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Un tema ricorrente che sta tornando in questi giorni nelle mail che mi inviate, soprattutto dopo che abbiamo approfondito (anche nel podcast) i settori ciclici e difensivi: quello delle valutazioni del mercato.
Un lettore in particolare mi ha inviato la seguente mail, offrendomi lo spunto per l'approfondimento di oggi.
«Mi chiedo come mai gli Etf sulla difesa siano in una fase di stanca, probabilmente un conto è la guerra e un altro sono gli investimenti necessari per produrre i materiali bellici. Per valutazioni migliori forse bisognerà attendere tempi lunghi?».
Per inquadrare la domanda del lettore, la difesa europea tratta attualmente a 31 volte gli utili attesi. Ma che significa questo numero? Proviamo a fare chiarezza.
In generale, per analizzare le valutazioni di un titolo si usano tre indicatori chiave: rapporto tra prezzo e utili attesi a 12 mesi, rapporto tra prezzo e valore contabile (una metrica che si usa soprattutto per le banche) e rapporto tra valore d'impresa e flusso di cassa operativo.
Per investitori non sofisticati e con più difficoltà a reperire tutti i dati necessari, tuttavia, il rapporto tra prezzo e utili attesi è il più facile da rintracciare (lo riportano anche siti come JustEtf) e da utilizzare.
Il principio guida è abbastanza semplice: più il p/e atteso è basso, più il titolo o l'indice è a buon mercato. Più è alto, più è potenzialmente sopravvalutato.
Questo per un semplice motivo: se crescono gli utili attesi (il denominatore) a parità di prezzo, il rapporto sarà più basso. Di fatto, il prezzo attuale non sta ancora incorporando la crescita degli utili potenziale. Se invece cresce il prezzo (il numeratore) a parità di utili attesi, l'azione o l'indice sta correndo più della crescita stimata. E quindi è sopravvalutato.
Questa è ovviamente una regola generale che serve per orientarsi, ma che non fotografa in modo perfetto le reali dinamiche del mercato. Due esempi:
Alla luce di ciò, per verificare se un'azione o un indice sono potenzialmente sottovalutati o sopravvalutati ci sono alcuni metodi che facilitano l'analisi:
Vediamolo con un esempio per non complicarci troppo la vita. Se vogliamo capire le valutazioni dei mercati emergenti oggi possiamo confrontare l'indice Msci Emerging Markets con l'Msci All-Country-World, il benchmark globale che riunisce insieme mercati sviluppati ed emergenti. E magari con le azioni europee, che sono considerate un'alternativa per costruire dei portafogli satellite geografici.
Attualmente, possiamo dire (come peraltro fanno analisti illustri come quelli di Goldman Sachs) che i mercati emergenti offrono ancora un punto di ingresso interessante a valutazioni contenute, tanto più se si considera che circa un terzo dell'indice è composto da titoli tecnologici legati ai semiconduttori per l'intelligenza artificiale.
Un altro caso particolare è quello della difesa europea: il settore europeo tratta, come già accennato, a circa 31 volte gli utili attesi. Un valore assoluto molto caro, ma a questo punto arriva l'interpretazione degli esperti di mercato, per la quale vi rimando a questo articolo che ho scritto su MF-Milano Finanza.
Secondo i gestori le valutazioni della difesa europea potrebbero essere in un certo senso “giustificate” dal fatto che ormai il mercato sta trattando il settore come un comparto growth, al pari della tecnologia. Motivo per cui, se ci si investe ora, lo si fa con una logica di attacco, puntando sull’ulteriore apprezzamento grazie a piani di investimenti pubblici multimiliardari, visibilità sugli ordini futuri, contesto geopolitico estremamente favorevole al settore.
A questo punto, proviamo a rispondere a un'ultima domanda legata proprio a queste riflessioni sulla difesa: comprare a sconto è necessario?
La risposta, ovviamente, è no. Vale lo stesso principio di un paio di scarpe da corsa: se siamo disposti a spendere per avere il top di gamma del mercato di oggi, ipotizzando magari che dureranno di più e ci faranno andare più veloci nella nostra mezza maratona, non è strettamente indispensabile andare a cercare l'occasione a sconto.
Semplicemente, dobbiamo essere consapevoli che stiamo spendendo e perché lo stiamo facendo: magari perché crediamo in titoli e settori esplosivi, ad alto potenziale di crescita, che stanno già correndo ma possono fare il salto di qualità e diventare veramente i leader dei loro mercati o essere oggetto di operazioni straordinarie importanti.
L'esempio classico è la biotecnologia: un settore di investimento ad altissimo rischio, in cui il mercato scommette sul fatto che quella determinata molecola, o quel particolare brevetto della startup X, potranno essere poi acquistati da una grande società farmaceutica per decine di miliardi di dollari. Il mercato è spesso disposto a scommettere su società che non fanno ricavi (o ne fanno pochissimi) e che generano utili nell'ordine delle manciate di migliaia di dollari e non di più.
Il p/e atteso di queste società - così come quello di alcuni produttori di software innovativi, o aziende di nicchia nella cybersecurity - sarà altissimo se non addirittura negativo (perché l'azienda è in perdita).
Ma non è scritto da nessuna parte che sia un cattivo affare. Semplicemente, stiamo scommettendo su una crescita esplosiva. E la stiamo pagando molto. Anche perché alzare la posta (e il rischio) significa, potenzialmente, alzare il rendimento atteso.
Il mercato, insomma, non premia chi compra sempre a sconto. Premia chi capisce cosa sta pagando e perché.
E voi: quando investite cercate solo le occasioni a sconto o puntate anche sulla crescita? Avete scelto titoli o indici basandovi solo sui multipli? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Ci sentiamo la prossima settimana!