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Bio-on gravata da 96 mln di debiti. Si valuta l'aumento di capitale per evitare il concordato
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Bio-on gravata da 96 mln di debiti. Si valuta l'aumento di capitale per evitare il concordato

di Mf Aim Italia
21 novembre 2019, 09:30 Ultimo aggiornamento: 09:47

Parla il commissario giudiziario Luca Mandrioli che, dopo un incontro con le associazioni a tutela dei risparmiatori, ha fatto sapere che sono 96 i milioni di debiti della società e che si lavora per scongiurare il fallimento. Nel frattempo, nei giorni scorsi, il Tribunale di Bologna ha dichiarato il fallimento di Sebiplast, società di Parma controllata dal gruppo Maccaferri e dall’azienda di bioplastica fondata da Marco Astorri, finita al centro delle inchieste per false comunicazioni sociali e manipolazione di mercato.

Un pezzo di Bio-on finisce ko. Nei giorni scorsi il Tribunale di Bologna ha dichiarato il fallimento di Sebiplast, società di Parma controllata dal gruppo Maccaferri e dall’azienda di bioplastica fondata da Marco Astorri, finita al centro delle inchieste per false comunicazioni sociali e manipolazione di mercato. I giudici hanno riscontrato lo stato di insolvenza irreversibile in cui versava l’azienda (54 dipendenti) che doveva produrre bioplastiche dagli scarti dello zucchero, business mai avviato.

Nel frattempo, coordinati dall’avvocato Marcello Pistilli dell’omonimo studio legale di Milano, tanti risparmiatori stanno andando all’attacco di EY, la società di revisione Bio-on, finita nel mirino della magistratura (il partner Alberto Rosa è uno degli indagati). «Spesso si sottovaluta il ruolo delle società di revisione. A maggior ragione esse rivestono una fondamentale importanza nell’ambito delle società quotate nei mercati non regolamentati, come l’Aim», dichiara Pistilli, che sta assistendo numerosi azionisti della società bolognese nelle cause di risarcimento del danno sia in sede civile che penale. «È laddove l’emittente si rivolge a un mercato in assenza di un controllo istituzionale come quello di Consob che il revisore dei conti assume un ruolo di garanzia. A nostro avviso, Pwc prima e EY poi hanno colpevolmente omesso di svolgere in modo appropriato il loro ruolo istituzionale rendendosi di fatto colpevoli della percezione distorta della stabilità patrimoniale e finanziaria di Bio-on che hanno convinto tanti risparmiatori ad acquistarne titoli». Da qua il percorso che prevede l’invito di note di diffida a EY.

Intanto l’amministratore giudiziario Luca Mandrioli ha fatto sapere che la società è gravata da 96 milioni di debiti, parte già scaduti, con una cassa che non ha fondi a disposizione. Lo ha riferito Domenico Bacci, segretario nazionale del sindacato Siti, associazione a tutela dei risparmiatori, secondo cui Mandrioli avrebbe però parlato di un «progetto vincente» per quanto riguarda l’attività di Bio-on, riferendosi ai brevetti del gruppo.

Parole che fanno tirare un sospiro di sollievo a tutti quegli azionisti che avevano dubitato dei brevetti stessi dopo le accuse del fondo Quintessential. “Il problema”, prosegue Bacci, “è che il professore Mandrioli ci ha fatto sapere che serve almeno 1 milioni di euro al mese per garantire la continuità aziendale”. L’ipotesi che si sta valutando è quella di fare un aumento di capitale nel quale l’azionista di controllo (l’amministratore giudiziario avendo in mano la quota di maggioranza sequestrata) non parteciperebbe , rinunciando alla sua sottoscrizione in maniera tale da dare la possibilità da un lato ai piccoli azionisti si poter sottoscrivere le nuove quote ed a un’eventuale nuovo socio industriale di acquisire i diritti di sottoscrizione dell’aumento di capitale inoptati e diventare in seguito il nuovo azionista di controllo della società.

“Per fare questo ci vuole però che gli azionisti di minoranza siano coesi e un attore industriale volenteroso d’intervenire”, spiega Bacci, che però sottolinea “bisogna poi far presente che il professor Mandrioli ha mostrato una certa insofferenza verso delle iniziative di associazioni che hanno indotto a spedire delle lettere di diffida alla società Bio-on. Bisogna ricordarsi che Bio-on in questo momento è la principale danneggiata dell’operato degli ex amministratori e comunque agire nei confronti della società è assolutamente controproducente, soprattutto per chi ha interesse alla continuità aziendale”.



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