Da banca nata negli anni ‘20 a opera dei principi Torlonia per finanziare lo sfruttamento agricolo della piana del Fucino a seguito del prosciugamento del lago omonimo, a salotto finanziario romanocentrico in cui cresce progressivamente il peso delle grandi casse previdenziali nazionali.
Non c’è soltanto l’Enpam nel capitale della Banca del Fucino, istituto rigenerato nel 2019 su indicazione della Banca d’Italia, attraverso Igea Banca intervenuta in soccorso del vecchio gruppo schiacciato da troppe sofferenze. Accanto all’ente che eroga le pensioni ai medici con più di 28 miliardi di euro di patrimonio (è il più grande fra quello che stacca gli assegni ai professionisti) e che dal 2023 dell’istituto guidato da Francesco Maiolini ha il 9,3%, da gennaio di quest’anno nel libro soci c’è anche l’Enpaia.
È la cassa previdenziale dei lavoratori agricoli che gestisce 2,1 miliardi di patrimonio e che, tramite la gestione principale, ha messo in tasca l’1,8%. Enpaia però è presente nel capitale fin dal 2019, grazie alla gestione separata dei periti agrari che dell’istituto capitolino ha il 3,5%. Dallo scorso anno Enpaia ed Enpam hanno sottoscritto anche un patto di consultazione di cui fa parte anche la cassa nazionale di previdenza dei Ragionieri (Cnpr).
Quest’ultima nel 2024 ha rilevato l’1,7% dell’istituto, partecipando a uno degli aumenti di capitale con cui Maiolini ha progressivamente messo in sicurezza la banca. L’accordo parasociale è stato sottoscritto anche dalla Fondazione del Monte di Lombardia, azionista oltre che del Fucino (6,73%) anche di Intesa Sanpaolo (0,4%), da CariSpezia (1,3%) e dalla Fondazione Nazionale delle Comunicazioni (0,9%).
Le casse hanno anche altri rappresentanti. Classificato come investimento mission-related perché «Igea Banca è un istituto bancario nato nel 2015 con l’obiettivo di sviluppare, tra gli altri, prodotti e servizi destinati a target di clientela primariamente e storicamente attiva nel settore sanitario», anche l’ente di previdenza degli infermieri (Enpapi) nel 2023 ha messo in portafoglio una quota del Fucino (0,34%) e nel libro soci compare pure l’ente cooperativo mutuo di assistenza e previdenza per i tabaccai (Ecomap), con l’1,26%.
Accanto a questi istituzionali, la compagine sociale si completa di nomi noti dell’imprenditoria nazionale. Ci sono l’immobiliarista romano Francesco Gaetano Caltagirone (la sua VM 2006 ha lo 0,86%) - con cui le casse previdenziali si stanno muovendo all’unisono nell’assalto a Mediobanca e a cui molti enti hanno affidato la gestione del patrimonio immobiliare - Bernardo Vacchi (Finvacchi al 5,4%) della famiglia bolognese storica proprietaria di Ima e Sri Group, la società di financial advisory guidata da Giulio Gallazzi (7,5%) che a fine 2023 ha fatto capolino anche nel capitale di Piazzetta Cuccia.
Ma anche Angelini Investments (1,75%), la dinastia della Tachipirina e Toto Holding (1,67%), il costruttore di Chieti che a inizio anno ha messo in portafoglio il 40% del quotidiano romano Il Tempo. Primo socio del Fucino è l’imprenditore abruzzese Claudio Petricca. La sua Upz Investment ha il 9,7%. (riproduzione riservata)