è solo una banca commerciale: si è costruita le fabbriche prodotto in casa.
Private banking, leasing, factoring, credito al consumo, asset management e assicurazioni vita: in ognuno di questi rami il gruppo distribuisce prodotti propri, non solo quelli di terzi.
Di qui l'incentivo a crescere ancora anche per linee esterne, come dimostra il recente attivismo di Credem su diversi dossier.
Quello della Cassa di Risparmio di Asti, per adesso in stallo dopo il cambio di governance promosso dall'omonima fondazione. E quelli della Cassa di Risparmio di Orvieto e della Banca del Mezzogiorno (l'ex Popolare di Bari), le due controllate di Mcc finite nel piano di privatizzazioni del governo.
«Valuteremo con attenzione potenziali opportunità di crescita per linee esterne. Cosa che stiamo già facendo», ha spiegato dopo i conti il dg Stefano Morellini. «Guardiamo soprattutto le banche commerciali, perché alimentano il mercato delle fabbriche prodotto. Ma stiamo analizzando anche opportunità sulle singole società prodotto funzionali alla nostra strategia di crescita». Di qui l'interesse per Sigla Credit, società del fondo Alchemy attiva nella cessione del quinto. La crescita organica invece è già realtà. La banca emiliana ha battuto le attese nel primo semestre ricevendo promozioni in serie dagli analisti.
Banca Akros ha alzato da 18,4 a 20 euro il target price, mentre Equita lo ha portato a 22,7 euro (+8%). Giudizi figli anche della corsa in borsa, dove il titolo scambia sui 20 euro e ha guadagnato il 35% da gennaio, garantendo un total return del 38,93%.
Qui Brianza. Va a Banco Desio però la gara della performance a Piazza Affari. Da inizio anno le sue azioni sono salite di circa il 90%, con un total return del 95%. Uno scatto coronato dai conti del primo semestre, chiuso con un utile netto di 76,1 milioni (+8%), ricavi, impieghi e raccolta in crescita.
Certo, l'istituto brianzolo è più piccolo perché capitalizza 2,3 miliardi rispetto ai 7 miliardi di Credem, ma non ha timore di sfidarlo ad esempio per la Cassa di Risparmio di Orvieto. Anche Desio è interessato e punta a creare un polo umbro con la Popolare di Spoleto, salvata nel 2014.
Il m&a è un marchio di fabbrica sin dalla gestione dell'ex ceo Alessandro Decio, che nel 2023 ha comprato da Bper 48 filiali ex Carige e Banco di Sardegna, e un anno dopo se n'è procurate altre 14 dalla Popolare di Puglia e Basilicata. Crescita per linee esterne che non ha trascurato le fabbriche prodotto con l'acquisizione nel 2024 del credito al consumo di Dynamica Retail e con l'opa quest'anno su Solutions Capital Management sim per rafforzare il risparmio gestito. La mossa precedente era stata l'ingresso, a dicembre, nel capitale del Credito Lombardo Veneto con una quota del 9,81% per sostenerne lo sviluppo. Un percorso che il Banco Desio porterà avanti anche sotto la supervisione del nuovo ceo Stefano Vittorio Kuhn, arrivato a fine aprile dopo una carriera tra Ubi e Bper.
«In una fase di consolidamento del settore bancario, credo che per gli operatori di medie dimensioni si apra uno spazio importante. La nostra forza è nella capacità di coniugare una presenza fisica radicata nei territori con un'offerta digitale sempre più solida ed efficiente, mantenendo al centro la relazione con famiglie, pmi e imprese», spiega Kuhn a MF-Milano Finanza.
«Per il mondo imprenditoriale velocità di risposta, conoscenza del cliente e capacità di personalizzare la relazione rappresentano oggi elementi distintivi. Banco Desio vuole continuare a crescere proprio su questi fattori, rafforzando la propria presenza nei territori e cogliendo con attenzione le opportunità che l'evoluzione del mercato potrà offrire, sempre nel rispetto di criteri di sostenibilità e ritorno degli investimenti». (riproduzione riservata)