I rendimenti dei Treasury sono stabili, con quello del decennale al 3,54% e il biennale al 4,33%. L’inversione della curva dei rendimenti, come afferma Robert Tipp, chief investment strategist e responsabile delle obbligazioni globali di Pgim FI, potrebbe essere eccessiva. L’esperto ha infatti affermato che dato il contesto di crescita moderata, la bassa disoccupazione e l’inflazione sopra l’obiettivo, si sta valutando l’entità di tale inversione. In particolare, secondo Tipp, i tassi a breve potrebbero essere leggermente troppo alti e quelli a lungo termine troppo bassi. A determinare l’andamento dei rendimenti dei Treasury sono soprattutto i dati macro, infatti, i mercati stanno valutando i dati dei prezzi alla produzione Usa, diffusi lo scorso venerdì. L’indice dei prezzi alla produzione è salito dello 0,3% nel mese di novembre (contro le attese dello 0,2%), dove a contribuire maggiormente è stata la forte volatilità relativa ai costi energetici e dei prezzi dei generi alimentari. Tuttavia, la crescita del dato negli ultimi 12 mesi ha avuto un rallentamento dall’8,1% di ottobre al 7,4% di novembre. Nel complesso si può quindi osservare un miglioramento dell’inflazione, anche se l’aumento dei prezzi su base mensile sopra le attese, lascia presagire che l’inflazione non stia rallentando così velocemente. Secondo Lpl Financial, la Federal Reserve probabilmente ridurrà il ritmo dei rialzi dei tassi e dovrebbe continuare a farlo nel 2023. Tuttavia, l’aumento mensile dei prezzi alla produzione indica la necessità di procedere con l’inasprimento monetario, anche se con un ritmo più lento fino al raggiungimento, nel lungo periodo, del livello di inflazione obiettivo.