Bnp Paribas costituisce il suo servizio di family office in Italia in partnership con Sda Bocconi. Il nome dell’iniziativa, presentata oggi martedì 30 giugno a Milano, è Diamond Tower Family Strategy. L’idea della banca francese è quella di offrire un servizio strutturato per grandi patrimoni familiari, che risponda a due esigenze in particolare. Primo, un supporto al passaggio di ricchezza in corso, che varie stime quantificano in 470 miliardi di euro da qui al 2036 (stima che sale oltre i 1.000 miliardi considerando anche gli immobili).
Secondo, ovviare al problema strutturale dei passaggi generazionali: il 63% delle famiglie italiane, calcola uno studio della banca svolto in forma comparata a livello europeo, non ha strutturato un piano di successione, e quasi due over 65 su tre non coinvolgono le nuove generazioni nelle scelte di investimento.
L’80% della ricchezza finanziaria italiana, dati alla mano, ha più di 55 anni. Come includere le nuove generazioni nel processo di investimento e gestione della ricchezza? «Serve una strategia integrata di gestione della ricchezza», evidenzia Luca Bonansea, head of Private Banking & Wealth Management di Bnl Bnp Paribas.
Il family office Diamond Tower Family Strategy, in particolare, poggia su quattro pilastri: «Strategia, governance, cioè creare una generazione di manager che possano essere integrati nelle dinamiche familiari, advisory e formazione di chi erediterà i patrimoni», elenca Bonansea.
L’idea di base è quella di ragionare in termini di patrimonio familiare, un aggregato di ricchezza composto da diverse tipologie di asset: finanziari, imprenditoriali, di obiettivi e di visione per il futuro. Per questo Bnp Paribas individua cinque aree di valore, che «rispondano a un metodo oggettivo costruito con Sda Bocconi sulla base delle esigenze della clientela», segnala Stefano Schrievers, head of family office di Bnl Bnp Paribas e coordinatore della nuova struttura insieme a Alessandro Minichilli, professore di Family Business e Corporate Governance e associate Dean for faculty di Sda Bocconi.
Le prime due aree riguardano la parte di advisory, con un ruolo molto forte della componente di ricerca accademica di Sda Bocconi (che ha a sua volta istituito un laboratorio permanente nell’ambito dell’iniziativa), e sono rispettivamente un’analisi dei bisogni della famiglia e una messa a terra delle decisioni in seguito allo screening iniziale.
Si passa poi al terzo pilatro, quello dell’asset allocation strategica: la traduzione degli obiettivi in decisioni di investimento strutturate.
Infine ci sono la parte di reportistica, cioè una rappresentazione aggregata dell’analisi di patrimonio in modo che sia semplice da comprendere per la famiglia, e il supporto alle strategie non finanziarie. Si tratta in questo caso di un affiancamento nella ricerca di soluzioni relative ad ambiti esterni al patrimonio strettamente finanziario, come la filantropia oppure l’arte.
Il modello è già operativo in Italia, ma in caso di successo potrebbe anche essere esportabile all’estero. «Abbiamo svolto la prima ricerca sui family office nel 2003», evidenzia Stefano Caselli, Dean di Sda Bocconi School of Management. «Sicuramente l’Italia è il caso studio per eccellenza di un progetto di questo tipo, visto il tessuto imprenditoriale di aziende familiari e la grandissima mole di patrimonio immobiliare: ma anche in Europa ci sono situazioni simili, e vista anche la mole di dati che abbiamo raccolto nel tempo è possibile che il modello possa essere replicato altrove». (riproduzione riservata)