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Alain Bokobza, Societé Generale
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Come devono cambiare gli investimenti con Trump? Il portafoglio di Societé Generale

08 aprile 2025, 21:11 Ultimo aggiornamento: 09 aprile 2025, 10:36

Cosa dobbiamo aspettarci ora da Donald Trump? Risponde Alain Bokobza, head of global asset allocation di Societé Generale.

Nei primi due mesi e mezzo di governo ha firmato oltre 100 ordini esecutivi a cui si sono aggiunti i dazi che hanno prodotto un effetto terribile sui mercati. Non è lo stesso Donald Trump di 4 anni fa. Che cosa dobbiamo aspettarci, allora? A rispondere a MF-Milano Finanza è Alain Bokobza, head of global asset allocation di Societé Generale. «Le politiche della seconda amministrazione Trump sono in effetti diverse da quelle della prima. Inoltre, il fatto che il presidente Usa governi principalmente con ordini esecutivi dice molto sulla governance e sulla velocità di esecuzione. Anche la composizione della squadra è diversa, con figure di alto profilo incaricate di attuare ogni capitolo del programma, che sembra molto vicino a quello di Progetto (Heritage) 2025.

L'agenda economica è fitta: proroga dei tagli alle imposte sulle società (con un costo stimato di 4.500 miliardi di dollari in dieci anni), deregolamentazione, riduzione della spesa pubblica federale (attraverso Doge), riorganizzazione del commercio globale attraverso un massiccio aumento dei dazi e, infine, rivisitazione della geopolitica globale e della presenza militare Usa con una diminuzione delle garanzie di sicurezza verso gli alleati».

La nuova era dei super dazi cambierà l'assetto del mondo post Seconda Guerra Mondiale? In che modo? Per Bokobza siamo solo all'inizio di un «grande reset dei flussi commerciali mondiali, costruiti nel 1947 con l'Accordo Generale sulle Tariffe doganali e sul Commercio (Gatt) e poi nel 1995 con l'Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc).

Ci stiamo dirigendo verso un aumento consistente dei dazi per generare entrate per il governo Usa in grado di finanziare i tagli fiscali per aziende e famiglie. Se attuati, questi aumenti ci riporterebbero indietro di oltre di 100 anni. Questo approccio comporta un significativo rischio ciclico negativo per l'economia statunitense e un rischio di rialzo per l’inflazione (poiché gli esportatori aumenteranno le loro tariffe)». Questa guerra commerciale, secondo l’esperto, porrà forse fine «all'eccezionalità degli Stati Uniti, dove l’economia è stata forte in modo unilaterale. Dal punto di vista della teoria dei giochi, una guerra commerciale unita ai dazi è uno scenario perdente per tutti, dove non ci sono vincitori».

Cosa fare contro la volatilità

Come organizzare il portafoglio con questa volatilità e velocità dei mercati? Bokobza ritiene che le incertezze politiche costringeranno gli economisti a rivedere al ribasso le previsioni di crescita del pil statunitense (come lo saranno quelle sugli utili aziendali) mentre quelle sull’inflazione saliranno, il che impedirà alla Fed di tagliare drasticamente i tassi se necessario. La grande rotazione, per il gestore, «consiste in un ampliamento del portafoglio, riducendo l’esposizione degli asset in dollari (inclusa la valuta stessa), riallocando risorse da azioni e credito statunitense - messi a rischio dal rallentamento economico - verso asset di valore, con focus su leve politiche fuori dagli Usa, in Europa, Cina e Giappone».

In Europa e Cina è stata messa in atto «un'ampia risposta politica alle difficoltà provenienti dagli Stati Uniti e se ne attendono altre. In entrambe le aree, lo stimolo principale è di natura fiscale con aumento dei disavanzi. In Europa la spesa sarà destinata principalmente al riarmo e alle infrastrutture, in Cina al sostegno del consumo e del mercato immobiliare. Quindi sì, ci piacciono i mercati azionari europei e cinesi, che offrono anche una buona diversificazione valutaria, poiché il dollaro continuerà a soffrire».

Bond in portafoglio

Per quanto riguarda i bond, invece, quando i mercati azionari e del credito sono in tensione, «i titoli sovrani tendono a comportarsi come bene rifugio». «Nella nostra allocazione abbiamo aumentato l’esposizione ai titoli del Tesoro Usa: offrono un'eccezionale protezione del portafoglio contro le incertezze, anche se è necessario coprirsi dal rischio di cambio. In Europa i rendimenti potrebbero scendere per assorbire le cattive notizie provenienti dai dazi. Tuttavia, la risposta politica prevista, ovvero la reflazione (stimolare l'economia, ndr) metterà sotto pressione i rendimenti negli Stati che hanno parametri di debito di qualità (Germania, Paesi nordici), in grado di aumentare realmente la spesa pubblica», continua il gestore. «Preferiamo i mercati obbligazionari periferici, come Italia o Spagna» che remunerano meglio, «dal momento che le loro politiche fiscali saranno più prudenti rispetto ai Paesi centrali».

L’oro bene rifugio?

Quanto all’oro, invece, usato come rifugio, SocGen lo raccomanda nei portafogli «già dal secondo trimestre del 2022», ovvero dopo che oltre 200 miliardi di dollari di riserve della Banca Centrale russa sono stati congelati, «un messaggio di allarme a tutte le banche centrali dei Paesi non allineati per il quale investire in titoli del Tesoro Usa non era più una scelta sicura». «L'oro ha tratto enormi benefici da questo segnale e da allora le banche centrali del Sud del mondo hanno acquistato 1000 tonnellate di oro all'anno senza sosta (prima della guerra in Ucraina, erano circa 350-400 tonnellate all'anno)», spiega Bokobza. «L'oro rimane una protezione naturale contro molteplici pericolose interruzioni nella gestione dell'economia globale». (riproduzione riservata)



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