Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Ciao a tutte e tutti,
Bentornati a un nuovo appuntamento con la newsletter 4 Soldi da Investire.
Lo scorso lunedì è uscita la lettera annuale agli investitori di Larry Fink, ceo di BlackRock, il più grande gestore di investimenti al mondo (11.600 miliardi di dollari di patrimonio, cinque volte il pil italiano). Le sue parole sono molto seguite perché danno un'idea dello stato di salute dei mercati.
Quest'anno Fink ha parlato della necessità di rendere accessibili gli investimenti a tutte le tasche, a cominciare da quelle dei piccolissimi investitori. Un po' lo stesso scopo del podcast 4 Soldi da Investire e di questa newsletter.
Fink ama iniziare le sue lettere con un aneddoto. Quest'anno ha raccontato la storia della prima borsa della storia, quella di Amsterdam, aperta nel 1602. Tra i primi 1.143 investitori, il 90% era composto da nobili e mercanti. Ma nel restante 10% c'erano:
La nascita della prima borsa moderna ha fatto sì che gli investimenti non fossero più solo un affare per nobili e ricchi mercanti, ma diventassero accessibili a tutti.
Tra l'altro, continua Fink, sapevate che la prima sede dalla borsa di Londra non fu un sontuoso palazzo, ma una coffee house? Scrive Fink: «Vescovi e contabili investivano fianco a fianco con agricoltori appena arrivati dal mercato del bestiame, con ancora il fango sugli stivali. Per la prima volta, la gente comune non si limitava a osservare la crescita dell'economia intorno a sé, ma ne possedeva una parte reale e negoziabile: una vera quota azionaria».
Se questo era l'obiettivo iniziale della borsa, possiamo dire che è stato raggiunto a metà. Oggi, a oltre 400 anni di distanza dalla nascita del mercato azionario di Amsterdam, Fink afferma che «il capitalismo ha funzionato, ma non per un numero sufficiente di persone».
Qual è la soluzione? «Non è abbandonare i mercati, ma espanderli: più investimenti, più investitori», conclude il ceo.
Seguiamo il ragionamento di Fink fino in fondo e rapportiamolo ai nostri investimenti di tutti i giorni. Allora:
GLI ETF!
I fondi passivi, spiega il numero uno della più grande società di asset management al mondo, «stanno favorendo la crescita della cultura degli investimenti in Europa». Solo un terzo degli investitori individuali europei (il retail), infatti, «ha investito nei mercati dei capitali», scrive Fink, «contro l’oltre 60% degli statunitensi».
Gli Etf passivi, come abbiamo visto anche la scorsa settimana, permettono di investire in modo:
Per investire in Etf (e non solo) potete sceglierlo se farlo da soli con un conto titoli o un broker regolamentato (nel podcast 4 Soldi da Investire proviamo a fornire gli strumenti di base per farlo) oppure se rivolgersi alla banca o a un consulente. Nel momento in cui si sceglie questa seconda opzione, ci troviamo spesso di fronte a professionisti che (per il lavoro che fanno) tendono a proporci determinati strumenti di investimento.
Spesso (anche se le cose stanno un po' cambiando) le banche e i consulenti legati a una rete di distribuzione tendono a sottoporre alla nostra attenzione dei fondi attivi, che sono costruiti ad arte per le esigenze e i profili di rischio degli investitori MA che sono in media molto più cari di quelli passivi. Che significa più cari? Essenzialmente, che perderemo una parte più o meno grande della performance, bruciata dalle commissioni**.
Nell'ultimo episodio del podcast faccio un esempio con un prodotto che le banche stanno spingendo molto negli ultimi mesi, i Piani Individuali di Risparmio o Pir.
Non esiste un giusto e uno sbagliato quando si investe: magari un fondo costa di più ma nel tempo avrà un rendimento esponenzialmente più alto del corrispondente Etf. Oppure, un fondo riuscirà a reggere meglio di fronte al calo dei mercati rispetto al suo indice. Quello che però possiamo fare al momento della scelta è chiedere al nostro responsabile di banca o al nostro consulente almeno queste cinque cose:
Come insegna anche Larry Fink, la democratizzazione degli investimenti passa anche dalla consapevolezza di chi investe. Non abbiate paura di chiedere: è un vostro diritto. Ed è dovere della banca rispondere. Se non lo fa...c'è sempre tempo per cambiare.
Ci sentiamo la prossima settimana!
**Se volete approfondire questo tema dei costi, vi lascio un articolo che abbiamo scritto lo scorso anno con la collega Sara Bichicchi che spiega, citando fonti molto autorevoli, perché in Italia ci sono i fondi comuni con i costi più alti al mondo