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Marco Astorri, fondatore e ceo di Bio-On
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Bio-on torna a salire verso i massimi. Per Finnat il target price è a 33 euro

di Pier Paolo Albricci
06 ottobre 2017, 13:19 Ultimo aggiornamento: 13:24

In uno studio rilasciato questa settimana, l'analista conferma le stime positive sulla crescita del business, supportata dall'inizio delle attività di produzione entro il primo semestre del 2018. I biopolimeri in cui è specializzata laricerca di Bio-on saranno quelli a maggior tasso di crescita e di impieghi nell'industria

In un mercato fortemente contrastato, torna a salire il titolo Bio-on (+1,3%) a 29,1 euro, verso il massimo storico di 29,5 del 21 settembre scorso. Go scambi sono vivaci con 61 mila pezzi scambiati, che si mantengono sulla media degli ultimi giorni, in attesa di notizie dal management sui molti frointi aperti,  e in particolare pagamenti dei contratti di licenza firmati quest'anno e avvio della produzione previsto per inizio dell'anno prossimo.

Intanto nei giorni scorsi Banca Finnat ha confermato la fiducia nelle sue proiezioni sull'andamento del business della società bolognese che ha in mano brevetti importanti per la produzione di bioplastiche. Gian Franco Traverso Guicciardi, l'analista che ha realizzato lo studio sul titolo, diffuso il 2 ottobre scorso, ha posto un target price di 33 euro al titolo.

I dati negativi registrati nel primo semestre non hanno fatto cambiare parere all'analista, nonostante neu primi sei mesi dell’anno il fatturato sisia quasi dimezzato rispetto al primo semestre del 2016 a causa dello slittamento delle chiusure di alcune trattative in stato avanzato, attese oramai per il quarto trimestre dell’anno corrente.

L’ebitda, pertanto, ha chiuso il primo semestre con una perdita pari a 1,76 milioni di euro (-877 mila euro registrata nel primo semestre 2016).

L'analisi di Banca Finnat è basata sul fatto che l’azienda, finora attiva solamente nella cessione di licenze per l’utilizzo del proprio processo produttivo, ha avviato la costruzione di un primo impianto produttivo, dedicato al segmento della cosmesi, il quale dovrebbe entrare in funzione entro il primo semestre del 2018.

Nel 2019 è prevista la realizzazione di un secondo impianto di produzione, adiacente al primo, con un allargamento della produzione verso la teranostica e la “bioremediation”. Inoltre nel prossimo futuro Bio-On intende riorganizzare il proprio business model al fine di adeguarlo allo sviluppo dell’azienda attraverso la creazione di cinque nuove business units: Bio-On Plants, Bio-On CSN, Bio-On RAF, Bio-On SMD e Bio-On ENG.

L'analisi stima per Bio-On una crescita media annua del valore della produzione fino al 2021 pari al 93,16%, in sostanza un raddopiio della produzione ogni anno. L’Ebitda dovrebbe poter crescere a un cagr pari al 140,42% mentre il risultato netto d’esercizio potrebbe passare dai 356 mila euro del 2016 a 45,6 milioni di euro nel 2021.

Una crescita così eccezionale è giustificata con le prospettive del mercato delle bioplastiche. Nel 2016 la produzione di bioplastiche a livello internazionale è stata pari a 4,16 milioni di tonnellate attribuibili per il 43,4% all’area asiatica, seguita dall’Europa per il 27,1% e dal Nord America per il 23,4%; marginale risulta, invece, la produzione di bioplastiche in Sud America (5,9%) ed in Australia (0,2%).

Per il 2021 è previsto che più del 45% della produzione di materiale bioplastico venga realizzato in Asia e circa un quarto in Europa. Inoltre è attesa una crescente specializzazione nel settore.

Le bioplastiche, secono i dati riportati nello studio, rappresentano circa l’1% sul totale del materiale plastico complessivo annualmente prodotto, a conferma del potenziale di crescita di questa specifica nicchia di mercato. Entro il 2021 è atteso un incremento del mercato pari al 47% (si passerebbe dalle 4,16 milioni di tonnellate prodotte nel 2016 alle 6,11 milioni di tonnellate stimate nel 2021).

Le materie plastiche bio-based e quelle non biodegradabili rappresentano i principali drivers di questa crescita; infatti, il 76,8% della produzione mondiale di bioplastiche, nel 2016, è stata bio-based e tale quota salirà al 79,4% nel 2021.

Per le materie plastiche biodegradabili, come il “PLA” (polylactic acid) ed il “PHA” (poliidrossialcanoati), si stima una crescita da circa 0,9 milioni di tonnellate nel 2016 a quasi 1,3 milioni di tonnellate nel 2021, ciò grazie al potenziamento degli impianti produttivi in Asia e negli Stati Uniti e all'avvio del primo impianto PHA in Europa, sulla spinta della crescente domanda di prodotti non dannosi per l’ambiente.

Tra i settori in cui si riscontra maggiore impiego di materiale bioplastico vi è quello del packaging, con una quota del 39% ed 1,6 milioni di tonnellate, seguito dai beni di consumo (22% con 0,9 milioni di tonnellate), il settore automotive (14% con 0,6 milioni di tonnellate), l’edilizia (13% con 0,5 milioni di tonnellate), il comparto tessile (6%, 0,2 milioni di tonnellate), l’agricoltura (3%, 0,2 milioni di tonnellate) e soltanto una quota del 2,5% per il settore dell’elettronica con 0,1 milioni di tonnellate di materiale bioplastico.

Attualmente, la maggior parte delle bioplastiche non biodegradabili viene impiegata nell’industria del packaging rigido per beni di consumo, nel settore delle costruzioni ed in quello dell’automotive. Questi polimeri bio-based, non essendo ancora biodegradabili, generano non indifferenti quantitativi di rifiuti. Il settore del packaging, in particolare, risulta pertanto molto interessato alla biodegradabilità dei propri prodotti.

I polimeri biodegradabili, invece, trovano largo impiego nei settori del packaging flessibile (es. shopper), in quello agricolo ed in misura minima nel settore del packaging rigido, conquistando a poco a poco nuove nicchie di mercato.

La famiglia dei PHA, per esempio, sviluppata da Bio-On, comincia a trovare applicazione nei settori automotive, beverage, elettronica, imballaggio, tessile e farmaceutico. Ultimamente si sono aggiunti, grazie a delle bioplastiche “speciali”, i settori della diagnostica medica e della cosmesi.

 

 



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