I private market stanno vivendo una trasformazione profonda: da asset class per loro natura riservate a investitori istituzionali, fondi pensione e grandi family office, stanno diventando sempre più accessibili anche agli investitori privati. Una dinamica che riflette uno dei tanti cambiamenti in atto nell'industria del risparmio gestito, quello legato alla crescente ricerca di strumenti in grado di offrire diversificazione, rendimento e accesso all'economia reale.
«Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a un'evoluzione dei portafogli della clientela privata, tradizionalmente concentrati su azioni e obbligazioni, verso una maggiore attenzione agli investimenti alternativi», spiega Boris Maeder, partner e responsabile della distribuzione internazionale per il canale Private Wealth di Coller Capital, società di investimenti britannica specializzata nel mercato secondario del private capital. «I mercati privati consentono di accedere a un universo di società non quotate che è molto più ampio rispetto a quello delle aziende presenti in Borsa e rappresentano quindi un'importante opportunità di diversificazione». In questo contesto si inseriscono i risultati dell'indagine The Evolution of Italian Private Markets, realizzata da Coller Capital in collaborazione con Prometeia.
L'analisi, condotta a gennaio 2026 su oltre 80 operatori tra investitori istituzionali, compagnie assicurative, family office e distributori di servizi di consulenza e gestione patrimoniale, fotografa un mercato italiano in crescita ma ancora caratterizzato da un significativo potenziale di sviluppo nel segmento wealth.
Uno dei dati più significativi di questo studio riguarda il crescente interesse per le strategie secondaries e per le strutture evergreen: il 75% degli intervistati dichiara infatti di stare valutando o di aver già pianificato investimenti in queste soluzioni. Le strutture evergreen, caratterizzate da una durata potenzialmente illimitata e da una maggiore flessibilità nelle sottoscrizioni e nei rimborsi, sono sempre più considerate uno strumento efficace per ampliare l'accesso ai mercati privati.
Secondo Maeder, uno dei principali ostacoli che in passato limitavano l'accesso degli investitori privati era rappresentato dalle elevate soglie minime richieste dai fondi tradizionali di private equity. «Le strutture evergreen hanno reso il mercato più accessibile, consentendo investimenti con ticket significativamente inferiori e permettendo agli investitori di costruire portafogli diversificati». Accanto alla crescita degli evergreen, aumenta anche l'attenzione verso le strategie secondarie. «Uno dei motivi per cui gli investitori privati guardano con interesse ai secondaries è la possibilità di ottenere, con un unico investimento, un'esposizione a numerosi gestori e a un ampio numero di società sottostanti», osserva Maeder.
Le strategie secondaries consentono infatti di acquistare quote di fondi o portafogli già esistenti sul mercato secondario. «Prendiamo il caso di un investitore istituzionale che possiede un portafoglio di fondi chiusi sottoscritti negli anni precedenti. Può accadere che desideri uscire da questi investimenti prima della loro naturale scadenza. È proprio per questo che esistono gli investitori secondari. Quello che facciamo noi è analizzare opportunità che sono già mature ma non ancora giunte alla fase finale di uscita. Entriamo a metà percorso, acquistando queste partecipazioni. In questo modo costruiamo portafogli composti da molteplici fondi, diversi gestori e un vastissimo numero di società sottostanti», spiega il money manager. Circa il 70% degli intervistati ritiene le strategie secondaries particolarmente adatte alle strutture evergreen.
Un ulteriore elemento distintivo riguarda il profilo di rischio. Secondo i dati di mercato citati da Coller Capital, storicamente solo circa il 2% dei fondi secondari non è riuscito a restituire almeno il capitale investito, contro percentuali sensibilmente più elevate in alcuni segmenti del mercato primario. «Va naturalmente precisato che una posizione di rischio più contenuta implica anche un diverso potenziale di rendimento. Tuttavia», prosegue Maeder, «se si confrontano i rendimenti mediani dei fondi secondari con quelli di fondi primari, growth equity, buyout e venture capital, i dati storici mostrano che i fondi secondari hanno spesso registrato performance mediane superiori».
Per Maeder, proprio questa combinazione di diversificazione e contenimento del rischio rende i secondaries particolarmente adatti agli investitori che si avvicinano per la prima volta all'asset class. «Quando si entra in un nuovo settore, normalmente non si sceglie subito la strategia più complessa o esotica, ma qualcosa che possa fungere da esposizione di base e da investimento fondamentale».
Anche Jonathan Aiach, responsabile della distribuzione nel Sud Europa per il canale Private Wealth di Coller Capita, sottolinea la crescente maturità del mercato italiano. «Gli investitori wealth italiani sono sempre più orientati verso strategie secondaries per costruire le fondamenta dei propri programmi di investimento nei private markets. La nostra recente partnership con Mediobanca Private Banking riflette chiaramente questo trend».
Nonostante il crescente interesse che si rileva sul mercato italiano, l'analisi evidenzia come il potenziale del segmento wealth sia ancora largamente inesplorato. Se investitori istituzionali, assicurazioni e family office hanno già sviluppato programmi strutturati nei mercati privati, i distributori italiani destinano oggi meno dell'1% dei portafogli dei clienti alle strategie secondaries e solo circa l'1% ai mercati privati comsiderati nel loro complesso.
Tra le principali barriere a una maggiore diffusione dell'asset class rimane il tema dell'educazione finanziaria. «I family office spesso conoscono bene i mercati privati perché investono direttamente nelle aziende. Per i distributori, invece, la curva di apprendimento è stata probabilmente più lunga. Negli ultimi anni, tuttavia, la loro comprensione dell'asset class è migliorata notevolmente. Con i wealth manager italiani cerchiamo di spiegare come i mercati privati si inseriscano all'interno dell'allocazione complessiva del portafoglio del cliente. L'obiettivo è mostrare come possano contribuire a una migliore gestione del patrimonio», dice ancora Aiach.
Guardando alle tendenze attese per i prossimi tre-cinque anni, le aspettative restano positive. «L'ampliamento dell'offerta di prodotti evergreen e secondaries, unito alla crescente domanda di diversificazione e all'interesse per opportunità tradizionalmente riservate agli investitori istituzionali, potrebbe rendere proprio il segmento wealth il principale motore della prossima fase di crescita dei mercati privati in Italia», conclude Aiach. (riproduzione riservata)