La nuova tregua tra Stati Uniti e Iran, il calo del prezzo del petrolio e la stagione delle trimestrali che prosegue. Con un occhio di riguardo alle big tech e alla capitalizzazione record di Apple. Sono alcuni degli elementi che ieri hanno guidato una seduta mista sui principali listini globali e a cui gli investitori continueranno a guardare questa settimana. Se in Asia le borse hanno accusato ribassi pesanti, penalizzate da un sell-off generalizzato sui titoli dei semiconduttori, in Europa i risultati sono stati migliori. Il Cac 40 di Parigi ha guadagnato lo 0,6%, il Dax di Francoforte lo 0,3%, il Ftse 100 di Londra lo 0,9%. Diverso il vento a Piazza Affari, dove il Ftse Mib ha chiuso a 51.698,19 punti (-0,7%), zavorrato da alcuni titoli industriali.
Al paniere milanese non sono bastate le buone performance di Diasorin (+5,3%), Amplifon (+3%) e Campari (+3,4%). Il Ftse Mib è stato infatti penalizzato dal tonfo di Saipem (-8,9% dopo la revisione al ribasso delle stime sulla redditività annuale) e dalle flessioni marcate di Prysmian (-4,3%) e Stm (-3,1%). Quest'ultima è finita nella raffica di vendite che ha colpito i chip, investendo anche l'olandese Asml (-2,9%) e soprattutto le coreane Sk Hynix (-14,6%) e Samsung Electronics (-13,4%). A scatenare la tempesta sono stati nuovi timori sugli investimenti nell'intelligenza artificiale e sulla concorrenza delle aziende cinesi, che offrono alternative più economiche. «Ai timori sugli ingenti investimenti si è aggiunto il rischio che la competizione cinese possa erodere la redditività dei produttori asiatici e statunitensi», sottolineano gli strategist di Mps.
In questo contesto gli occhi sono puntati sulle trimestrali delle big tech. Dopo i conti di Alphabet (Google), che la settimana scorsa ha rivisto al rialzo le stime sugli investimenti portandole tra 195 e 205 miliardi annui, stasera è il turno di Meta e Microsoft, domani di Amazon e Apple. Quest'ultima - l'unica delle big a non aver destinato cifre stellari allo sviluppo dell'AI finora - intanto ha superato per la prima volta 5.000 miliardi di market cap nella giornata di ieri, diventando la seconda società nella storia (dopo Nvidia) a infrangere questa soglia. Con tale capitalizzazione Apple è anche la società quotata di maggior valore al mondo davanti proprio a Nvidia, che ieri si collocava intorno a 4.800 miliardi di market cap.
Sul fronte geopolitico i mercati hanno beneficiato della nuova tregua tra Stati Uniti e Iran e del conseguente raffreddamento dei prezzi del petrolio. Dopo che lunedì il presidente degli Usa Donald Trump ha dichiarato di aver sospeso i raid militari contro Teheran il greggio Brent è sceso sotto 81 dollari al barile (-6% per il contratto future in consegna a ottobre), mentre il Wti nel tardo pomeriggio italiano viaggiava intorno a 78 dollari. Nel frattempo Edison ha ricevuto da QatarEnergy la comunicazione dello stato di forza maggiore su altri tre carichi di gnl destinati all'Italia, il che porta a 24 il totale dei carichi sottoposti alla forza maggiore ed estende fino a settembre il periodo di fermo delle consegne. Edison (-0,9%) ha comunque dichiarato di aver provveduto a reperire gas alternativo e di aver già sostituito 17 carichi (ovvero 1,6 miliardi di metri cubi). Il contratto con QatarEnergy, siglato nel 2009 per 25 anni, include 6,4 miliardi di metri cubi all'anno.
Infine, oggi è anche il giorno della Federal Reserve. La banca centrale americana è tornata a riunirsi e i mercati aspettano di capire se i tassi di interesse negli Stati Uniti rimarranno ancora fermi o meno. «Il verbale della riunione di giugno ha indicato che energia, dazi e AI hanno accelerato l'inflazione nell'ultimo anno e che, se uno qualsiasi di questi fattori dovesse mantenere i prezzi a livelli elevati, la Fed potrebbe aumentare i tassi», osserva Robert Sockin, capo-economista Usa di Pgim. «Riteniamo che la probabilità di un rialzo dei tassi sia quasi del 50-50» anche se resta «seppur in misura minima» pure lo scenario di base che prevede il primo rialzo a settembre.
Anche Rikkert Scholten, global macro strategist di Robeco, si aspetta che la Fed «mantenga invariati i tassi» in modo da «valutare gli effetti del recente shock sui prezzi del petrolio su economia e inflazione». Tuttavia l'esperto nota che «i rischi per l'inflazione rimangono orientati al rialzo, soprattutto se la domanda di lavoro dovesse accelerare nuovamente, i prezzi del petrolio tornassero a salire o le pressioni inflazionistiche si estendessero a un numero maggiore di componenti del settore dei servizi. In tale scenario ci aspetteremmo un rialzo di 25 punti a settembre, eventualmente seguito da un secondo aumento a dicembre». In attesa della decisione della Fed, il rendimento dei Treasury a 10 anni è sceso per la terza sessione consecutiva, portandosi al di sotto del 4,6%, grazie al calo del prezzo del petrolio che riduce le pressioni inflazionistiche. Il Btp decennale invece rende ora il 3,94% con uno spread di 80 punti rispetto al Bund.(riproduzione riservata)