«Preferisco non commentare fino a quando non avremo preso una decisione in un senso o nell’altro». È quanto ha dichiarato l’ad di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, interpellato a margine di un convegno a Palazzo Mezzanotte sulla possibilità, riferita qualche giorno fa da MF-DowJones e ripresa da MF-Milano Finanza, che l’advisory board dell’Aim possa rivedere in maniera più stringente le regole per l’ammissione delle società alla quotazione sul listino, ad esempio portando la raccolta minima a 2,5-3 milioni di euro per un flottante borsistico di almeno il 10%.
L’attenzione sull’Aim sta progressivamente crescendo negli ultimi mesi in seguito al lancio dei Pir e al loro successo fin qui oltre le più rosee previsioni. Si tratta di particolari fondi di investimento che garantiscono vantaggi fiscali e successori a patto che una fetta del portafoglio (il 21% minimo) venga veicolata a sostegno di titoli emessi da società a media e bassa capitalizzazione e che l’investimento venga detenuto per almeno cinque anni. Nasce da qui, con ogni probabilità, l’esigenza di rendere più selettivo Aim Italia, segmento che oggi racchiude circa 80 Pmi considerate ad alto potenziale di crescita. Alzare ulteriormente l’asticella rischia però di tramutarsi in un boomerang dagli effetti imprevedibili.
Nel corso del convegno di ieri mattina, per esempio, il dg di Anima, Alessandro Melzi d’Eril ha sottolineato come il boom dei Pir stia «portando anche una potenziale problematica, perché le aziende su cui investire non sono poi così tante». L’esigenza, sembra chiedere il top manager tra le righe, è di ampliare la gamma dell’offerta, piuttosto che imporre una selezione più stringente all’ingresso. D’altro canto, gli fa eco un banchiere presente all’evento, «si avverte l’esigenza di introdurre sull’Aim un regolamento più stringente: è in arrivo un autentico tsunami di denaro veicolato dai Pir e», per questo motivo «chiunque si presenti su quel listino fa inevitabilmente il botto.
Il rischio è quindi che anche società prive di fondamentali all’altezza si presentino ai blocchi» e provino la strada della quotazione sfruttando questo collo di bottiglia. Come ha ripetuto Jerusalmi ieri, comunque, al momento nessuna decisione è stata assunta. Il top manager ha però confermato che qualche riflessione in questa direzione è attualmente in corso» e riguarda «anche altri segmenti del listino milanese: continuiamo a guardare sempre ai nostri mercati, non soltanto all’Aim, per cercare in ogni momento di migliorare le regole e rendere i processi più fluidi, dove e quando possibile», ha detto infatti l’ad di Borsa. «Naturalmente, nell’ambito di questi ragionamenti rientra anche l’Aim».
Jerusalmi ha inoltre dichiarato che i criteri che potrebbero essere rivisitati per consentire l’ammissione delle società ai vari segmenti di Borsa sono «sia qualitativi sia quantitativi». Infine, in merito alle tempistiche necessarie per attuare le modifiche, il numero uno di Palazzo Mezzanotte ha spiegato che eventuali cambiamenti avverrebbero «seguendo i processi classici, ossia prima attraverso i nostri board e poi tramite il voto in assemblea e ovviamente previa autorizzazione da parte della Consob, nei casi in cui si rendesse necessaria». All’authority guidata da Giuseppe Vegas, comunque «al momento non abbiamo avanzato alcuna richiesta». (riproduzione riservata)