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Win World AI Index 2026: cresce l’utilizzo nel mondo ma il nodo centrale resta la preparazione

AI, la sfida è la formazione

Il ritardo dell’Italia e l’approccio basato sulle competenze

05/06/2026 08:07

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AI, la sfida è la formazione

L’Italia non figura tra i Paesi che guidano l’adozione dell’intelligenza artificiale, ma neppure tra quelli più distanti dalla trasformazione in corso. I dati del Win World AI Index 2026 la collocano in una posizione intermedia: vicina alla media globale su diversi indicatori, ma ancora lontana dai livelli di utilizzo e fiducia registrati nelle realtà che fanno maggiore ricorso all’AI. È in questo contesto che emerge con forza il tema della formazione, considerata uno degli elementi chiave per accompagnare la diffusione delle tecnologie generative.

Il Win World AI Index 2026, indagine della Worldwide Independent Network of Market Research realizzata in 44 Paesi su quasi 40mila persone, fotografa una crescita costante dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. A livello globale il 74% degli intervistati dichiara di utilizzare strumenti di AI, contro il 62% rilevato nella precedente edizione. Cresce anche la frequenza d’uso: il 39% afferma di servirsi dell’intelligenza artificiale «often» oppure «every day», con un incremento di 24 punti rispetto all’anno precedente.

Nel report si legge che l’AI viene ormai utilizzata come «uno strumento di supporto sempre disponibile o un tutor a richiesta». Una definizione che descrive l’impiego crescente dei sistemi generativi per cercare informazioni, organizzare attività e supportare processi di apprendimento. Ed è proprio questa integrazione a rendere centrale il tema delle competenze.

I dati italiani mostrano un approccio più prudente rispetto ai Paesi che registrano i livelli più elevati di utilizzo dell’AI. Pur mantenendosi in prossimità della media mondiale, l’Italia evidenzia livelli di fiducia e adozione inferiori rispetto alle nazioni più avanzate, accompagnati da una particolare attenzione agli effetti sociali della tecnologia. Nel confronto internazionale emergono soprattutto le preoccupazioni legate alla qualità dell’informazione, alla protezione dei dati e alle conseguenze sul lavoro.

Il Win World AI Index presenta il progetto come una rilevazione su «AI readiness, trust, and usage», cioè sul livello di preparazione, fiducia e utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il concetto di readiness non riguarda soltanto la disponibilità tecnologica, ma anche la capacità delle persone di comprendere il funzionamento degli strumenti generativi e utilizzarli in modo consapevole.

Secondo l’analisi, in Italia il dibattito sull’AI tende a concentrarsi maggiormente sulla costruzione di competenze e sulla necessità di accompagnare l’adozione tecnologica con percorsi formativi, più che sulla semplice automazione dei processi. Il tema riguarda non soltanto la preparazione tecnica, ma anche la capacità di interpretare contenuti prodotti automaticamente. Nel Win World AI Index si legge infatti che «le preoccupazioni legate alla disinformazione aumentano leggermente, in particolare nel mondo occidentale, mentre il timore della perdita di posti di lavoro e delle violazioni dei dati continua a rappresentare una delle principali fonti di preoccupazione per molte persone». In questo contesto, la formazione va oltre l’apprendimento tecnologico. La diffusione dei sistemi generativi richiede strumenti per valutare l’attendibilità delle informazioni e comprendere il funzionamento degli algoritmi. L’alfabetizzazione digitale diventa così parte di un processo più ampio di adattamento ai cambiamenti introdotti dall’intelligenza artificiale.

«L’intelligenza artificiale non è più qualcosa con cui le persone stanno sperimentando: è qualcosa da cui stanno diventando dipendenti», si legge nel report. In Italia, dove il rapporto con l’AI appare più cauto rispetto ai Paesi leader ma sostanzialmente allineato alle tendenze globali, la formazione emerge quindi come uno degli strumenti necessari per accompagnare l’integrazione delle tecnologie generative nella vita quotidiana, nel lavoro e nei processi educativi. (riproduzione riservata)

Sergio Governale

 

 

Medicina, sfida del Semestre Filtro  Futura punta sull’AI per i test

La riforma dell’accesso a Medicina sta cambiando il mercato della preparazione universitaria. In questo contesto si inserisce Futura, piattaforma italiana specializzata nei test di ammissione, che ha sviluppato un percorso dedicato al nuovo Semestre Filtro facendo leva sull’AI.

Dal 2025-2026 il tradizionale test di Medicina è stato sostituito da un sistema che consente l’accesso libero al primo semestre, al termine del quale gli studenti devono sostenere tre esami nazionali in Chimica, Fisica e Biologia. Solo chi li supera può proseguire il percorso di studi. Il modello sarà confermato anche nel 2026-2027. La ministra Anna Maria Bernini ha indicato l’obiettivo di arrivare a 30 mila posti disponibili, mentre nelle prossime settimane è atteso il decreto ministeriale con eventuali correttivi dopo le criticità emerse nel primo anno di applicazione.

L’offerta dedicata al Semestre Filtro comprende lezioni live e on demand, simulazioni modellate sugli esami nazionali, piani di studio personalizzati e mentor dedicati. Il cuore della piattaforma è Alice, tutor basato su intelligenza artificiale che risponde alle domande degli studenti e genera flashcard, riassunti e mappe concettuali. Il sistema valuta il livello di partenza e aggiorna il percorso in base ai progressi, mentre i docenti mantengono un ruolo centrale nelle lezioni. Per il 2026-2027 l’Università di Foggia ha scelto Futura come piattaforma di formazione digitale gratuita per gli iscritti al Semestre Filtro. Attraverso Futura UniSuite, la società propone agli atenei strumenti basati su AI e sistemi di supporto alla didattica. Nata nel 2020 a Milano, la startup ha successivamente ampliato le attività ai test universitari, al supporto scolastico, alle ripetizioni private e ai concorsi pubblici. Nel 2024 ha chiuso un round di Serie A da 14 milioni guidato da Eurazeo, con la partecipazione di United Ventures e Axon Partners Group. (riproduzione riservata)

 

Alveo investe sulla crescita interna Bee in the Path: fari sul know-how

La crescita professionale non passa solo dalle nuove assunzioni, ma anche dalla capacità delle aziende di rendere visibili e strutturati i percorsi di sviluppo delle persone che già ne fanno parte. È da questa impostazione che nasce Bee in the Path, il nuovo progetto avviato da Alveo Group per accompagnare la crescita interna attraverso un modello fondato su competenze, merito e maggiore consapevolezza del proprio percorso professionale.

Il gruppo, attivo nella trasformazione digitale di imprese e Pubblica amministrazione, ha scelto di sostenere l’iniziativa con Talentware, una piattaforma di talent management che consente di mappare le competenze presenti in azienda e costruire percorsi di sviluppo personalizzati. L’obiettivo è offrire a ogni persona una visione più chiara delle proprie capacità e delle opportunità di crescita all’interno dell’organizzazione.

Bee in the Path si inserisce nel percorso di evoluzione organizzativa del gruppo e prende forma anche a partire dai risultati della survey interna «Choose My Company». I feedback raccolti hanno infatti evidenziato l’importanza di modelli di crescita professionale basati su trasparenza e merito, elementi che il nuovo progetto punta a rafforzare attraverso strumenti e processi condivisi.

«Con Bee in the Path vogliamo dare forma a qualcosa di molto concreto: percorsi di crescita chiari, accessibili e costruiti attorno alle persone», spiega Luca Cecilia, People & Culture manager. L’iniziativa mira a permettere a ciascuno di comprendere il proprio posizionamento professionale, individuare le prospettive future e conoscere gli strumenti necessari per svilupparle. In questo contesto, Talentware rappresenta il supporto tecnologico per valorizzare le competenze e trasformarle in opportunità di sviluppo. Alveo cerca Functional Consultant nelle diverse sedi nazionali, con competenze in Business Intelligence e Artificial Intelligence. (riproduzione riservata)



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