I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona trattano in netto ribasso, con il costo del Bund decennale in discesa di 19 punti base al 1,98%, dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione negli Stati Uniti. Il Dipartimento del Lavoro Usa ha comunicato che l’inflazione è salita dello 0,4% a livello mensile e del 7,7% su base annuale a ottobre, a fronte di un consenso che vedeva il dato allo 0,7% m/m. Inoltre, l’indice dei prezzi al consumo core, osservato speciale della Fed, ha registrato un +0,3% a livello congiunturale, contro un consenso dello 0,5%. Stephen Innes, managing partner di Spi Asset Management, ha commentato il dato sui prezzi al consumo affermando che potrebbe significare l’inizio della fine dei timori sull’inflazione e che la Fed “sarà molto più a suo agio nel rallentare” la stretta monetaria in atto. Detto questo, l’entusiasmo dei mercati, dovrà considerare il fatto che il percorso di restringimento monetario non è ancora terminato. In accordo con tale affermazione, Nigel Green, Ceo di DeVere Group, ha dichiarato che “nonostante i dati positivi, la Federal Reserve manterrà il piede sul freno dell'economia statunitense per il momento, il che significa che il quinto aumento consecutivo dei tassi di interesse di 50 punti base è possibile, se non molto probabile, il mese prossimo”. Nel frattempo, mentre il mercato sta elaborando e valutando i risultati delle elezioni di metà mandato, i rendimenti del Treasury, dopo la comunicazione dell’inflazione, sono in picchiata. In particolare, il rendimento del decennale è al 3,82% (-31,3 pb) e quello del biennale è al 4,31% (-31,7 pb).