"Da nove mesi rispetto in silenzio l'indagine della procura della Repubblica di Bologna sulla mia attivita' di amministratore di Bio-On, carica dalla quale mi sono dimesso quando nei miei confronti e' stata disposta una misura cautelare. Non voglio piu' che il mio silenzio, motivato dal rispetto, sia equiparato ad ammissione di responsabilita'".
Lo ha dichiara Marco Astorri, l'imprenditore bolognese fondatore e azionista della societa' emiliana allora quotata all'AIM Italia e oggi dichiarata fallita, su cui e' in corso un procedimento penale dopo l'attacco del fondo speculativo Quintessential che ha accusato l'azienda e il suo fondatore di reato di falso in bilancio e manipolazione del mercato.
"Ma mi rendo conto che questo atteggiamento e' generalmente interpretato come una implicita ammissione di responsabilita' e di acquiescenza a quanto e' accaduto, anche al di fuori del procedimento penale. Sono assistito da illustri avvocati del foro di Bologna, affiancati da periti e consulenti di indiscussa preparazione e professionalita'. E ho grande rispetto del lavoro della magistratura. Su questo vorrei solo aggiungere, in piena coscienza, di essere certo di non aver mai compiuto o aver avuto la volonta' di compiere i reati ipotizzati, falsificando i bilanci o manipolando il mercato", ha proseguito.
"Ma l'attacco speculativo subi'to da Bio-On, dichiaratamente mirato a ottenere plusvalenze dal crollo della sua quotazione, va ben oltre l'indagine in corso, perche' ha messo in dubbio l'esistenza della tecnologia di produzione della bio-plastica, o almeno la sua concreta fattibilita' e la sostenibilita' economica; ha insinuato che i contratti di natura commerciale sottoscritti con importanti produttori, anche internazionali, non avessero mai generato ricavi o non esistessero del tutto (circostanze smentite dai documenti); ha equiparato le valutazioni (per loro natura opinabili) di asset immateriali ai casi di truffe compiute attraverso la sottrazione di ingenti flussi finanziari; ha di fatto condannato a morte l'azienda, oggi dichiarata fallita".
"Nell'assurdo collegamento iniziale con il caso Parmalat, e proprio in questi giorni anche con Wirecard, si vuole far credere che anche Bio-On abbia commesso illeciti finanziari, distraendo ricavi a beneficio mio o di altri amministratori, laddove, invece, perfino le plusvalenze derivanti dal collocamento sul mercato di warrant sono state in larga misura conferite alla societa', come liquidita' destinata al completamento dello stabilimento industriale. Bio-On era ed e' tuttora una Intellectual Property Company il cui valore e' costituito anche da un patrimonio immateriale (brevetti, marchi, know how) e il cui modello di business e' focalizzato sui ricavi derivanti dalla concessione di licenze, sia in fase produttiva che commerciale. Il valore degli asset immateriali iscritti nei bilanci e il sentiment del mercato sulle attese dei ricavi e degli incrementi di valore sono per definizione incerti. Ma la competizione e le opinioni dovrebbero svolgersi con lealta' e trasparenza. Io e la Bio-On che ho fondato siamo stati invece vittime di un attacco non soltanto speculativo (pienamente riuscito) ma anche reputazionale e basato su accuse gravi e non documentate, a suo tempo da me denunciate e del cui esito spero, prima o poi, di avere notizie: il procedimento nei miei confronti non esclude infatti che siano accertate e perseguite altre responsabilita', all'origine del danno irrimediabile subito dagli investitori, ai quali va tutta la mia solidarieta'. Ovviamente comprendo che non tutti, in questo momento, siano disposti ad apprezzarla".
"Quale che possa essere l'esito processuale che mi riguarda personalmente, non e' lontano il giorno in cui gli investitori, i mercati, le imprese e i consumatori constateranno la rivoluzione economica, commerciale e ambientale rappresentata dai bio-polimeri di origine naturale, che gradualmente sostituiranno la plastica derivata dal petrolio. E cio' avverra' esattamente con la tecnologia che Bio-On stava implementando quando e' stata attaccata".
"Per questo", conclude il fondatore di Bio-On, "chiedo a tutti gli operatori dell'informazione che, ovviamente in piena liberta', si occuperanno della vicenda, di tener conto di questa dichiarazione e di volersi avvalere del mio ufficio stampa per ogni verifica ritenessero necessaria, e anche come tramite per inviare domande e ricevere risposte da me o, se sara' possibile, dagli avvocati, sugli sviluppi del procedimento in corso".