Per festeggiare i sessant’anni, compiuti lo scorso 4 febbraio, l’eterno scapolone Michael Saylor ha cambiato nome alla sua società, fondata nel 1989 quando aveva solo 24 anni: non più MicroStrategy ma Strategy, accompagnata dal simbolo del bitcoin, la lettera B con due tratti verticali. Una scelta quasi obbligata, visto che dal 10 agosto 2020, il giorno in cui la società di business intelligence ha cominciato a comprare la criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto per metterla nella sua tesoreria, il titolo è salito del 2.631% contro, ad esempio, il 1.061% di Nvidia e il 737% dello stesso bitcoin, per non parlare di ben più modeste performance, come quelle di Amazon (+48%) o dell’oro (+40%).
A furia di comprare, Strategy è la società che detiene più bitcoin al mondo, ben 471.107 per un valore che sfiora i 47 miliardi di dollari, acquistati a un prezzo medio di 64.511 dollari (nella serata di venerdì 7 febbraio il bitcoin veniva scambiato a 97.956 dollari). E anche se nell’ultima settimana Strategy si è presa una pausa dagli acquisti, i suoi programmi sono stratosferici: la società dovrebbe infatti emettere altri 18 miliardi di dollari di debito nell'ambito del suo piano di raccolta di 42 miliardi di dollari per finanziare gli acquisti di bitcoin in tre anni. In pratica la società di Saylor si sta indebitando per comprare sempre più bitcoin.Come se non bastasse, la sua capitalizzazione di mercato è di 87,89 miliardi mentre, come si è visto, il valore dei bitcoin detenuti è di quasi 47 miliardi. Ancora: i conti del quarto trimestre sono in rosso, con una perdita netta di 670,8 milioni.
Una follia avere a che fare con Strategy? Non la pensano così gli investitori retail italiani, che sulla piattaforma di eToro nel quarto trimestre hanno più che raddoppiato i loro acquisti sul titolo. Ma anche il ben più compassato colosso assicurativo tedesco Allianz ha comprato obbligazioni convertibili che hanno in gran parte sovraperformato il mercato: qualcuna ha generato rendimenti superiori al 100% dall'emissione. Mentre la Banca centrale norvegese detiene quasi l’1% della società di Saylor per un valore di 500 milioni di dollari.
Chi non vuole o non può (come certi investitori istituzionali) esporsi direttamente al bitcoin compra Strategy, considerato un suo proxy. E chi investe nelle obbligazioni convertibili la spiega in modo semplice: crede che il bitcoin salirà ancora e questi investimenti sono un po' più sicuri rispetto all'acquisto della cripto o delle azioni Strategy, perché i detentori di obbligazioni potrebbero comunque recuperare qualcosa anche se la società di Saylor dovesse fallire. Gli hedge fund, poi, apprezzano il debito di Strategy perché consente loro di eseguire strategie di trading complesse, come l'acquisto di obbligazioni convertibili della società scommettendo contro le sue azioni, una tattica che trae vantaggio dalla volatilità.
La volatilità di Strategy si presta bene alla strategia di copertura, nota come arbitraggio convertibile. In queste operazioni, gli investitori comprano le obbligazioni e vendono le azioni allo scoperto, scommettendo che il titolo sottostante rimanga volatile. Più il titolo oscilla, più la strategia diventa redditizia. Infatti, un'obbligazione convertibile è un titolo ibrido composto da un'obbligazione e da un'opzione call che conferisce il diritto di convertire l'obbligazione in azioni a un prezzo specifico.
«Il proprietario di un'obbligazione convertibile è lungo sull'opzione, quindi vende sempre quando il titolo sale e compra quando il titolo scende per rimanere coperto», spiega James Buckham, co-chief investment officer di Wellesley Asset Management, che non detiene bond Strategy perché li ritiene troppo pericolosi.
Arthur Hayes, cofondatore della borsa di criptovalute BitMex, osserva che «quando la volatilità del bitcoin diminuirà, molto probabilmente dopo un grande crollo, diventerà difficile per Strategy attrarre interesse per questo tipo di debito. A quel punto, il gioco è fatto». Nel senso che Saylor sarebbe costretto a vendere bitcoin per soddisfare le richieste dei suoi obbligazionisti, deprimendo ulteriormente le quotazioni della criptovaluta e innescando una spirale al ribasso che non si sa dove potrebbe andare a finire. Insomma, non sono pochi gli investitori che considerano Strategy una bomba a orologeria pronta a scoppiare in faccia al bitcoin.
Ma a chi lo rimprovera di fare debiti per acquistare bitcoin, Saylor risponde con un paragone suggestivo: «È come comprare una cyber Manhattan. Proprio come fanno i costruttori a Manhattan: ogni volta che il valore degli immobili aumenta, emettono più debito per costruire più immobili. Ecco perché i vostri edifici sono così alti a New York City (Saylor è un ragazzo di campagna del Nebraska, ndr), è una cosa che va avanti da 350 anni. La chiamerei un'economia, non uno schema Ponzi».
In effetti gli immobili a Manhattan hanno conosciuto alti e bassi mostruosi (Donald Trump ne sa qualcosa) ma nel lungo periodo il guadagno è sempre stato notevole. Tuttavia, se perfino un noto bitcoiner della prima ora paragona Saylor a Icaro, coraggioso ed elegante, ma che fa una brutta fine, pensando a Strategy qualche brivido viene. (riproduzione riservata)