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All’origine della civiltà

Luoghi avvolti dal mistero, fra città moderne, siti archeologici, pietre miliari del credo e una natura prodigiosa. Arabia Saudita, aperta da poco alle frontiere del turismo, e Giordania, crocevia di popoli e culture: due Paesi abitati dalla storia, ancora tutti da esplorare

06/01/2024 22:42

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All’origine della civiltà

La mezzaluna fertile e le grandi religioni monoteiste; un succedersi di dominazioni e un incontro di civiltà. Egizi, assiri, babilonesi, greci, romani, arabi, bizantini, crociati e inglesi: tutti sono passati da qui, tutto nasce in questa terra di deserti e città che furono, dove il tempo scorre lento e la natura spinge al misticismo. Un viaggio in Medioriente è un’ode alla culla stessa dell’umanità, crogiuolo di culture, fedi ed etnie documentate nelle sorprendenti testimonianze architettoniche. Principi del deserto con accompagnatore e Terra di Nomadi e di Re con accompagnatore sono due itinerari Travel Expert firmati da Made by Turisanda, in altrettanti Paesi, Arabia Saudita e Giordania, fra i meno esposti alle rotte del turismo. Dalle rovine di antiche città alle intricate incisioni rupestri, alle tombe scavate nella roccia, il passato prende vita nell’impagabile commistione di ricchezza culturale e fascino naturalistico. Culla della storia e crocevia di popoli da oltre 2 mila anni, la Giordania è il volto più liberale, pacifico e culturalmente affascinante del vicino Oriente. Snodo strategico tra Asia, Africa ed Europa, con più di 11mila siti archeologici disseminati nel Paese, l’Arabia Saudita è una destinazione nuova, misteriosa, aperta solo di recente ai visitatori occidentali. In entrambi i casi un viaggio vero, di scoperta, per esploratori del XXI secolo. Intraprenderlo in gruppi ristretti di 12-15 partecipanti, in compagnia di un accompagnatore esperto in partenza dall'Italia, appositamente selezionato per lo specifico tour, è il plus che fa la differenza. Una figura professionale, appassionata, in grado di assistere i partecipanti in ogni necessità, ma soprattutto di intercettare e trasferire con l’intuito del “tracciatore” ogni fluttuazione emozionale trasmessa dai luoghi: la magia dei silenzi e i tempi sospesi di un deserto, la ricchezza umana dei locali, l’esperienza immersiva dell’affondo storico, il fascino discreto ed eterno della natura e la cultura che si è modellata in armonia con le sue dune.

Il tour con accompagnatore “Principi del deserto” è previsto nelle partenze del 27 gennaio, 24 febbraio, 30 marzo, 28 settembre, 12 ottobre e 30 novembre; il tour con accompagnatore “Terra di Nomadi e di Re” è invece previsto con una data al mese.

All’origine della civiltà

Arabia Saudita: il futuro è nella storia

«Le strade si stringevano in vicoli chiusi da tettoie di legno nel bazar principale, ma altrove aperti verso il cielo, nei piccoli interstizi tra le sommità delle alte case dai muri bianchi». Così, nella sua autobiografia, Lawrence d’Arabia descriveva i palazzi in pietra corallina di Al Balad, dichiarata nel 2014 Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Autentici capolavori di intarsio, le facciate dei balconi in teak traforato raccontano un passato di fasti, esibendo nei roshan, i terrazzi più grandi, il prestigio dei mercanti, arricchiti dal transito dei pellegrini diretti alla Mecca. Siamo a Gedda, la città “diversa”, come recita il motto “Jeddah ghair”, sulle sponde orientali del Mar Rosso. Nel corso degli anni nessun centro urbano saudita ha assorbito le influenze esterne più di questo vivace porto commerciale, che conserva intatto l’antico cuore medievale nella fitta trama di vicoli e palazzi ma abbraccia le espressioni più moderne di un crocevia cosmopolita: hotel, moli, baie balneabili, ristoranti e percorsi ciclabili segnano il passo lungo la corniche, disseminata di iconiche sculture firmate da giganti come Alexander Calder, Henry Moore e Joan Mirò. Sotto l’auspicio di un tramonto infuocato, asperso dagli zampilli della fontana più alta al mondo, quella di Re Fahd, con un getto che sfida la gravità a 300 m, Gedda esibisce il suo passato e proietta il suo futuro in un felice mix culturale di storia e contemporaneità. Come la capitale, Riyadh, oggi vivace metropoli moderna, costellata di avveniristici palazzi e grattacieli urbani che vegliano su un heritage secolare, conservato nelle vibranti atmosfere dei suq, nel cuore d’argilla dell’antico quartiere di Diriyah, nei sapori tradizionali del jareesh o dell’hashi. Portata a sintesi da una scena artistica fiorente, l’amalgama fra suggestioni antiche e proiezioni future si compie nelle due città, Gedda e Riyadh, punto di partenza e di arrivo del tour Travel Expert “Principi del deserto”. 

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L’inesplorata culla delle civiltà

Dai labirinti di roccia rossa scolpiti dal vento alle ondulate dune del deserto, una valle punteggiata di agrumi e flussi lavici che si perdono nella notte dei tempi, il più grande museo vivente di tombe a cielo aperto, affioramenti di arenaria e formazioni geologiche dal fascino ancestrale. Millenario snodo sulla rotta dell’incenso che dall’Arabia Saudita si spingeva oltre l’Egitto, la regione di AlUla sprigiona il misterioso carisma delle sue antiche civiltà, dai regni di Dadan e Lihyan agli hub commerciali nabatei fino all’era islamica. Intorno all’omonima città, adagiata su un’oasi di terre fertili lungo la via di pellegrinaggio verso la Mecca, circa 325 km a nord di Medina, si dispiegano 200mila anni di storia in gran parte inesplorata, custodita nei numerosi siti patrimonio dell’Unesco: il labirinto di case in mattoni di fango nella città vecchia, i sepolcri scolpiti su pareti di arenaria di Mada’in Saleh, epicentro dei commerci fiorito sotto il regno dei Nabatei ma già noto al tempo dei greci con il nome di Hegra, l’antica capitale di Dadan e le sue imponenti Tombe dei Leoni, la “biblioteca aperta” di Jabal Ikmah, con iscrizioni rupestri e petroglifi del IX e X secolo a.C.

Un caleidoscopio di esperienze naturali

Tracce stratificate dell’opera umana che fanno a gara con l’opera primigenia di una natura ancora inviolata ma generosa di inattesi capolavori, come il suggestivo canyon di Wadi Disah, chiamato dai locali Wadi Qaraqir, ricamato di falde freatiche, palme e canneti, o l’incredibile gola di Wadi Tayyb al Ism che si apre sul Mar Rosso, disegnando un’oasi naturale nota come 12 Springs of Moses, dove Mosé venne ad abbeverarsi dopo la biblica traversata, o, ancora, la spiaggia di Ras Alsheikh Hamid, proprio di fronte alla penisola del Sinai, dove giacciono i resti di un idrovolante Catalina degli anni ’30. Siamo a nord della vivace Tabuk, punto di partenza per gli evocativi scenari della Hisma Valley. Tra sabbie color ocra, faraglioni di arenaria e argille paleozoiche, ci si addentra nelle terre desertiche delle antiche rotte carovaniere, costeggiate ancora da qualche insediamento beduino dove condividere una tazza di chai o caffè aromatizzato al cardamomo.

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Giordania: all’origine dei tempi

La luce calda di un sole ostinato brilla sul bianco sale del Mar Morto e avvolge le sabbie rosse di Wadi Rum. Gli intensi aromi delle spezie si mescolano ai ritmi arabi dell’oud. Memorie di mercanti nabatei e legionari romani, eserciti musulmani e agguerriti crociati, aleggiano sulla leggendaria Via dei Re. Cerniera e confine di civiltà, il Regno di Giordania appare come un miraggio fra i venti che soffiano dal Mediterraneo e i profumi del deserto. Qui Mosé consegnò al popolo eletto le tavole della Legge e Giovanni Battista battezzò Gesù nel fiume Giordano. Fra antiche rovine e dune bruciate dal sole, l’anticamera della Terra Promessa offre una grande varietà di paesaggi e luoghi biblici: dalle acque cristalline di Aqaba, sul Mar Rosso, agli altopiani del venerato Monte Nebo, dalle vestigia romane di Amman e Jerash, a Petra, incastonata nella pietra rosa delle irte pareti dei canyon. Fonte inesauribile di scoperte nel millenario susseguirsi di civiltà, la Giordania è un paradiso per i cultori della storia e dell’archeologia.

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Amman e i suoi siti archeologici

Di giorno indugia tra le vecchie case ottomane di Jabal Amman e di notte balla sfrenata nelle discoteche di Abdoun: frizzante e aperta al mondo, la capitale affonda le sue radici nella storia e nelle sette colline su cui è costruita, collegate da ponti e reticoli stradali che si inerpicano fra moderni palazzi e borghi antichi, caratteristici souk e centri commerciali. Comincia qui il tour “Terra di Nomadi e di Re”, dall’antica Filadelfia, com’era nota Amman in epoca romana, punto di partenza verso il sito dei Castelli del Deserto, tra cui spiccano l’avamposto medioevale Qasr Azraq, dove Thomas Edward Lawrence e Sharif Hussein bin Ali stanziarono durante la Rivolta Araba; il silenzioso e possente fortino Qasr Kharana, residenza estiva di vari califfi omayyadi; e il Qasar Amra, fra i primi esempi di architettura islamica, eretto all’inizio del VIII secolo. Un balzo indietro di 2mila anni e più porta nel sito archeologico di Jerash, la Pompei dell’Est, abitata fin dall’età del bronzo ma giunta al suo apice sotto il dominio romano, di cui custodisce le maggiori tracce, nonché le meglio conservate al mondo. Varcando la Porta Monumentale Sud, la storia prende vita: strade lastricate, colonnati, i templi di Zeus e di Artemide, i pavimenti a mosaico del Teatro Romano e delle Chiese Bizantine, la Piazza Ovale, bagni termali, fontane e mura ritmate dallo svettare di torri. Un altro mondo, aperto sull’incredibile eredità della civiltà classica.

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Cento sfumature di rosa

I mosaici bizantini di Madaba e della Chiesa di St. Giorgio; il Monte Nebo, dove Mosé venne sepolto; i resti della fortezza di Shobak, mirabile compendio di architettura Crociata, voluto da Re Baldovino I: gli echi del passato si propagano lungo l’antica Strada dei Re, fino alla “città perduta”, Petra, centro di origine edomita, poi abitata da romani e bizantini, ma nota nel mondo come teatro dell’apogeo nabateo, il popolo di commercianti guerrieri che ne fecero lo snodo cruciale sulle rotte della seta e delle spezie e ne modellarono l’architettura scavando a mano l’arenaria del deserto. Sfavillante dedalo di sepolcri e palazzi costruiti a partire dall’ottavo secolo a.C. e riscoperti agli inizi dell’800, la città vecchia è una tavolozza di venature in diverse tonalità di rosa. Vi si accede attraverso il Siq, una gola stretta e profonda, fiancheggiata da pareti rocciose alte 80 metri, che conducono al monumentale al-Khazneh (il Tesoro). Non solo: obelischi, templi, strade colonnate ed edifici scolpiti nella pietra esibiscono facciate multicolori. «Il più bel luogo della terra», lo definì ‘Aurans Iblis’, Lawrance il Diavolo, com’era chiamato dai beduini. «Per i colori delle sue rocce, tutte rosse e nere con strisce verdi e azzurre, quasi dei piccoli corrugamenti e per le forme delle sue pietre e guglie, e per la sua fantastica gola larga appena quanto basta a far passare un cammello».

Il deserto più bello e il mare più basso

«Vasto, echeggiante e simile a una divinità». Così l’ufficiale britannico consacrò il Wadi Rum, noto anche come la Valle della Luna. Una landa spettrale di rara bellezza dove svettano formazioni rocciose dalle mille sfumature rosse, simili a spine dorsali di dinosauri. Ma anche incisioni rupestri, canyon, antichi letti lacustri ormai prosciugati, sorgenti e montagne che sfiorano i 1.700 metri. In questi luoghi, attraversati un tempo dalle carovane dirette verso i porti del Mediterraneo, il professor Borzatti ha rinvenuto reperti del più antico alfabeto conosciuto, il Tamudico, che risale a 6mila anni fa. Ancora oggi capita di sentire il profumo del tè e il suono del violino rababah uscire dalle tende dei badiah, i beduini del deserto. Dal più bel deserto al mondo alla depressione più bassa della terra, 413 metri sotto il livello del mare, il Mar Morto deve il nome alla totale assenza di vita nelle sue acque, così salate da sfidare la legge di Archimede. Lasciate ogni peso voi che entrate. Se non quello dei pensieri, delle memorie e delle scoperte che hanno dato sostanza alle intense, profonde passioni esplorate.

 



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