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Casta Diva Group, presentato il nuovo piano industriale 2021/2023
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Casta Diva Group, presentato il nuovo piano industriale 2021/2023

di Mf Aim Italia
03 dicembre 2020, 08:00 Ultimo aggiornamento: 09:06

Il Piano 2021-2023 prevede un target di Euro 49,8 milioni di valore della produzione e di Euro 4,7 milioni di Ebitda a fine 2023. Secondo la società nell’anno 2020 si è lavorato a pieno regime solo nei primi due mesi, e poi, in misura ridotta nel mese di settembre e per metà di quello di ottobre, e nonostante questo si prevede di produrre un valore della produzione di quasi Euro 14 milioni.

Il Consiglio di Amministrazione di Casta Diva Group, PMI Innovativa quotata su AIM Italia attiva a livello internazionale nel settore della comunicazione, riunitosi in data 2 dicembre 2020 sotto la presidenza di Andrea de Micheli, ha approvato il nuovo piano industriale 2021 – 2023 (“Piano 2021-2023” o “Piano”) ed il Last Estimate 2020.

Piano Industriale 2021-2023.

Il Piano 2021-2023 prevede un target di Euro 49,8 milioni di valore della produzione e di Euro 4,7 milioni di Ebitda a fine 2023.

La Società premette che l’emergenza Covid-19 è stata affrontata coordinando gli sforzi in due direzioni: da una parte in maniera “difensiva”, e cioè sfruttando in modo estremamente efficace e veloce i ristori proposti via via dai DPCM che si sono susseguiti: come l’utilizzo del Fondo Integrazione Salariale (FIS) e/o della Cassa Integrazione in Deroga (CIGD), la sospensione del versamento di alcuni tributi, l’ottenimento di erogazioni a fondo perduto o di finanziamenti agevolati, ecc. e dall’altra affrontando la crisi in maniera più “aggressiva” per sfruttare le opportunità che ogni crisi può presentare a chi le sappia cogliere, e, in particolare, il processo già in corso di consolidamento del settore della comunicazione in generale e della Live Com in particolare.

In questo ambito, ad esempio, si colloca l’affitto del ramo d’azienda di Over Seas, divenuto efficace il 13 ottobre scorso (si veda comunicato stampa del 4 novembre 2020) così come altre potenziali operazioni di M&A che il CdA sta valutando e che hanno l’obiettivo di conquistare la leadership del mercato nel proprio ambito di competenza. Venendo al Piano vero e proprio, esso è stato come sempre costruito partendo dal suo primo anno, in questo caso il 2021, la cui potenzialità è stata accuratamente sviluppata sulla base delle indicazioni di ciascun capo azienda e tenendo conto delle commesse e degli Accordi Quadro già in essere con clienti multinazionali, grandi società e clienti istituzionali per un totale di contratti già assegnati, che ammontano a circa il 60% del totale previsto.

Pur nell’ambito dell’attuale situazione d’incertezza del mercato, è stato previsto che le restrizioni dovute all’opera di contenimento del Covid-19 siano progressivamente allentate e si possa giungere a una situazione di adattamento, che la Società definisce di “new normal”, intorno al Q3 del 2021. Ogni capo azienda si è reso poi responsabile dell’ottenimento degli obbiettivi di Piano previsti, anche in rapporto alla prevedibile pipeline di lavori attualmente in allestimento. La rimodulazione temporale di alcuni lavori ed eventi, che erano già stati confermati nei primi mesi dell’anno 2020, consentirà poi, seppur con gradualità, di ritornare probabilmente a pieno regime nella seconda parte dell’anno 2021.

Va detto infine che nell’anno 2020 si è lavorato a pieno regime solo nei primi due mesi, e poi, in misura ridotta nel mese di settembre e per metà di quello di ottobre, e nonostante questo si prevede di produrre un valore della produzione di quasi Euro 14 milioni. L’anno 2021, secondo le previsioni, dovrebbe invece godere di almeno sei mesi di attività piena e/o perlomeno ibrida. Il Piano prevede che il Gruppo si muova da un lato consolidando il proprio business dall’altro ampliando le proprie attività in segmenti del mercato della comunicazione che siano complementari agli attuali e con esso sinergici per poter proporre ai clienti soluzioni più ad ampio spettro. Le previsioni, tuttavia, non recepiscono l’effetto di alcuna operazione di M&A con terze economie, non solo possibili ma anche altamente probabili eppure allo stato attuale non qualificabili con requisiti di sufficiente certezza e definizione



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