skin track
La guerra dei dazi → VAI AL DOSSIER

Xi Jinping
Xi Jinping
WSJ Leggi dopo

Cina, Xi Jinping si prepara alla sfida dei dazi con Trump rafforzando il controllo interno

di Josh Chin (The Wall Street Journal)
24 aprile 2025, 14:00 Ultimo aggiornamento: 14:06

La crescita economica cinese è rallentata al 5% nel 2024 (contro il 7% ai tempi della prima guerra commerciale) e i nuovi dazi potrebbero cancellare metà delle esportazioni cinesi verso gli Usa

Nel nuovo capitolo dello scontro tra Stati Uniti e Cina, Xi Jinping si presenta sempre più pronto a resistere nel lungo periodo. Mentre il presidente degli Usa Donald Trump alza i dazi nel tentativo di forzare Pechino a concessioni commerciali, il leader cinese ha risposto con fermezza e una strategia che punta sulla resilienza interna.

Sin dall’inizio della nuova offensiva tariffaria americana, la Cina ha mostrato i muscoli. Una portavoce del ministero degli Esteri cinese ha condiviso su X un video d’epoca di Mao Zedong che incita alla resistenza durante la guerra di Corea, accompagnato dal messaggio: «Siamo cinesi. Non arretriamo».

Le politiche di Xi Jinping

Il messaggio non è casuale. Xi Jinping fa leva su uno dei principali punti di forza del Partito Comunista: la stabilità politica. Mentre Trump deve fare i conti con le oscillazioni dell’elettorato americano, Xi guida un sistema che ha mantenuto il potere per oltre settant’anni, attraversando guerre, carestie e crisi finanziarie.

Ma il leader cinese non si accontenta dell’eredità del passato. Dopo la prima guerra commerciale con Trump, Xi ha consolidato ulteriormente il controllo del potere, investendo enormi risorse nel rafforzamento degli strumenti autoritari, come la censura e la sorveglianza. Il suo obiettivo è preparare la Cina a quello che definisce «pensiero da scenario estremo», una strategia volta a resistere a shock esterni gravi.

Nel frattempo, Trump ha mostrato segnali di distensione, dichiarando di voler trattare con Pechino e ipotizzando una riduzione dei dazi, attualmente al 145%. Ma la Casa Bianca non ha ancora chiarito quali risultati intenda raggiungere, consapevole che una vera inversione del deficit commerciale da 295 miliardi di dollari richiederebbe un cambiamento radicale del modello economico cinese.

Xi appare determinato quanto il suo rivale americano. Ancora prima di salire al potere, criticava apertamente «gli stranieri ben pasciuti che osano giudicare la Cina» e oggi è convinto che l’era del dominio americano stia volgendo al termine, erosa dagli eccessi di un capitalismo consumistico che rifiuta per il proprio Paese.

Xi punta tutto sulla stabilità

Mentre l’amministrazione Trump è divisa e incline al caos, Xi punta tutto sulla stabilità. Ha abolito i limiti di mandato nel 2018 e utilizzato una campagna anticorruzione per concentrare il potere nelle sue mani come nessun leader dai tempi di Mao. Ha inoltre promosso quadri esperti in propaganda e sicurezza per blindare il Paese da proteste di massa.

«La società cinese ha una straordinaria capacità di sopportare il dolore», afferma Yasheng Huang, professore al Mit e autore del libro Statism with Chinese Characteristics. Secondo Huang, solo una frattura interna ai vertici del partito, come nel 1989 durante le proteste di Piazza Tiananmen, potrebbe minacciare la stabilità. Ma oggi la Cina è più lontana che mai da quel tipo di scenario.

Il potere degli Usa

Nonostante tutto, gli Stati Uniti possono infliggere danni seri. La crescita economica cinese è rallentata al 5% nel 2024 (contro il 7% ai tempi della prima guerra commerciale), e i nuovi dazi potrebbero cancellare metà delle esportazioni cinesi verso gli Usa. Goldman Sachs stima che fino a 20 milioni di lavoratori cinesi dipendano da quelle esportazioni.

«Una simile offensiva tariffaria, se prolungata, metterebbe in difficoltà qualsiasi sistema politico», avverte Richard McGregor del think tank australiano Lowy Institute. «Fabbriche chiuse e disoccupazione di massa, senza un sistema di welfare adeguato, potrebbero destabilizzare anche il governo cinese».

In effetti, il malcontento operaio è già un fattore rilevante: oltre il 40% delle proteste in Cina nel 2024 ha avuto come protagonisti lavoratori, secondo China Dissent Monitor. Alcuni messaggi patriottici diffusi sui social sono stati accolti con scetticismo, segnale che la propaganda potrebbe non bastare se l’economia peggiorasse.

Il trauma delle proteste di Tienanmen è ancora vivo nella memoria del Partito. All’epoca, fu la rabbia per l’inflazione e le difficoltà economiche a muovere le masse, più che l’ideologia. In caso di un nuovo malcontento diffuso, il governo potrebbe reagire con stimoli fiscali, sussidi o persino aiuti diretti ai disoccupati.

La spesa in sicurezza

Ma la vera arma di Xi resta l’enorme apparato di controllo costruito negli anni, potenziato dopo il Covid. Solo nel 2023, la Cina ha speso 209 miliardi di dollari in sicurezza interna, più del doppio rispetto agli USA, se si considerano i costi relativi. A questa cifra si aggiungono 110 miliardi per strategie di sicurezza e sviluppo di capacità operative.

Durante il Covid, Pechino ha testato fino all’estremo la sua rete di sorveglianza: telecamere con riconoscimento facciale, droni e tracciamento dei cellulari hanno permesso il confinamento di intere metropoli, come Shanghai. Quando nel 2022 sono scoppiate proteste, le autorità hanno rapidamente identificato e punito i manifestanti, neutralizzando anche i simboli più innocui, come i fogli bianchi sollevati contro la censura.

Anche se Xi ha poi revocato la politica zero-Covid, secondo alcuni analisti ciò ha dimostrato più la capacità di adattamento del Partito che una sua debolezza. «Quelle proteste sono scoppiate solo dopo mesi di sofferenze inaudite», osserva Huang. «E si sono spente subito dopo, senza scalfire il potere del regime».

Ora, Xi punta a espandere ulteriormente il controllo, promuovendo il «modello Fengqiao», basato sulla delazione tra cittadini, e investendo nell’intelligenza artificiale applicata alla sorveglianza predittiva. In alcune province, la polizia sperimenta già sistemi in grado di identificare comportamenti sospetti e analizzare folle in tempo reale.

«È proprio per situazioni come questa che hanno costruito un sistema così pervasivo,» conclude Jessica Batke, ex analista dell’intelligence americana. E Xi è pronto a usarlo, con ogni mezzo, pur di non perdere il controllo. (riproduzione riservata)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza