Nel prossimo mese di settembre si avvierà la complessa macchina della manovra finanziaria da approvare a dicembre in cui troverà spazio anche la previdenza. In attesa di verificare come verrà sviluppato il tema può essere utile analizzare come utile punto di partenza quali siano le riflessioni contenute nel Documento di finanza pubblica (Dfp). Il report riepiloga in primo luogo, con riferimento alla previdenza obbligatoria, i principali interventi recati dalla Legge di bilancio 2026 e fornisce le nuove stime aggiornate sull'andamento della spesa previdenziale. Concentrando la attenzione a ritroso sugli ultimi anni, dal 2019 al 2022 il rapporto spesa pensioni/pil aumenta prima repentinamente, raggiungendo il 16,9% nel 2020, e poi si riduce nei due anni seguenti, per poi riprendere a crescere. Si sottolinea come cresce significativamente a causa della forte contrazione dei livelli di prodotto dovuti agli effetti della fase iniziale e più acuta dell'emergenza sanitaria, recuperati nel biennio 2021-2022. Nel biennio 2023-2024, tenuto anche conto dell'elevato livello dell'indicizzazione (imputabile al significativo incremento del tasso di inflazione registrato a partire dalla fine del 2021 al 2023), la spesa in rapporto al pil aumenta, portandosi al 15,3% alla fine del biennio. In seguito, la crescita del rapporto tra spesa per pensioni e pil accelera fino a raggiungere il 17,1% nel 2041, livello sul quale si mantiene per il successivo triennio. Tale dinamica è essenzialmente dovuta all'incremento del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati indotto dalla transizione demografica dovuto all'ingresso in quiescenza delle generazioni del baby boom, solo parzialmente compensato dall'innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e dall'effetto del contenimento degli importi pensionistici esercitato dalla graduale applicazione del sistema di calcolo contributivo sull'intera vita lavorativa. Dal 2045 in poi, il rapporto diminuisce, prima gradualmente e poi rapidamente, portandosi al 16,2% nel 2050. Nell'ultimo decennio di previsione, presenta una leggera flessione, prima di convergere al 14% nel 2070. La rapida riduzione nell'ultima fase è determinata, oltre che dall'applicazione generalizzata del calcolo contributivo con relativo aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, dalla stabilizzazione, e successiva inversione di tendenza, del rapporto fra numero di pensioni e occupati. Tale andamento risente sia della progressiva uscita delle generazioni del baby boom, sia degli effetti dell'adeguamento automatico dei requisiti di pensionamento in funzione della speranza di vita. In particolare si evidenzia come cumulativamente, la minore incidenza della spesa sul pil derivante dal ciclo di riforme previdenziali avviato nel 2004 ammonta a oltre 60 punti percentuali di pil al 2060. (riproduzione riservata)
Carlo Giuro