Il governo tedesco potrebbe rivedere la propria posizione su Commerzbank e prendere in considerazione la vendita a Unicredit della quota pubblica del 12,7% a condizione che i due istituti riescano prima a trovare un accordo sull'integrazione.
Arriva così un nuovo segnale di apertura all'acquisizione condotta da Andrea Orcel, dopo quelli giunti sul fronte regolamentare nelle ultime settimane. Il 4 agosto è emerso che la BaFin ha verificato la completezza della richiesta presentata da Unicredit per poter superare il 30% di Commerzbank, facendo così partire l'esame formale della Bce, chiamata a pronunciarsi entro 60 giorni lavorativi. Pochi giorni dopo è filtrato anche l'orientamento preliminare dell'Eurotower: la vigilanza europea non avrebbe individuato motivi sostanziali per opporsi all'operazione, pur sottolineando i rischi di una complessa integrazione e la necessità di rafforzare alcuni presidi di governance. La decisione definitiva è attesa tra settembre e ottobre.
Anche da parte del governo tedesco non c'è ancora una posizione ufficiale e non vi è alcuna garanzia che un'intesa tra le due banche porti effettivamente all'apertura di una trattativa con Unicredit. Tuttavia, secondo Bloomberg, alcuni alti funzionari tedeschi considerano ormai accettabile una cessione della partecipazione statale al giusto prezzo e accompagnata da adeguate garanzie sul futuro di Commerzbank. La convenienza è prima di tutto economica: al momento dell'ingresso di Unicredit la quota in mano a Berlino valeva poco più di 10 miliardi di euro e si è poi apprezzata del 323% fino a valere oggi 44,6 miliardi, con il titolo ai massimi degli ultimi 15 anni.
A favore della vendita può giocare anche la convinzione che Unicredit sia destinata ad assumere il controllo dell'istituto. La condizione principale posta da Berlino sarebbe il sostegno dell'attuale management di Commerzbank al progetto del gruppo guidato da Andrea Orcel. Il governo guidato da Friedrich Merz, in sostanza, non intenderebbe negoziare la propria uscita dal capitale contro la volontà dei vertici della banca tedesca.
La vendita rappresenterebbe una netta inversione rispetto alla linea seguita finora da Berlino. Lo Stato tedesco è azionista di Commerzbank dai tempi del salvataggio durante la crisi finanziaria e per mesi si è opposto all'avanzata di Unicredit, criticando in particolare le modalità con cui il gruppo italiano ha costruito la propria partecipazione. Solo più recentemente il governo di Merz ha attenuato la propria contrarietà, dopo che l'offerta pubblica di Piazza Gae Aulenti ha consegnato alla banca italiana una maggioranza di fatto dei diritti di voto.
Una cessione della quota pubblica permetterebbe a Orcel di superare il 60% del capitale. Unicredit dovrebbe infatti arrivare poco sotto il 50% una volta acquisite formalmente le azioni apportate all'offerta conclusa a luglio, alla quale ha aderito il 17,6% degli azionisti Commerz. Se poi tutti i derivati venissero trasformati in azioni, la quota potrebbe salire ulteriormente.
In cambio della vendita, Berlino potrebbe chiedere impegni sul mantenimento del ruolo di Commerz nel finanziamento dell'economia tedesca e sulla centralità di Francoforte come piazza finanziaria. Sarebbe un modo per preservare alcuni degli obiettivi industriali e politici del governo dopo che il tentativo di impedire il passaggio del controllo a Unicredit non ha prodotto risultati.
Resta però difficile trovare un compromesso tra Orcel e la ceo di Commerzbank Bettina Orlopp. Le discussioni si sono concentrate finora soprattutto sulle conseguenze tecniche e regolamentari del cambio di controllo, mentre sulle scelte industriali le posizioni restano distanti. Orlopp si oppone in particolare al progetto di Orcel di ridimensionare profondamente la rete internazionale di Commerzbank. Il numero uno di Unicredit ha in passato minacciato di sostituire l'attuale management, pur dichiarandosi disponibile a concessioni nei confronti del governo tedesco. (riproduzione riservata)