L'utile annuale di Bhp supera le stime, grazie ai prezzi record del rame, e sostiene il dividendo, il più alto degli ultimi quattro anni. L'utile sottostante dell'intero esercizio, terminato il 30 giugno, è aumentato del 30% a 13,20 miliardi di dollari, oltre i 12,66 miliardi previsti dal consenso. L'utile operativo della divisione rame, pari a 18,19 miliardi di dollari, ha superato quello di 14,53 miliardi del minerale di ferro, diventando la principale fonte di utili della più grande società mineraria quotata al mondo. Il ceo, Brandon Craig, che ha assunto la guida a luglio ed è concentrato sull'espansione delle attività nel rame in Sud America e Australia, oltre all'ingresso nel settore del potassio, ha detto che il gruppo potrebbe aumentare la produzione di rame fino al 40% entro il 2035. Con il debito sceso più delle attese a 8,69 miliardi di dollari, la società ha annunciato un dividendo finale di 99 centesimi per azione, portando la distribuzione complessiva dell'esercizio a 1,72 dollari per azione. Di riflesso il titolo Bhp ha guadagnato il 2,6% dopo aver raggiunto il massimo degli ultimi due mesi a 64,79 (+54% in un anno). «Bhp sta dimostrando di poter investire pesantemente nella crescita senza chiedere agli azionisti di rinunciare ai propri rendimenti», ha detto Josh Gilbert, analista di eToro. I prezzi del rame quest'anno hanno superato i 14.000 dollari per tonnellata, spinti dall'espansione dei data center per l'AI, molto energivori. Bhp ha previsto che la domanda globale di rame crescerà fino a oltre 50 milioni di tonnellate entro il 2050 dai 34 milioni previsti per il 2026. Questo ha intensificato la competizione tra le società minerarie per assicurarsi giacimenti di rame di alta qualità. L'ad Craig ha affermato che Bhp monitora costantemente le opportunità offerte dal mercato, ma ha sottolineato che acquistare attività nel settore del rame costa circa cinque volte di più che costruirle da zero. Mentre l'attività di Bhp nel settore del minerale di ferro in Australia sta affrontando difficoltà legate alle agitazioni sindacali. Craig ha assicurato che la società non prevede effetti negativi dai primi scioperi a Port Hedland, il più grande hub di esportazione di minerale di ferro al mondo, ma ieri il sindacato Combined Bhp Ports Unions ha annunciato di non aver raggiunto un accordo con l'azienda in merito al rinnovo del contratto per i lavoratori di Port Hedland. Le due parti riprenderanno le trattative il 25 agosto. (riproduzione riservata)