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Svolta Pab per Ossiam 

Milano Finanza - Numero 203 pag. 48 del 15/10/2022

Milano Finanza Intelligence Unit

La società abbraccia la sostenibilità proponendo una nuova gamma dedicata, senza dimenticarsi del cavallo di battaglia Shiller CAPE Sector Value. 

Svolta Pab per Ossiam 

Molti fondi ed Etf si fregiano dell’acronimo Esg, per attirare l’attenzione degli investitori ed accrescere le masse, ma come sappiamo il fenomeno del greenwashing è sempre dietro l’angolo. Oliver Buquicchio, Head of Sales di Ossiam (affiliata di Natixis IM) mette in evidenza lo stato dell’arte in merito all’applicazione dei filtri di sostenibilità alle varie tipologie di gestione. L’accordo di Parigi del 2015 aveva come obiettivo il controllo del riscaldamento atmosferico sul lungo periodo, attraverso un percorso chiaro in termini di riduzione e tempistiche delle emissioni di Co2: mirando a un progressivo calo del 7% all’anno delle emissioni di gas serra finalizzato a raggiungere il -50% nel 2030 e lo zero (il famigerato net-zero) per il 2050. I benchmark che sono stati creati sono il Ctb (Climate Transition Benchmark) e il Pab (Paris-Aligned Benchmark) dove il secondo è il più usato in quanto delimita in modo più chiaro obiettivi e tempi di tale sforzo. I provider di indici si sono di conseguenza adattati, ma ognuno ha proposto una visione personale di tali pattern. Ossiam, specifica Buquicchio, per i propri Etf ha deciso di adottare gli indici sviluppati da Bloomberg che favoriscono le società con obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra certificati e basati su dati scientifici, escludendo le società peggio posizionate. Le strategie Pab sono inoltre costruite in modo da avere attualmente basso tracking error rispetto all'universo a capitalizzazione di mercato equivalente, attorno al 2% annuo. Bloomberg ha ideato 9 indici Pab e Ossiam ne ha adottati 6 come sottostante di altrettanti Etf (a replica fisica) di cui 4 autorizzati per la distribuzione in Italia, non ancora quotati però su ETFplus. Interessante segnalare il livello di adozione, fino ad oggi, degli strumenti focalizzati sulla sostenibilità ambientale: in Europa, il 5% dei fondi (e degli Etf) è classificato come articolo 9 della Sfdr, di cui il 23% sono passivi. Ne consegue che solo l’1% del totale dei passivi è articolo 9. Stesso discorso per l’articolo 8, soddisfatto dal 45% del totale di fondi ed Etf, di cui 8% passivo; quindi, circa solo il 4% dei passivi è articolo 8. I margini di crescita sono quindi enormi, anche perchè è la clientela stessa che richiede tale passaggio. Già ora si sta osservando che alcuni fondi vengono declassati da articolo 9 ad articolo 8, per evitare accuse di greenwashing. C’è inoltre in atto un dibattito, tra Esma e la Commissione Europea, in merito a come procedere in tal senso: si potrebbe decidere di mantenere la classificazione articolo 9 per tutti gli indici marchiati Pab, oppure declassarli ad articolo 8 senza mezze misure, o ancora richiedere ai vari index provider l’integrazione di metriche supplementari che permettano di comprendere la governance degli indici. Ossiam ha scelto gli indici di Bloomberg in quanto il provider è in possesso di una quantità di dati enormi sulle singole aziende ed ha sviluppato un modello di machine learning che stima il livello di emissioni delle aziende, penalizzando le società che non pubblicano dati in merito. E la società di gestione ha preferito focalizzarsi su strategie broad diversificate, classificate come Pab articolo 9, anziché puntare a scelte tematiche troppo concentrate che nel 2022 stanno soffrendo notevolmente.

Passando ai prodotti storici di Ossiam, Buquicchio richiama l’attenzione sulla gamma di Etf Shiller Barclays CAPE Sector Value, in particolar modo sull’area di investimento statunitense disponibile sia con filtri Esg che senza. Lo Shiller Barclays CAPE® US Sector Value Index ha battuto lo S&P 500 9 anni su 10, e quest’anno la sovraperformance è vicina al 5%.  Sebbene il fattore value abbia un peso importante, sono presenti anche lo stile momentum ma il vero game changer della strategia è rappresentato dalla rotazione settoriale che è settata su ribilanciamenti mensili quando necessario. La gamma Shiller Barclays CAPE Sector Value ha raggiunto in totale un patrimonio vicino ai 3 miliardi di dollari raccolto a fine settembre.  

Gettando uno sguardo sulla metodologia, il CAPE ratio (acronimo di Cyclically Adjusted Price Earnings) è stato ideato dal professor Robert Shiller dell’università di Yale nel lontano 1981. Tuttora è uno strumento di valutazione ampiamente utilizzato in grado di fornire indicazioni sulla sottovalutazione o sopravvalutazione dei titoli e dei settori azionari, confrontando il valore attuale di un asset con gli utili sul lungo periodo aggregati “aggiustati” tenendo conto dell'inflazione per eliminare gli effetti derivanti dai cicli economici. Il professor Shiller, in collaborazione con Barclays, ha messo a punto una strategia di selezione dei settori basata proprio su questo indicatore; si basa sul Relative CAPE, una versione normalizzata del CAPE ratio, integrato con un filtro di momentum. In questo modo, si cercano di evitare i settori sopravvalutati ed eliminare così anche il rischio potenziale d’incappare nelle cosiddette trappole del valore, creando un portafoglio orientato al valore che mira a selezionare le industrie giuste al momento giusto, divenendo una vera e propria strategia di rotazione settoriale. (riproduzione riservata) 

 



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