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Banca, broker o neobank: come evitare errori alla prima scelta
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Banca, broker o neobank: come evitare errori alla prima scelta

22 settembre 2025, 18:30 Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2025, 09:45

Meglio rimanere con la propria banca tradizionale oppure affidarsi alle banche digitali come Revolut, Trade Republic, Scalable Capital, N26? E come scegliere la giusta piattaforma per investire

Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


In questi ultimi giorni mi state tempestando di mail (grazie, tra parentesi!) in cui mi chiedete di provare a fare un po' di chiarezza sulle piattaforme di investimento. Molti di voi, leggo tra i messaggi, fanno molta fatica con il momento zero del loro approccio agli investimenti. 

E cioè scegliere il broker, o la banca, con cui concretamente entrare nei mercati.

Vi elenco un po' di dubbi ricorrenti (fatemi sapere se ne sto tralasciando alcuni):

  • Ho paura di non avere qualcuno che mi accompagni nel mio processo di investimento
  • Credo di far fatica a orientarmi tra i prodotti
  • Non so se sarò in grado di fare la dichiarazione dei redditi se il mio broker prevede il regime dichiarativo
  • Se qualcosa va storto, a chi posso rivolgermi?

In questi sacrosanti dubbi vedo un minimo comun denominatore: la paura di trovarsi smarriti in un mondo ignoto, paralizzati in balia di qualcosa più grande di noi. 

L'assalto delle neobank

Il primo dilemma con il quale ci confrontiamo riguarda proprio la tipologia di banca con cui andiamo a relazionarci: è meglio rimanere con la propria banca tradizionale, magari aprendo un conto titoli lì, oppure affidarsi alle cosiddette neobank, le banche digitali come Revolut, Trade Republic, Scalable Capital, N26?

Con la collega Paola Valentini nello scorso numero di Milano Finanza abbiamo fatto un'ampia comparazione delle banche digitali che sfidano quelle tradizionali per i nostri soldi, che potete leggere a questo link. Le notizie che riguardano queste banche-app sono ormai quotidiane. Solo la scorsa settimana:

  • Il broker per gli investimenti Scalable Capital ha ottenuto la licenza bancaria in Germania, primo passo per arrivare anche in Italia a offrire conti con Iban tricolore
  • La fintech Revolut ha raggiunto in Italia i 4 milioni di clienti, diventando la quinta banca del Paese a meno di otto anni dall'avvio dell'Iban locale
  • Trade Republic, che ha lanciato l'Iban italiano a inizio anno, ha iniziato a offrire la possibilità di investire in private equity a partire da 1 euro

In generale, il modello di queste neobank ha alcune caratteristiche distintive:

  • Costi di apertura e mantenimento dei conti minimi (se non proprio a zero)
  • Remunerazione dei depositi a tassi promozionali
  • Ampio ventaglio di soluzioni di investimento (soprattutto Etf)
  • Velocità di apertura, chiusura e gestione

Per ora, l'operatività di queste neobank si affianca a quella delle banche tradizionali: io stesso, ad esempio, ho aperto il conto cointestato con la mia fidanzata utilizzando una fintech, ma continuo a gestire l'operatività di base (accredito dello stipendio, bonifici per le visite mediche, pagamento del mutuo) con un istituto di credito classico. E in più ho il mio broker per gli investimenti, in attesa che faccia tutti gli step necessari (se e quando lo vorrà) per diventare banca a tutti gli effetti. 

Troppi conti? Come gestirli

Ma andiamo alle ripercussioni pratiche, che poi è quello che ci interessa di più.

Primo punto: se l'offerta è così vasta, non staremo forse disperdendo il nostro denaro tra troppi conti e piattaforme?

In realtà, come vi avevo detto anche in un episodio del podcast, dividere il proprio denaro tra vari broker e banche in base agli obiettivi di investimento può essere una scelta ottimale per non fare confusione.

Esempio classico:

  • Lascio il mio fondo di emergenza nel conto corrente promettendomi di non usarlo mai («Sotto i 3.000 euro non posso scendere»). Ma se il fondo di emergenza è liquidità di pronto utilizzo, state pur certi che alla prima necessità lo utilizzerò senza remore
  • Se invece il fondo di emergenza lo trasferisco in un conto deposito svincolabile, oppure nel conto titoli comprando un Etf monetario, sicuramente non lo andrò a toccare salvo VERE emergenze. E tra l'altro, con un rendimento che nel conto corrente non avrei

Nel mio caso, la "sovrabbondanza" di conti si giustifica perché a ognuno è associato un OBIETTIVO:

  1. Con il conto corrente pago il mutuo e i beni non primari (sport, ristorante, libri)
  2. Con il conto cointestato pago i beni di prima necessità
  3. Con il conto titoli investo
  4. Il fondo di emergenza è nel conto titoli perché ho scelto di farlo tramite Etf monetario. Per una guida alla scelta, ecco l'articolo che ho scritto a riguardo

PS: Anche se formalmente rientra nel vostro portafoglio totale, NON considerate gli Etf monetari come parte dell'allocazione complessiva. Per vedere quante azioni, bond o materie prime si hanno è sempre meglio sottrarre prima dal totale la parte di fondi di liquidità, che ha un'altra funzione rispetto agli investimenti veri e propri

Come scegliere la piattaforma per investire

E a questo punto arriviamo alla scelta della piattaforma. Anche in questo caso, possiamo seguire due approcci (entrambi ugualmente validi a seconda delle proprie esigenze individuali). Anzi, tre approcci:

  • Non mi fido troppo delle mie competenze, ho bisogno di sapere che se non capisco qualcosa c'è sempre qualcuno a cui fare affidamento e può guidarmi passo dopo passo, anche con un incontro fisico. In questo caso posso scegliere (pagando in genere commissioni e costi generali più alti) di affidarmi al servizio di investimento di una banca tradizionale, aprendo il conto titoli da correntista
  • Non voglio sostenere i costi di un servizio di consulenza strutturato, ma non mi sento nemmeno in grado di investire in maniera totalmente autonoma. Posso provare un servizio di consulenza robotizzata (robo-advisory), oppure comprare dei portafogli modello. I costi in questo caso sono intermedi tra banca tradizionale e broker puro
  • Mi sento abbastanza sicuro dei miei mezzi, sono disposto a muovermi in autonomia cercando di sostenere le commissioni più basse possibili. In questo caso ci sono i broker che adesso, come abbiamo visto, si stanno conformando sempre più come banche dotate di Iban

Una guida passo dopo passo

Quindi, una volta individuato il nostro livello di partenza, proviamo a vedere le caratteristiche da ricercare per un investitore che vuole provare a fare da solo ma senza gettarsi dal dirupo senza paracadute.

Un percorso da seguire, una volta individuato il broker e o la banca (tramite pubblicità, passaparola eccetera) potrebbe essere:

  • Una verifica sui siti di Consob e Banca d'Italia per vedere se l'intermediario è abilitato a operare in Italia
  • Un giro su Trustpilot per vedere le recensioni. Questo passaggio è molto importante, perché in genere le recensioni tendono a stressare molto gli aspetti critici. Valutate sempre se la criticità in questione è molto problematica per voi: la mancanza di un'assistenza in italiano potrebbe per esempio essere molto più "grave" per il neofita rispetto all'assenza del trading di opzioni, che invece è un problema per chi con quella piattaforma vorrebbe fare operazioni più complesse e avanzate
  • Verificare dai siti i tariffari: costi di apertura e mantenimento del conto, eventuali remunerazioni, commissioni per acquisto di azioni, Etf, piani di accumulo
  • Verificare i prodotti offerti e i sottostanti: se la compravendita di azioni avviene tramite contratti per differenza (Cfd), siamo in presenza di uno strumento molto più complesso da maneggiare rispetto alle normali azioni fisiche
  • Verificare la presenza di un servizio di assistenza in italiano, se telefonico o tramite chatbot, e in quali fasce orarie
  • Verificare la presenza di un servizio di educazione finanziaria, o comunque di contenuti di finanza personale. Può sembrare secondario, ma secondo me una sezione "Come funzionano gli investimenti" è un bellissimo valore aggiunto
  • Verificare il regime fiscale: se è dichiarativo dovete fare tutto da voi (anche se in genere vi arriva un file precompilato da dare al Caf o al commercialista). Se è amministrato la banca/broker fa il lavoro al posto vostro (tecnicamente, fa da sostituto d'imposta), che non è affatto male

Non fatevi scoraggiare: bastano 10 minuti per spuntare questi punti e avere molta più serenità!

E anche per oggi ci siamo detti tutto. Fatemi sapere alla mail mcapponi@class.it quali sono i vostri principali dubbi in merito alla scelta delle piattaforme in cui investire, e se state riscontrando problemi nella scelta.

Noi ci sentiamo la prossima settimana!



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