La crescita economica globale e la solidità degli utili aziendali continuano a sostenere i mercati finanziari, ma gli investitori restano cauti a causa delle incertezze legate all'intelligenza artificiale (AI) e alle tensioni geopolitiche con l'Iran.
Sul fronte tecnologico i titoli dell'AI e dei semiconduttori mantengono prospettive positive grazie alla forte crescita di ricavi e profitti. Tuttavia il mercato teme che le aspettative siano diventate troppo elevate. Le preoccupazioni riguardano gli ingenti investimenti (capex), la possibile compressione dei margini e la crescente concorrenza cinese, che ha pesato su società come Asml. Di conseguenza l'indice dei semiconduttori di Philadelphia ha perso circa il 25% dai massimi di giugno, mentre il Nasdaq 100 è sceso di quasi il 10%.
Nonostante questa volatilità il potenziale dell'AI rimane significativo. Per questo motivo è preferibile mantenere un'esposizione azionaria attraverso indici diversificati piuttosto che concentrarsi sui grandi titoli tecnologici.
Sul piano geopolitico il deterioramento del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha provocato un aumento dei prezzi dell'energia penalizzando sia le azioni sia le obbligazioni. Finora l'economia globale ha mostrato una buona capacità di tenuta ma prezzi energetici elevati potrebbero spingere le banche centrali a adottare politiche monetarie più restrittive.
Nello scenario base si ipotizza che l'escalation rimanga sotto controllo, lo Stretto di Hormuz venga riaperto e la Bce mantenga invariati i tassi, mentre la Federal Reserve effettuerebbe un solo rialzo entro fine anno. Nello scenario di rischio invece un conflitto prolungato e tensioni persistenti sul mercato energetico potrebbero indurre sia Bce sia Fed a intervenire con aumenti dei tassi già a settembre.
Manteniamo un orientamento favorevole agli asset rischiosi, ma lo riduciamo leggermente durante i mesi estivi, caratterizzati da una minore liquidità e da una stagionalità meno favorevole.
All'interno degli investimenti più rischiosi continuiamo a privilegiare il credito (corporate bond) rispetto ai titoli governativi (govies). Il maggiore carry offerto dalle obbligazioni societarie rappresenta infatti un importante cuscinetto contro la volatilità estiva, mentre il comparto ha dimostrato una buona capacità di tenuta nelle diverse fasi del ciclo economico.
Sul fronte azionario riduciamo il sovrappeso a una posizione solo marginalmente positiva, adottando un approccio più prudente.
Restiamo inoltre cauti sulla duration: manteniamo una posizione neutrale sui titoli obbligazionari in euro e leggermente corta negli Stati Uniti poiché l'elevata offerta di debito e il rialzo dei premi a termine (term premia) continuano a sostenere rendimenti obbligazionari di lungo periodo più elevati.
Un accordo di pace più duraturo tra Stati Uniti e Iran potrebbe attenuare le pressioni inflazionistiche e favorire un calo dei rendimenti. Tuttavia non riteniamo opportuno inseguire eventuali rialzi dei prezzi obbligazionari dovuti a una discesa del petrolio poiché persistono fattori strutturali sfavorevoli, come l'elevato debito pubblico e la tendenza al rialzo dei premi a termine.
Questo vale soprattutto per i Treasury Usa decennali, i cui rendimenti reali sono tornati interessanti dopo essere saliti di circa 50 punti base raggiungendo il +2,4% da maggio. Al contrario, la componente di inflazione attesa incorporata nei rendimenti, pari al 2,25%, appare poco attraente rispetto alla media del 4,5% registrata negli ultimi cinque anni. (riproduzione riservata)
Thomas Hempell
head of Macro & Market Research
Generali Investments