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Bce, Lagarde: l'Europa non può perdere la sfida dell'intelligenza artificiale
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Bce, Lagarde: l'Europa non può perdere la sfida dell'intelligenza artificiale

MF - Numero 162 pag. 5 del 20/08/2026

L'Europa ha «in gran parte perso la prima rivoluzione digitale, poiché i vantaggi commerciali derivanti dalla diffusione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione sono stati sfruttati in modo sproporzionato altrove. Non possiamo permetterci di ripetere la stessa esperienza con l'intelligenza artificiale (AI), la seconda rivoluzione digitale». Lo ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, nel suo intervento in occasione del Consiglio Internazionale delle Imprese del Forum Economico Mondiale di Ginevra.

Dal canto loro, le società europee stanno già investendo nell'intelligenza artificiale: i dati delle indagini suggeriscono che le aziende dell'area euro «prevedono di destinare in media circa il 9% dei loro investimenti totali all'AI quest'anno». Dati «incoraggianti» ma la questione, ha ricordato Lagarde, «è se l'Europa sia in grado di creare le condizioni affinché tali investimenti si diffondano e si espandano».

Due gli ostacoli principali. Il primo, ha sottolineato Lagarde, «è la frammentazione del mercato unico», con le imprese che «continuano a competere eccessivamente entro i confini nazionali, il che indebolisce la pressione competitiva per l'adozione di nuove tecnologie». Eliminare le barriere interne, per Lagarde, «permetterebbe a tale pressione competitiva di applicarsi in tutta Europa».

Il secondo ostacolo «è la frammentazione dei mercati dei capitali», perché «le aziende europee innovative spesso riescono a finanziare la loro crescita iniziale, ma con l'aumentare delle dimensioni si tende a creare un divario». Il risultato è che «un minor numero di imprese che raggiungono dimensioni globali e una più lenta diffusione delle nuove tecnologie nell'economia».

La crescita europea era basata su tre pilastri, ha spiegato Lagarde: l'espansione del commercio internazionale, la forza del suo settore manifatturiero nelle medie tecnologie grazie anche all'energia a basso costo, un ordine internazionale stabile e basato sulle regole. Oggi questi pilastri si stanno indebolendo: le tensioni geopolitiche «portano maggiore attenzione su dipendenze critiche e colli di bottiglia, mentre l'Europa fronteggia crescenti minacce alla sicurezza ai suoi confini». L'Europa dispone di «punti di forza sostanziali sui quali costruire», tra cui la più ampia rete mondiale di accordi commerciali, capacità manifatturiere di eccellenza, una forza lavoro qualificata e un mercato integrato di 450 milioni di consumatori. Nel 2025 l'economia dell'Eurozona è cresciuta dell'1,5%, interamente grazie alla domanda interna. Nel secondo trimestre il pil è aumentato dello 0,4%, nonostante lo shock energetico, ancora con un contributo positivo della domanda interna. «Il compito ora è trasformare questa resilienza interna in una fonte di crescita più duratura nel lungo periodo», ha detto Lagarde. Per riuscirci, l'Europa deve «utilizzare meglio la scala del proprio mercato interno», rimuovendo le barriere che impediscono alle imprese di espandersi in tutta l'Unione.

Intanto la Bce ha reso noto che nel mese di giugno, la bilancia delle partite correnti dell'area euro ha chiuso con un surplus di 35,1 miliardi di euro, in aumento rispetto all'attivo di 25,1 miliardi di euro di maggio. Le stime degli analisti erano per un avanzo di 26,8 miliardi. In dettaglio, la componente dei servizi ha evidenziato un saldo positivo di 16 miliardi, quella dei beni di 18 miliardi. La partita primaria dei redditi ha evidenziato un attivo di 17 miliardi e quella secondaria un deficit di 16 miliardi. Secondo le rilevazioni della Bce, su base non destagionalizzata, si registra un avanzo di 46,9 miliardi rispetto al disavanzo di 6,2 miliardi precedente.

Nei 12 mesi a giugno 2026, il surplus delle partite correnti è ammontato a 276 miliardi (l'1,7% del pil dell'area euro), in calo rispetto ai 305 miliardi (2% del pil) dell'anno precedente. Nel conto finanziario, gli acquisti netti di asset non emessi nell'area euro, da parte di residenti in Eurolandia, sono ammontati a 820 miliardi di euro, mentre gli acquisti netti di asset non emessi nell'area euro da parte di non residenti, valgono 1.123 miliardi di euro. (riproduzione riservata)



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