L'Europa sta scoprendo che il caldo non è soltanto un problema ambientale. È anche un problema di crescita. Mentre Bruxelles cerca di mettere competitività e industria al centro della politica climatica le temperature record dell'estate stanno mostrando il costo economico a un continente che si riscalda più rapidamente di quanto riesca ad adattarsi. L'ultimo rapporto di Copernicus fotografa una situazione complessa: l'Europa occidentale ha vissuto il bimestre giugno-luglio più caldo mai osservato. A luglio la temperatura media dell'aria superficiale ha raggiunto 16,9 gradi: 0,67 gradi sopra la media del 1991-2020 e 1,47 gradi oltre il livello stimato per l'epoca preindustriale. Un soffio dalla soglia di 1,5 gradi indicata dall'Accordo di Parigi. Intanto la siccità, conseguenza del rialzo dei termometri, ha favorito un'attività eccezionale degli incendi per superficie bruciata ed emissioni, mentre i fiumi sono scesi a livelli molto inferiori alla media. E quando l'acqua viene meno, l'economia comincia a rallentare: si riducono i trasporti, si interrompono le catene di approvvigionamento, l'industria perde capacità produttiva e anche la generazione elettrica può entrare sotto pressione. Il rischio ha provato a quantificarlo Allianz nel rapporto «Too hot to grow» pubblicato a fine maggio. In uno scenario di stress nel quale tra il 2026 e il 2030 si ripetessero i cinque anni più caldi osservati in ciascun Paese, le perdite cumulative di pil potrebbero arrivare al 5-7% nelle economie più esposte. Per Francia, Italia, Germania e Spagna il conto raggiungerebbe 638 miliardi di dollari: 240 miliardi per la Francia, 147 per l'Italia, 131 per la Germania e 120 per la Spagna. Il conto potenziale per l'Italia è 147 miliardi di dollari di pil perso in cinque anni: non si tratta di una previsione puntuale ma di uno scenario costruito per misurare quanto possa diventare costoso un aumento della frequenza degli episodi estremi. Allianz stima che oltre i 30 gradi la produttività comincia a deteriorarsi rapidamente: tra 30 e 35 gradi ogni grado aggiuntivo comporta una perdita di 1,3 dollari di output per ora lavorata, il 3% della produzione oraria media del campione analizzato. A questo si aggiunge l'aumento dei consumi energetici: pari all'1,2% in più per ogni grado, proprio mentre la produttività scende.
Ma il caldo pesa anche su conti pubblici. La riduzione dell'attività economica comprime il gettito fiscale, mentre aumentano spese sanitarie, trasferimenti indicizzati e interventi d'emergenza. Allianz stima perdite annuali di entrate pari all'1,3% del pil per Italia e Spagna, all'1,8% per la Francia e allo 0,7% per la Germania. Il saldo di bilancio potrebbe deteriorarsi in media di circa mezzo punto di pil all'anno. Il danno più profondo arriva quando il clima riduce gli investimenti: nello scenario più severo la contrazione degli investimenti fissi potrebbe arrivare all'8% nei Paesi colpiti. (riproduzione riservata)