La Banca del Mezzogiorno (BdM) raddoppia l'utile e si rende ancora più attraente per gli istituti in gara per comprarla dalla controllante Mcc. L'ex Popolare di Bari ha chiuso il primo semestre con 46,87 milioni di profitti (+91,8%), numeri che confermano il cambio di passo dopo il salvataggio nel 2020 con un intervento da 1,6 miliardi, di cui 1,2 miliardi a carico del Fitd. Certo, il balzo dei profitti è merito del maggior ricorso alle dta, crediti fiscali che si possono contabilizzare a bilancio per ridurre le imposte future. Con un contributo arrivato anche dalle minori rettifiche, dimezzate a 20,36 milioni, taglio che ha fatto scendere il costo del rischio allo 0,54% dall'1% di dicembre.
Nel semestre BdM è riuscita poi a far salire le commissioni (+4,25%), mentre il margine d'interesse è sceso a 104,67 milioni (-8%) a causa del taglio dei tassi della Bce del primo semestre del 2025. Calo tamponato dall'aumento degli impieghi a 7,47 miliardi (+18,9%). L'istituto pugliese ha anche erogato 811 milioni (+15%) a famiglie e imprese del Mezzogiorno, e ha confermato la sua solidità patrimoniale nonostante il cet 1 sia sceso al 13,88% dal 14,35% di dicembre. Il motivo? L'incremento delle rwa, comunque inferiore al 4%.
«La significativa crescita degli aggregati patrimoniali rappresenta uno dei principali elementi distintivi dei risultati semestrali che, insieme all'importante risultato dell'utile, conferma il forte dinamismo commerciale di BdM, capace di intercettare i bisogni del territorio e di rispondere alle esigenze di clienti con un'offerta sempre più diversificata di servizi, consulenza e soluzioni finanziarie», commenta il ceo Cristiano Carrus. «L'aumento degli impieghi e della raccolta conferma una traiettoria di forte espansione, sostenuta da una presenza capillare sul territorio e da un modello di business incentrato sui clienti, che continuano a riporre fiducia in noi e nel nostro lavoro, riconoscendoci il ruolo di interlocutore di riferimento per lo sviluppo e la crescita della comunità locale».
I numeri della semestrale saranno passati al setaccio nella data room in corso con le cinque banche che hanno presentato una manifestazione d'interesse per BdM. La sfida è tra Unicredit, Credem, Crédit Agricole e la cordata Iccrea/Popolare di Puglia e Basilicata. Le offerte arriveranno in autunno, per poi chiudere la vendita entro fine anno a valori vicini al patrimonio, pari a circa 600 milioni. La procedura potrebbe essere unita a quella della Cassa di Risparmio di Orvieto, altra controllata di Mcc, di nuovo in palio dopo la fallita cessione al Fucino. Questa volta la partita è tra Banco Desio, CF+ e sempre Credem e Agricole. (riproduzione riservata)