È stato un Carlo Messina a tutto campo quello che ieri ha difeso l'opas di Intesa Sanpaolo su Mps e liquidato come «irrealizzabili» le ipotesi alternative al vaglio di Siena. L'offerta è «in linea con i tempi per chiudersi entro fine anno. Siamo determinati ad andare avanti», ha tagliato corto il consigliere delegato durante la conference call di presentazione dei risultati semestrali che ha visto al centro proprio l'operazione da 30,6 miliardi lanciata a giugno.
A domanda di un analista Messina ha puntato l'indice sulla nuova contrapposizione emersa all'interno del cda di Montepaschi. Alcuni consiglieri espressione delle minoranze hanno scritto al presidente Cesare Bisoni per contestare l'evoluzione della governance e, soprattutto, la gestione del ceo Luigi Lovaglio. «È incredibile che l'impresa (Mps, ndr) si trovi sempre in questa situazione dopo quello che è successo negli ultimi mesi. Oggi agli azionisti di Siena serve un porto sicuro». E Intesa si candida per esserlo.
Messina si è poi soffermato sulle ipotesi al vaglio di Mps per costruire un'operazione alternativa con Banco Bpm. Siena potrebbe distribuire un dividendo straordinario ricorrendo al capitale in eccesso oppure ai proventi della cessione della quota Generali. «La distribuzione di un dividendo straordinario, secondo la normativa vigente, richiede l'approvazione dell'assemblea straordinaria e dalla Bce. Ma soprattutto non sarebbe semplice cedere Generali: stiamo parlando di una quota di valore molto rilevante. Chi potrebbe acquistarla? Noi siamo impegnati nel lancio dell'offerta. Teoricamente Unicredit potrebbe comprare, ma non credo che oggi sia nelle condizioni di farlo. In alternativa potrebbero esserci soggetti come Axa o Allianz...». Senza contare che l'eventuale cessione della quota potrebbe far crollare il titolo Mps del 20-30%, ha puntualizzato Messina.
Per Messina Montepaschi potrebbe tentare una seconda strada, cioè distribuire il capitale in eccesso. Anche questa opzione però viene descritta come in salita. «Dopo l'acquisizione di Mediobanca, Siena ha cambiato modello di business: non è più soltanto una banca retail, ma ha anche attività corporate». E questo mutamento del profilo di rischio, ha ipotizzato il ceo, rende improbabile che la vigilanza autorizzi.
Ma c'è un altro passaggio destinato a pesare sul mercato. Se, nonostante tutto, il dividendo straordinario fosse distribuito, l'opas di Intesa dovrebbe essere rivista. «Cambierebbe il concambio e la nostra offerta dovrebbe essere riconsiderata», ha avvertito Messina, lasciando intendere che un'eventuale distribuzione di capitale da parte di Mps inciderebbe direttamente sui termini dell'offerta. Un punto, invece, è stato escluso in modo categorico: un rilancio del prezzo. «Ci sono zero possibilità che aumentiamo il prezzo dell'offerta. Non c'è spazio per ulteriori valutazioni».
Intanto Intesa Sanpaolo chiude il primo semestre del 2026 con un utile netto di 5,554 miliardi di euro, in crescita del 6,5% rispetto ai 5,216 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno, e prepara un nuovo consistente ritorno di capitale agli azionisti. La distribuzione maturata nei sei mesi ammonta a 5,3 miliardi, di cui 4,2 miliardi sotto forma di dividendi. Circa 3,8 miliardi dovrebbero essere versati a novembre come acconto sui risultati dell'esercizio, dopo la decisione definitiva del consiglio prevista per il 30 ottobre. A questa somma si aggiunge il buyback da 2,3 miliardi avviato a luglio. «Registriamo i migliori sei mesi della nostra storia, grazie anche al miglior trimestre di sempre, con un risultato netto pari a 5,6 miliardi di euro nel semestre e 2,8 miliardi di euro nel secondo trimestre», ha commentato Messina.
Tornando ai risultati, l'utile del solo secondo trimestre è stato pari a 2,793 miliardi, rispetto ai 2,761 miliardi dei primi tre mesi dell'anno e ai 2,601 miliardi del secondo trimestre 2025. La distinzione è rilevante: la crescita del 6,5% indicata dal gruppo riguarda infatti l'intero semestre, mentre nel confronto sequenziale l'utile trimestrale è aumentato di poco più dell'1%.
Nonostante le distribuzioni, la solidità patrimoniale resta elevata. Il Cet1 è al 13,1%, dopo aver dedotto la remunerazione maturata nel semestre e il riacquisto di azioni proprie. Il coefficiente salirebbe al 13,8% considerando il beneficio atteso dall'assorbimento delle dta. Alla luce dei risultati, Intesa (ieri -0,4% in borsa a 6,45 euro) ha migliorato la previsione 2026, portando l'obiettivo di utile netto a oltre 10 miliardi di euro. La guidance si fonda su ricavi in crescita, sostenuti soprattutto dalle commissioni e dall'attività assicurativa, interessi netti attesi ben oltre i 15 miliardi, costi stabili e una riduzione degli accantonamenti. (riproduzione riservata)