È curioso. Dopo un decennio in cui Amazon ha ripetuto che Alexa non ascolta ogni tua parola, l’azienda sta ora acquistando un braccialetto che lo fa. Il dispositivo indossabile di Bee trascrive tutte le conversazioni della tua giornata, incluso quando parli da solo. Poi utilizza l’intelligenza artificiale per trasformare quel grande «minestrone di parole» in una cronologia ricercabile, offrendo eventi chiave e persino liste di cose da fare basate sul tuo chiacchiericcio.
La ceo di Bee, Maria de Lourdes Zollo, ha annunciato in un post su LinkedIn che l’azienda, che immagina «un mondo in cui l’IA sia veramente personale», si unirà ad Amazon. Una portavoce di Amazon ha confermato che, anche se un accordo è stato firmato, l’acquisizione non è ancora conclusa. Per Amazon, è una piccola mossa in un mercato potenzialmente enorme.
Ho visto per la prima volta il braccialetto all’inizio di quest’anno al polso della mia collega Joanna Stern. Stavamo per iniziare a spettegolare, quando Joanna ha indicato il suo polso e mi ha avvertito che Bee stava ascoltando. Joanna è rimasta colpita da quanto fosse utile, anche se non del tutto convinta sul compromesso legato alla privacy. Bee non salva l’audio, ma solo la trascrizione. Tuttavia, il fattore «inquietudine» resta alto.
Da tempo abbiamo dispositivi che ascoltano nelle nostre tasche e nelle nostre case. Per molti, lo speaker Echo di Amazon è stato il primo. Amazon ci ha ricordato per anni che i suoi dispositivi si attivano solo dopo aver sentito la «parola di attivazione». Anche se magari non l’hai pronunciata davvero.
Ora, Amazon è interessata a un dispositivo indossabile che ascolta sempre, senza bisogno di una parola di attivazione. Perché? Perché l’AI generativa prospera quando analizza grandi quantità di dati, e più contesto riesce a raccogliere sulla tua vita, più può esserti utile. Inoltre, quei dati, se raccolti da abbastanza persone, possono contribuire ad addestrare gli stessi modelli di intelligenza artificiale.
La portavoce di Amazon non ha fornito dettagli sull’acquisizione né sulle motivazioni dell’azienda, ma ha affermato che Amazon tiene molto alla privacy e alla sicurezza dei clienti, e progetta i propri prodotti affinché gli utenti possano avere il controllo della loro esperienza. Lo stesso principio varrà anche per Bee, ha aggiunto. Zollo di Bee non ha risposto a una richiesta di commento.
Amazon ha intensificato i suoi sforzi nel campo dell’AI generativa con il rilascio in beta di Alexa+, una versione più intelligente del suo assistente vocale originale, in grado di gestire quasi qualsiasi domanda che si potrebbe porre a ChatGpt. Come altri chatbot, però, può commettere errori.
Bee è uno dei tanti gadget con intelligenza artificiale che stanno emergendo. Google ha i suoi auricolari Pixel, che portano l’AI Gemini direttamente nelle orecchie, mentre Meta Platforms ha gli occhiali Ray-Ban con un assistente AI integrato. Samsung ha recentemente presentato dispositivi Galaxy con Gemini integrato. Apple è stata più lenta a entrare in gioco, ma anche lei vuole rendere l’iPhone più intelligente grazie all’intelligenza artificiale. L’ex capo del design di Apple, Jony Ive, sta sviluppando un nuovo dispositivo per OpenAI. Questi prodotti possono avere forme e dimensioni diverse, ma sono tutti, in fondo, una vetrina per la stessa cosa: un accesso facile e personalizzato a un assistente virtuale che vive nel cloud.
La rivoluzione dell’AI è solo all’inizio. Le aziende tecnologiche sperimenteranno molte idee diverse nei prossimi mesi e anni per vedere cosa funziona davvero. Il braccialetto intelligente ma inquietante si dimostrerà davvero utile? Oppure bar e altre attività commerciali seguiranno l’esempio del bando contro i Google Glass, dichiarando «zone libere da Bee»? (riproduzione riservata)
