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Bio-on/1, il fondo Quintessential torna all’attacco
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Bio-on/1, il fondo Quintessential torna all’attacco

14 ottobre 2019, 09:00 Ultimo aggiornamento: 09:13

Il 25 settembre i legali di Quintessential hanno depositato un esposto alla Procura di Milano. Ecco le 10 critiche sollevate sui bilanci e sull’ultima semestrale della società di biotecnologia

Il fondo Quintessential (Qcm) non allenta la morsa su Bio-on. Dopo aver pubblicato il 24 luglio un report accusatorio, presentato da Gabriel Grego, che ha affondato le quotazioni della società bolognese fondata da Marco Astorri e Guy Cicognani (le azioni negoziate all’Aim sono precipitate da oltre 55 euro a poco più di 6), il 25 settembre l’avvocato Gian Piero Biancolella, legale di Quintessential, ha depositato alla procura di Milano un esposto contro Bio-on (atti poi, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, passati alla Procura di Bologna).

I fatti contestati a Bio-on riguardano il bilancio 2018, raccolti nella relazione portante dell’esposto, si possono riassumere sostanzialmente in dieci punti. 1) Chiarezza e veridicità della situazione economico-patrimoniale. Secondo gli specialisti, il bilancio 2018 non è stato redatto secondo i principi di chiarezza e veridicità che la legge impone, non riportando in maniera corretta la situazione economico-patrimoniale.

2) Il secondo tema è operativo: in molteplici occasioni, sostiene l’esposto, la società ha annunciato il conseguimento di obiettivi rilevanti che in realtà non sono stati raggiunti, oppure ha omesso informazioni rilevanti nella comunicazione dei risultati economico-finanziari. Citando come esempio l’accordo di joint venture con Maire Tecnimont, che ha accettato di pagare per la realizzazione di questa joint venture circa 6,5 milioni, di cui 65 mila euro in contanti mentre i restanti 6,435 milioni li pagherà se questa jv produrrà risultati. Bio-on, a bilancio, avrebbe messo tutto come fatturato, nonostante questi ricavi siano assoggettati a una condizione sospensiva, che finora non si è avverata ma che invece, secondo gli autori dell’esposto, andrebbe scritta in termini «virulenti» sul bilancio.

3) Joint Venture non attive. Secondo l’esposto, non avendo notizie diverse, le joint venture non sono particolarmente attive (o completamente inattive).

4) Pagamenti. I flussi di cassa in ingresso sono, in alcune situazioni, assoggettate al verificarsi di risultati che non sono stati riscontrati e quindi, mancano i presupposti perché i flussi di cassa potenziali possano diventare reali.

5) Attività di produzione bioplastica gonfiata dagli annunci. Tutta l’attività produttiva per ora fa capo all’impianto di Castel San Pietro Terme, che avrebbe una capacità di 1.000 tonnellate l’anno. Tuttavia, sostiene l’esporto, se si prendono una serie di dichiarazioni di Bio-on, come per esempio quella del 16 marzo 2015, la società avrebbe siglato con la società Pizzoli un accordo di collaborazione per la realizzazione di un impianto produttivo da 2 mila tonnellate di Pha all’anno, espandibili fino a 4 mila tonnellate. Il 28 luglio 2015 Bio-on comunicava un accordo con la Cristal Union (zucchero) con cui avrebbe dovuto avviare un progetto industriale di una nuova fabbrica, per un investimento complessivo di 70 milioni di euro. Il 22 dicembre 2016, un comunicato stampa del gruppo, parla invece di un maxi accordo multi-licenza per 55 milioni di euro che prevedeva la costruzione di una serie di impianti per una capacità produttiva di 100 mila tonnellate all’anno. Nel febbraio 2018 si annunciava una partnership con il gruppo Secit per un impianto di 5 mila tonnellate, espandibile a 10 mila nel sito produttivo di San Quirico. Di tutti questi accordi non si sa più nulla. Secondo chi ha redatto l’esposto, a fronte di questi annunci c’è stata una crescita del valore dei titoli, anche se poi non c’è stato seguito operativo.

6) Pha. L’esposto si sposta poi sulla questione della tecnologia dei Poliidrossialcanoati, sottolineando che il prodotto non è nuovo e secondo alcune ricerche è antieconomico.

7) Tema green. L’esposto si chiede come mai società del livello di Kartell o Maire Tecnimont facciano accordi con Bio-on. La spiegazione è che queste società vogliono cavalcare il tema dell’ecosostenibilità tanto di moda. Il problema è che spesso, come nel caso di Maire Tecnimont, fanno un accordo vincolato alla produttività della joint venture.

8) Rischi operativi e finanziari. In base a quanto scritto all’interno dell’esposto, i rischi operativi e finanziari nell’attività condotta dovrebbero essere riportati con maggiore puntualità.

9) Articoli 2343 e 2343-bis. Uno dei punti già resi noti del commercialista Maurizio Salom, incaricato di redigere una perizia sul bilancio 2018 di Bio-on, è ripreso all’interno dell’esposto anche se in maniera più soft, in quanto si sostiene che la vendita di licenze non presuppone la violazione degli art. 2343 e 2343-bis del codice civile come invece ci sarebbe in caso di conferimento. Tuttavia l’esposto afferma che la vendita al posto del conferimento è stata una forzatura proprio per non assoggettarsi a un parere terzo.

10) Correttezza comunicazioni di mercato. Su questo punto è stata fatta un’analisi, allegata all’esposto, che mostra come tutte le volte che c’è stata una comunicazione al mercato molto ottimistica, è seguito un aumento del prezzo dei titoli. Quasi un invito ad andare a controllare se e chi abbiano fatto acquisti o vendite di azioni a cavallo di questi annunci.

Questi, in estrema sintesi, sono i punti su cui si fonda l’esposto di Quintessential per il bilancio 2018. C’è poi una nota, anch’essa allegata all’esposto e probabilmente integrata in un secondo momento, anche sulla semestrale 2019. In primo luogo viene rimarcato che il nomad della società, EnVent Capital Markets, ha comunicato la rinuncia all’incarico.

In secondo luogo si segnala che la società ha comunicato l’inizio dei lavori del nuovo piano industriale 2020/2024 che andrà a sostituire il vecchio piano industriale, scomparso dal sito di Bio-on. In termini di trasparenza si evidenzia come non ci sia più la possibilità per gli investitori di fare un confronto con il vecchio piano industriale. Infine, una delle cose portata all’attenzione è che nella semestrale si specifica che il Pha effettivamente venduto nei primi sei mesi 2019 ammonta a 33 mila euro (pag. 48 del bilancio) e che difficilmente si potranno raggiungere gli obiettivi per l’intero 2019 (ebitda di 8 milioni di euro e ricavi per 20 milioni di euro). La parola ora è alla Procura. (riproduzione riservata)



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