Vincere il medagliere di un Europeo è complicato. Farlo per due edizioni consecutive, battendo i padroni di casa all'ultima gara, è un'impresa. L'Italia dell'atletica leggera sta vivendo la miglior stagione della sua storia recente e con 22 medaglie, di cui 10 ori si è confermata la nazione più forte del Vecchio continente alla rassegna continentale di Birmingham terminata domenica 16, arrivando davanti a Gran Bretagna e Germania.
Ma i trionfi degli sportivi azzurri come Larissa Iapichino e Nadia Battocletti – che hanno tenuto davanti alla tv quasi due milioni di spettatori – non valgono quasi nulla dal punto di vista economico. Questo perché, a differenza di Olimpiadi e Mondiali, le medaglie degli Europei non prevedono premi in denaro per tutti. La precisazione è d'obbligo perché, dalla scorsa edizione, viene dato un assegno da 50 mila euro a ciascuno dei dieci atleti che hanno registrato la migliore performance in finale. Tra i vincitori di questa «Gold Crown» ci sono anche due italiani: i marciatori Massimo Stano e Sofia Fiorini, che hanno vinto le loro rispettive maratone.
La maggior parte dei campioni azzurri dell'atletica leggera fa parte di gruppi sportivi militari o civili appartenenti allo Stato. Lo stipendio quindi di campioni come Leonardo Fabbri o Dariya Derkach è quello di un poliziotto o di un aviere e si aggira tra i 1.400 e i 1.800 euro netti al mese.
Quindi la maggior parte delle entrate per gli atleti famosi a livello mondiale deriva dalle vittorie e dalle sponsorizzazioni. Il torneo più importante per il portafoglio degli atleti è la Diamond League, una sorta di «Champions League» dell'atletica che assegna premi fino all'ottavo posto, con il vincitore che si porta a casa 10 mila dollari.
Passando alle sponsorizzazioni, gli sportivi più vincenti sono anche quelli chiamati da vari marchi tecnici o brand internazionali. Tra gli atleti azzurri più forti della storia c'è sicuramente il saltatore in alto Gianmarco Tamberi. Secondo quanto ricostruito dalla Gazzetta dello Sport, la sua società Dream srl, che si occupa dei diritti d'immagine del saltatore, dal 2021 al 2025 ha chiuso i bilanci sempre in utile, accumulando un totale di 6,4 milioni di profitti.
I meriti dei risultati di Birmingham sono da condividere anche con la federazione italiana di atletica leggera (Fidal) che negli ultimi anni, anche grazie ai ricchi medaglieri, ha visto un aumento delle entrate: nel 2019, l'anno prima del Covid, i ricavi della produzione ammontavano a 29,3 milioni di euro. Nel 2025, ultimo bilancio disponibile, la cifra è salita a 38,3 milioni. Inoltre negli ultimi anni la Fidal ha registrato un boom di iscrizioni: nel 2019 si contavano 217 mila atleti tesserati, dopo l'exploit olimpico e le vittorie ai Mondiali e agli Europei la quota è salita a 249 mila iscritti, un aumento del 14,8% in soli 6 anni. (riproduzione riservata)