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Accordo di pace Usa-Iran, terremoto nel mercato delle materie prime: crolla il petrolio, l’oro corre
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Accordo di pace Usa-Iran, terremoto nel mercato delle materie prime: crolla il petrolio, l’oro corre

15 giugno 2026, 10:00 Ultimo aggiornamento: 14:32

Lingotto in rally grazie alla riduzione dei timori su inflazione e tassi di interesse in crescita. Il dollaro scende ai minimi degli ultimi 10 giorni

La notizia di un accordo di pace ormai raggiunto tra Stati Uniti e Iran provoca un vero e proprio terremoto sul mercato delle materie prime. A cominciare dal petrolio: fin dall’inizio del conflitto autentico termometro degli umori del mercato, il greggio ha reagito alla notizia dell’accordo – che dovrebbe essere firmato ufficialmente venerdì 19 giugno in Svizzera – con un crollo di oltre il 5% in entrambi i principali indici di riferimento.

Il Brent, in particolare, alle ore 10 di lunedì 15 giugno perde il 5,2% e si muove sotto gli 83 dollari al barile. Il Wti invece si aggira intorno agli 80 dollari (è riuscito anche a muoversi sotto tale soglia), un valore che non vedeva da inizio marzo, cioè dall’avvio delle ostilità in Iran.

La reazione dell’oro

Contestualmente, il vero vincitore della pace in Medio Oriente è l’oro. Il lingotto cresce del 2,3% a quota 4.335 dollari l’oncia, per una serie di ragioni. In primo luogo, l’indebolimento della valuta americana, scesa ai minimi degli ultimi dieci giorni (il Dollar Index è sceso sotto quota 100 punti).

In seconda istanza, la riduzione dei timori su inflazione e tassi di interesse in crescita. L’oro infatti, pur essendo il bene rifugio per antonomasia in momenti di incertezza, non paga cedole né dividendi, e diventa pertanto meno attrattivo per gli investitori nel momento in cui la possibilità di strette monetarie fa alzare di molto i rendimenti obbligazionari. 

L’indice delle commodity

Il movimento al rialzo dell’oro riesce a controbilanciare in parte il tonfo del petrolio. Una discreta consolazione per chi avesse scelto di investire in materie prime diversificate: l’indice Bloomberg Commodity, uno dei principali benchmark di settore, nella mattinata di lunedì 15 giugno perde l’1,3%. 

All’interno del paniere, infatti, le materie prime energetiche pesano per oltre un terzo del totale (36%), seguite da cereali (20%), metalli preziosi (16%) e metalli industriali (15%). Da inizio anno un Etf in euro sull’indice è in rialzo del 22%. (riproduzione riservata)



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