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Bio-on fa scendere in campo gli specialisti
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Bio-on fa scendere in campo gli specialisti

29 luglio 2019, 09:30

Continua lo scontro tra la società bolognese e il fondo Quintessential. Questa volta è Bio-on a pubblicare due interviste di importanti professori della chimica che mettono in luce le potenzialità del Pha, la polvere bianca che potrebbe sostituire i polimeri non biodebradabili. Titolo subito sospeso al rialzo

Torna al centro dell'attenzione la vicenda Bio-on/Quintessential, con il titolo della società bolognese che pronti via in borsa va in sospensione con un rialzo teorico del 12,50% a 26,75 euro per azione. Molta attenzione all'operatività sul titolo perché quello che si sta registrando potrebbe essere dovuto alle ricoperture degli short aperti nei mesi scorsi dagli hedge fund internazionali.

Quest'oggi il terreno di scontro tra Bio-on e il fondo Quintessential si è spostato sui Pha. Il fondo attivista americano, all'interno del suo report/atto di accusa contro la società dell'Aim, aveva infatti messo in dubbio l'utilità e le potenzialità dell'oramai famosa polvere bianca in grado di sostituire i polimeri non biodegradabili.

La società bolognese ha pubblicato sul suo sito la video testimonianza del professor Paolo Galli, uno tra gli scienziati più influenti al mondo nell'industria della plastica, nonché uno dei due chimici italiani presenti nella Plastics Hall of Fame insieme a Giulio Natta (premio Nobel della Chimica 1963).

Il Professor Galli ha testimoniato che “Oggi non possiamo vivere senza materie plastiche, ma bisogna che gli diamo anche la proprietà di vera bio degradabilità. Ci sono oggi sul mercato molti prodotti definiti bio degradabili, che in realtà non lo sono. Questo PHA polimerico dall’alto peso molecolare, ha una struttura che ricorda moltissimo nelle proprietà il polipropilene, il quale è una materiale perfetto ma non bio degradabile. Adesso riusciamo a fare il polipropilene che ha anche la caratteristica della biodegradabilità. Certamente, fondamentalmente, assolutamente biodegradabile. Lo dicono tonnellate di pubblicazioni e non possono essere messe in dubbio. È quello che mancava alle materie plastiche più buone e adesso riusciamo anche a dosare la durata nel tempo. Come scienziato ho sempre sognato un prodotto del genere, adesso vedo delle possibilità e trovo questo futuro molto stimolante, penso che aprirà delle porte nuovissime all’impiego delle materie plastiche nella nostra vita di tutti i giorni".

Oltre all'intervento del professor Galli, Bio-on ha inserito un'altra video testimonianza della Professoressa, Paola Fabbri, PHD in Ingegneria dei Materiali, Professoressa Associata dell'Università di Bologna-Dipartimento di Ingegneria Civile Chimica, Ambientale e dei Materiali, nonché Key Senior Expert nel Biospri Tender Study sui prodotti bio-based innovatii più promettenti, svolto per la Commissione Europea DG RTD (2016-2018), che ha dichiarato:

"I PHA non sono materiali nuovi nel senso introdotti o scoperti recentemente, ma sono materiali che pur scoperti ormai decenni fa non hanno trovato fino ad un’epoca recentissima una concreta implementazione a livello industriale per diverse ragioni: le tecnologie non erano pienamente mature, ma anche i tempi e la consapevolezza non erano maturi. Quello che è estremamente cambiato dalle epoche precedenti con l’arrivo delle tecnologie di Bio-On è stata la possibilità effettivamente di implementare su larghissima scala e su scala industriale le produzioni della polvere di PHA da processo biotecnologico, da cui poi si ottengono i formulati, i pellet, per le applicazioni industriali su larga scala".

Bio-On, a detta di Paola Fabbri, "è riuscita in questi pochi anni a compiere questo salto ottimizzando tutti gli stadi che prima ho citato e riuscendo, grazie alla disponibilità di grandi quantitativi di materia, a sviluppare tutte quelle soluzioni che consentono di andare a testare l’efficacia di questi materiali per settori di larghissima scala. Mi aspetto che nei prossimi decenni si raggiungano dei traguardi con le nuove bioplastiche davvero impensabili e lo dico perché abbiamo raggiunto già adesso risultati che solo due, tre, quattro anni fa ritenevamo sul fronte delle applicazioni industriali dei PHA completamente da sognatori. Abbiamo cercato noi stessi di ricreare un background, una competenza che potesse essere a disposizione in primis di Bio-On per migliorare e ottimizzare i propri materiali e implementarli, ma anche via via dei partner industriali che hanno necessità di provare e testare sulle proprie tecnologie questi materiali".

"Questo tipo di interazione", ha spiegato la professoressa, "ci ha consentito concretamente di testare le performance, la lavorabilità, la processabilità di questi materiali sulle diverse tecnologie. Noi stessi siamo costantemente stupiti e meravigliati in positivo dei risultati che siamo stati in grado di raggiungere. Quando sento parlare di ridotta o modesta possibilità di trasformazione su macchine industriali dei PHA chiedo sempre al mio interlocutore quale esperienza personale recente ha avuto di trasformazione di questi tipi di materiali e su quali impianti, perché io, che ho una esperienza concreta a bordo macchina di questi materiali, ho una impressione certamente di materiali in via di sviluppo che hanno necessità di ulteriore investimento nella ricerca e nella implementazione, ma che possono già essere proposti su larghissima scala. Che abbiano oggi costi non comparabili con le plastiche di comune utilizzo, a me non stupisce affatto".

"Siamo davvero all'inizio, in una fase embrionale di quella che sarà una implementazione. Dobbiamo intanto aspettare che i tempi siano veramente maturi per una completa accettazione da parte del mercato di questi materiali per una loro valorizzazione. La biodegradabilità, il contenuto bio-based sono funzionalità dei materiali, quindi se siamo disposti a pagare un grado tecnico in più rispetto ad un altro, perché ha una funzionalità in più, cosa stupisce nel fatto di pagare di più un grado tecnico che ha diverse funzionalità aggiuntive rispetto a gradi tradizionali? Non deve stupire che in uno stadio iniziale di sviluppo di un mercato di una nuova plastica ce ne sia tutto sommato poca a disposizione per testare. Tutto è in partenza e soprattutto è normale non ci sia ancora un bagaglio enorme di dati in circolazione, perché questo bagaglio è in creazione", ha concluso Paola Fabbri. (riproduzione riservata)



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