È in crescita la quota degli investitori istituzionali e dei fondi Pir che stanno puntando sulle 102 società quotate sul listino Aim di Borsa Italiana circa 600 milioni di euro, più del doppio dei 292 milioni rilevati nel luglio di un anno fa, di cui 450 milioni di investitori esteri.
Sono questi i dati salienti che emergono dall'Osservatorio sul mercato borsistico dedicato alle piccole e medie imprese, dove le procedure di quotazione e i costi sono facilitati rispeto al mercato principale, comunicati in occasione dell'apertura della prima edizione dell’AIM Italia Conference a Milano, dedicata all’incontro tra società quotate e gli investitori italiani ed internazionali.
Sono stati richiesti oltre 350 meeting alle 37 società che prendono parte alla Conference da oltre 80 investitori in rappresentanza di 58 case d’investimento di cui circa il 70% domestiche e il 30% estere.
L'Osservatorio, curato da IR Top, società di advisory e pr fondata e diretta da Anna Lambiase, ha messo anche in evidenza, in uno studio basato sulle dichiarazioni dei principali operatori sull'Aim, che la policy di investimento ha un orizzonte di medio-lungo termine e gli investitori ricercano crescita (65%), business plan sostenibili (55%) e qualità del management (45%).
Si tratta di evidenze facilmente prevedibili, a cui tuttavia i numeri, danno una maggiore consistenza. Più interessante, invece, la scoperta che il settore che presenta le maggiori opportunità è l'industriale, seguito da digitale e green.
Il flottante rappresenta, ovviamente, un parametro di grande rilevanza nella strategia di investimento e la research qualificata è considerata uno dei principali elementi di miglioramento, soprattutto se accompagnata da una comunicazione finanziaria puntuale e precisa, che risulta essere uno dei principali elementi di attrazione di nuovi investitori.
«AIM ITALIA è stato disegnato soprattutto per PMI con ambiziosi progetti di crescita a lungo termine; tale obiettivo si incontra con le policy di investimento degli istituzionali più attivi sul mercato che infatti prediligono un orizzonte di medio lungo periodo a sostegno del piano industriale dell’emittente, con una forte propensione a driver legati alla crescita, un approccio basato sulla stretta interazione con il management ed una più attenta analisi dei fondamentali,» ha ripetuto Lambiase, presentando lo studio.
«Per essere più appetibili, le società necessitano di uno sforzo di avvicinamento al mercato finanziario attraverso una strategia di crescita chiara, un cambiamento culturale che includa una maggiore trasparenza e governance nonché il rafforzamento delle relazioni con gli investitori,» ha insistito l'advisor.
Barbara Lunghi, responsabile della promozione del mercato Aim per Borsa Italiana, ha messo in evidenza, invece, alcuni numeri macro, che indicano un potenziale di crescita ancora enorme: il fatturato aggregato nel 2017 delle società quotate è stato di 4 miliardi di euro, con una crescita dell'11%, che dal momento della quotazione in poi hanno creato circa 6 mila nuovi posti di lavoro, un terzo del numero totale degli occupati, circa 18 mila.
Si tratta quindi di un micro universo dell'impianto industriale italiano, ma che evidenzia una dinamicità particolare e un effetto contagio importante. Grazie alla quotazione queste società hanno raccolto 3,5 miliardi di capitali freschi, di cui 2,3 miliardi finiti nei nuovi veicoli finanziari, le Spac, che in tempi più o meno brevi li riversano su società industriali o di servizi meritevoli.
All'inchiesta di IR Top hanno contribuito AcomeA, Algebris Investments, Arca SGR, Banca Finnat, Banor SIM, Copernicus Asset Management SA, Delphos Asset Management, First Capital, Mediolanum Gestione Fondi SGR, Nextam Partners, SCM SIM, Swan Asset Management SA, Zenit SGR.
Altre evidenze emerse riguardano il fatto che per il 68% degli investitori la principale differenza tra Aim e il mercato principale di Borsa riguarda l’orizzonte temporale di investimento, che, nel caso di Aim, coincide con i progetti di crescita della società espressi nel piano industriale.
Gli Investitori Istituzionali pongono la massima attenzione all’analisi dei fondamentali (molto importante nel 53% dei casi) e ai driver di crescita (molto importanti per il 44% degli investitori), inoltre vengono esaminate attentamente le strategie aziendali. Gli investitori preferiscono interagire ampiamente con il management (molto importante per il 47%) e svolgono una più attenta analisi dei rischi (molto importante per il 39% degli intervistati).
Per l’80% degli investitori il settore industriale presenta le maggiori potenzialità, grazie alla ripresa ciclica dell’economia e dei consumi. Alcuni investitori affermano che esistono società italiane industriali leader nel loro settore o in nicchie di mercato che hanno le potenzialità per espandersi in Italia e all’estero attraverso M&A, che potrebbero beneficiare ulteriormente dall’IPO.
Il 65% ritiene importante il settore digitale: gli investitori attendono una forte crescita per il settore in Italia, per effetto del ritardo strutturale dell'economia domestica rispetto al resto d'Europa. Il 40% indica le società della Green Economy tra quelle con maggiori potenzialità.