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L'avvio dell'Emission Trading Scheme costerà 7 miliardi nel 2024

Batosta green sulle navi

MF - Numero 073 pag. 21 del 14/04/2023

Per l'Italia l'impatto (crescente) potrebbe arrivare al miliardo di euro l'anno nel 2029 considerando che il costo attuale della CO2 è 93 euro a tonnellata

Quale costo avrà per l'armamento italiano l'introduzione dell'Emission Trading Scheme al trasporto marittimo nei prossimi nani? La risposta è che a livello globale l'intero comparto dovrà sborsare quasi 7 miliardi di euro l'anno se nel 2024 il carbonio continuerà a oscillare intorno ai 90 euro/tonnellata. Per il mercato marittimo italiano e i suoi armatori e noleggiatori, si parla di un costo che potrebbe via via passare da 250 milioni nel 2024 a 800 milioni dal 2026 in poi, raggiungendo probabilmente il miliardo alla fine del 2029. Basti pensare che un classico viaggio fra i porti di Sarroch (dove ha sede la raffineria di Saras) e Genova potrebbe costare il 62% in più nel 2026 rispetto a oggi.

Sono i numeri emersi nel workshop Eu Ets - 2024 Eu Emission Trading System, organizzato dal Gruppo Giovani Armatori di Confitarma, presieduto da Salvatore d'Amico, in collaborazione con Brs Shipbrokers Group. A dare lezione di certificati verdi è stato Mattia Ferracchiato, head of carbon markets di Brs Shipbrokers Group, che ha approfondito le caratteristiche del sistema europeo di scambio delle quote di emissione Ets (Emission trading scheme), meccanismo che copre il 45% delle emissioni europee e che dal 2024 includerà anche il settore marittimo. «Confitarma guarda con interesse, ma anche preoccupazione, agli sviluppi dell'applicazione allo shipping di questo sistema di tassazione. Ribadisce anche la necessità di esentare le linee di Autostrade del Mare e quelle di cabotaggio con tutte le isole, incluse le maggiori, non solo quelle con meno di 200 mila abitanti come è oggi»,ha aggiunto il presidente di Confitarma Mario Mattioli.

Dal 2024 in poi armatori e noleggiatori di navi con stazza lorda superiore alle 400 tonnellate dovranno progressivamente acquistare e trasferire permessi di CO2 per ogni tonnellata di gas serra rilasciata nell'atmosfera durante un anno solare. Per garantire un'agevole inclusione del settore marittimo nell'Eu Ets, la restituzione delle quote da parte dei vettori marittimi sarà gradualmente aumentata rispetto alle emissioni verificate. Saranno infatti tenuti a restituire le quote secondo il seguente calendario: 40% delle emissioni verificate dichiarate per il 2024, il 70% delle emissioni verificate comunicate per il 2025 e il 100% delle emissioni verificate comunicate dal 2026 in poi. Inoltre, le navi che effettuano viaggi con partenza da un porto dello Spazio Economico Europeo e arrivo in un porto extraeuropeo o viceversa vedranno ridotto del 50% il loro requisito di resa. L'idea alla base del secondo sconto è che il restante 50% delle emissioni del viaggio dovrebbe essere contabilizzato dal piano del carbonio nel paese extra Ue. A proposito delle deroghe, le più importanti vedranno una momentanea esclusione dei viaggi tra le isole con meno di 200 mila residenti stabili, che durerà solo fino al 2030. L'elenco delle compagnie di navigazione sarà aggiornato ogni due anni per gli iscritti in uno Stato membro, ogni quattro anni per gli altri.

Secondo quanto emerso dal workshop di Confitarma l'impatto della direttiva Ets per il settore marittimo sarà notevole soprattutto a causa dell'elevato prezzo di 1 Eua (Emission Unit Allowances) che oggi è di 93 euro/tonnellata. Per ogni tonnellata di bunker (carburante navale) usato vengono rilasciate nell'atmosfera poco più di 3 tonnellate di CO2. «A oggi questo equivale a quasi 300 euro di extra costo», spiegano gli armatori, «che verrà quasi sicuramente trasferito al noleggiatore, e quindi al consumatore finale». (riproduzione riservata)



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