Bff Bank tiene botta nel primo semestre e reagisce dopo la dura ispezione di Bankitalia che l'ha costretta a riscrivere i conti del 2025. A fine marzo l'istituto specializzato nel factoring è finito per la seconda volta nel mirino della Vigilanza, che ha inviato due commissari (Francesco Fioretto e Raffaele Lener) ad affiancare il cda guidato dal ceo Giuseppe Sica.
La mossa è arrivata insieme alla riclassificazione di circa 1,4 miliardi di crediti in past due per via della nuova definizione europea di default, con conseguente impatto sul capitale della banca.
Da allora Bff si è messa a lavoro per rientrare nei ranghi ed è riuscita a chiudere il primo semestre in crescita. I ricavi netti rettificati sono saliti a 216,1 milioni (+9%) mentre l'utile netto rettificato è aumentato a 81,3 milioni (+8%). Quello netto contabile è sceso invece a 51,4 milioni (-27%) ma solo per l'impatto dell'ispezione (21 milioni), altrimenti sarebbe cresciuto del 3%.
Nei sei mesi, però, Bff ha dovuto fare i conti con un deciso aumento dei crediti deteriorati (2,9 miliardi, +69%) dopo le riclassificazioni chieste da Via Nazionale. Così le attività ponderate per il rischio sono salite a 5,8 miliardi (+18,4%) e il total capital ratio è tornato di poco sotto (12,93%) i minimi regolamentari (13,36%). La banca milanese è dovuta intervenire a luglio cedendo titoli di Stato, mossa che ha generato una plusvalenza in grado di riportarla sopra i requisiti Srep (13,6%).
La continuità aziendale è assicurata e il problema non dovrebbe ripresentarsi fino al 2028, quando l'impatto del calendar provisioning tornerà a farsi sentire. Ma Bff ha già in mente come mitigare eventuali nuove carenze di capitale senza dover stravolgere il modello di business. I problemi principali arrivano dal factoring, così l'istituto milanese potrebbe ridurre in modo «controllato» i crediti e contrarre «significativamente» i volumi da alcuni debitori.
Allo studio c'è poi la maxi cartolarizzazione da 1,2 miliardi pensata per ripulire l'attivo (advisor Jp Morgan e Pwc). Bff Bank sta definendo il perimetro e la struttura dell'operazione con i potenziali investitori, come Cerberus, Crc e Fortress. E il ceo Sica ha sempre dichiarato di voler chiudere l'operazione entro il terzo trimestre. L'ultima opzione è l'emissione di strumenti subordinati computabili nel Tier 2, oppure senior, per rafforzare ancora la posizione patrimoniale.
Sullo sfondo ci sono anche le diverse opzioni strategiche a cui lavorano Mediobanca e Morgan Stanley. Bff ha già ricevuto delle manifestazioni d'interesse preliminari e non vincolanti (si fanno i nomi di Cerberus e CF+). Ma in pole ci sarebbe la cordata Amco-Bpm, con quest'ultima che punta la divisione pagamenti e la banca depositaria, vero gioiellino dell'istituto milanese. Nelle ultime settimane, però, l'interesse di Piazza Meda si è raffreddato per questioni di prezzo e per i dubbi del suo principale socio, il Crédit Agricole. Così nuovi pretendenti (c'è chi parla di Bper) potrebbero prendere il posto di Bpm. (riproduzione riservata)