Davanti a un folto pubblico di oltre 250 rappresentanti della business community milanese si è svolto a Milamo, a Palazzo Serbellini, la conference dedicata all'Aim Italia nel decennale della sua creazione.
Organizzato da Ambromobiliare che con 33 aziende accompagnate al listino è stato di gran lunga l'advisor più gettonato dagli imprenditori in cerca di quotazione, l'evento vede confrontarsi i protagonisti del mercato, gli advisor, gli imprenditori, gli investitori e i consulenti legaliu, in quattro differenti panel tutti ad alto livello coordinati da Gabriele Capolino, direttore di Milano Finaza, e da Giovanni Natali, fondatore e ceo di 4Aim, il primo fondo dedicato esclusivamente all'investimento in aziende del listino Aim.
L'evento è stato aperto da una overview sullo scenario attuale di Paolo Panerai, direttore di Milano Finanza e Ceo di Class Editori (che ha promosso questo sito), seguito da una riflessione di Barbara Lunghi, responsabile dei mercati primari di Borsa Italiana, sulle prospettive del mercato dedicato alle piccole e medie imprese.
L'AIM Italia negli anni ha conosciuto uno sviluppo costante, con un totale di 133 ammissioni e una raccolta di 3,3 miliardi di euro, di cui 3,1 miliardi di euro in O.P.S e 0,2 miliardi di euro in O.P.V.. Oggi il listino conta 98 societa' quotate, per una Market Cap di 7 miliardi di euro. Nel 2017 sono state ben 26 le piccole e medie imprese italiane che hanno scelto di fare questo passo e nei primi mesi di quest'anno se ne contano già 6.
Il 2018 dovrebbe essere un anno ancora più favorevole per le nuove quotazioni in cui si sommeranno gli effetti di una diminuzione sensibile dei costi di quotazione e di una crescita della liquidità messa a disposizione dai Pir, i piani individuali di risparmio, il cui ingresso in campo nel 2017 ha veicolato almeno 10 miliardi di euro verso le pmi, sia quotate all'Aim che sul mercato Star.
L'intervento di Panerai è stato centrato sulle implicazione che la digitalizzazione spinta nel sociale e nella vita delle imprese sta determinando anche a livello politico e quindi, la crescente necessità amche per le pmi di adeguarsi ad un mercato sempre più globale, in cui l'utilizo di big data e tecnologie sofisticate può determinate il successo di un'impresa.
«Potra' essere una grande stagione per le Pmi a condizione che lo schema normativo dei Pir sia modificato», ha sottolineato Panerai, « per dare più spoazio all'investimento nelle vere Pmi quelle che secondo la normativa europea non hanno più di 50 milioni di fatturato e meno di 250 dipendenti, cioè il vero motore dell'Italia.»
Secondo l'editore di Milano Finanza una delle grandi occasioni di crescita delle Pmi è in questa fase l'aggancio alla Cina e al programma di investimenti che la Cina ha lanciato nel continente Euroasiatico e in parte dell'Africa che va sotto il nome di Belt&Road Initivae (Bri). Si tratta di un aggancio possibile e favorito non solo dalla struttura del capitalismo cinese in cui pmi a struttura e controlla familiare rappresentano il 40% dell'economia, quindi decine e decine di milioni di imprese, ma anche dalla volontà delle istituzioni finanziarie cinesi, bank of China, prima di tutte, di guardare all'Italia come partner privilegiato, in virtù della qualità del suo lavoro e del suo prodotto.
Gli interventi e il confronto fra quattro imprenditori di successo ha aperto i lavori nel pomeriggio. Hanno alimenato il dibattito Marco Astori, fondatore e ceo di Bio-On, la maggior capitalizzazione industriale sull'Aim, 527 miilioni di euro, Alessandro Boscaini, ceo di Masi Agricola, la prima e finora unica azienda di vini quotata, produttrice del miglior Amarone italiano, Luca Tomassini, fondatore e ceo di Vetrya, attiva a livello globale sulla frontiera delle comunicazioni e Franz De Bettin, fondatore e presidente di Dba Group, software house specializzata nel campo della progettazione delle infrastrutture a rete.
«E' stata un'esperienza positiva e continua a esserlo,» ha dichiarato Boscaini. «E' stata la cosa piu' bella che abbiamo potuto fare,» ha concordato Astorri (Bio-On), «la nostra societa' sta crescendo molto, stiamo rispetto tutti i numeri che avevamo previsto. Dovessimo costituire delle nuove societa' per lo sviluppo nella nostra tecnologia, non avremmo alcun bisogno di qualcuno che ci dica l'importanza dell'AIM".
«Siamo andati in Borsa perche' volevamo crescere. Gia' dai primi mesi abbiamo visto che abbiamo potuto organizzare meglio l'azienda; abbiamo avuto una visibilita' enorme,» hainsistitoi Astorri.
Luca Tomassini di Vetrya ha ricordato come la sua societa' fosse a un bivio «continuare la strada del venture capital o scegliere l'AIM. Ci siamo quotati con l'obiettivo di portare un modello di business fuori dall'Italia, lo abbiamo fatto, lo stiamo facendo e continueremo a farlo».
Tomassini ha sottolineato che il venture capital «in progetti a lungo termine potrebbe limitare tantissimo". Con un private equity, quindi, "diventa piu' difficile", ha concluso il numero uno di Vetrya, ribadendo l'esperienza positiva della Borsa.
Francesco De Bettin di Dba Group infine ha sottolineato che l'AIM rappresenta «l'ennesima metamorfosi della nostra azienda", spiegando che la liquidità raccolta con la quotazione, circa 23 milioni di euro, consentirà all'azienda di crescere all'esteroe di suoperare la cronica mancanza di capitale che condiziona lo sviluppo di tantre imprese italiane»i.
«Se non ci fossimo stati i Pir secondo me noi non saremmo qui», ha concluso De Bettin, che con i capitali raccolti nella quotazione ha in parte liquidato il socio di minoranza, il fondo d'investimento italiano, che aveva investito nel 2011 5 milioni di euro e ne ha ricavati 13 milioni, con un irr annuo del 16%.