La nomina dell'ambasciatore Mario Cospito a commissario straordinario dell'Asi cade in un passaggio tutt'altro che ordinario. Gli auguri sono sinceri, ma il mandato non può limitarsi alla continuità amministrativa. A dicembre l'Italia ospiterà la riunione ministeriale intermedia dell'Esa, chiamata a definire la roadmap europea dell'esplorazione: per Roma sarà il primo banco di prova di una nuova politica industriale dello spazio.
Il peso italiano non si misurerà soltanto in sottoscrizioni e ritorno geografico. Conta ciò che gli investimenti lasceranno nel Paese: competenze, proprietà intellettuale e imprese capaci di crescere sui mercati. È qui che l'Asi deve alzare lo sguardo.
Il progetto «Bromo», l'aggregazione spaziale prevista da Airbus, Leonardo e Thales, punta a creare un gruppo da circa 25 mila addetti e 6,5 miliardi di ricavi pro forma. Promette massa critica e un'offerta end-to-end capace di competere con i giganti globali.
Ma una concentrazione di queste dimensioni non è neutrale: ridisegnerà forniture, centri decisionali, programmi, specializzazioni nazionali e accesso alle commesse. Le sinergie possono aprire opportunità o restringere gli spazi per le pmi.
Prima di dicembre serve una valutazione italiana delle ricadute di Bromo: asset strategici, competenze a rischio e segmenti della filiera che possono diventare piattaforme europee. Non si tratta di opporre i prime contractor alle pmi, ma di impedire che la forza del vertice impoverisca la base.
L'Asi è il luogo di questa regia. Dopo la legge sull'economia dello spazio deve affiancare alla missione scientifica una netta attenzione industriale: bandi accessibili alle pmi, roadmap tecnologiche stabili, sostegno alle aggregazioni, percorsi che trasformino i fornitori in partner e tutela della proprietà intellettuale.
Deve inoltre rendere la filiera leggibile al capitale. Agli investitori servono dati, pipeline di programmi, visibilità sulla domanda pubblica e interlocutori capaci di distinguere una tecnologia promettente da un'impresa scalabile.
Attrarre investimenti non significa chiedere alla finanza di colmare i vuoti della politica industriale. Significa creare con Mimit, Cdp, fondi e banche le condizioni perché capitale pubblico e privato accompagni il salto dimensionale delle aziende, anche attraverso consolidamenti selettivi. Le pmi non devono essere protette dalla concorrenza: devono avere gli strumenti per sostenerla.
Dicembre impone quindi una scelta. L'Italia non può presentarsi in Europa con un catalogo di eccellenze: deve portare una strategia. La sovranità non si misura dalla dimensione del campione in cima, ma dalla forza della filiera che lo sostiene.
Se Bromo allargherà opportunità, capitali e accesso ai programmi, sarà un moltiplicatore. Se restringerà il mercato, avremo un colosso europeo e un sistema italiano più fragile.
L'Asi deve collegare programmi, investitori e imprese, trasformando l'eccellenza tecnologica in potenza industriale. È una decisione che non può più essere rinviata: il tempo è ora. (riproduzione riservata)
*membro commissione nazionale
Space Economy di Federmanager