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Sindrome di Stoccolma sui tassi

Milano Finanza - Numero 055 pag. 43 del 18/03/2023

Milano Finanza Intelligence Unit

Axa Im è convinta che Svezia e Regno Unito anticipino cosa accadrà nell’area euro, anche se qui il meccanismo di trasmissione monetaria è meno diretto.

Sindrome di Stoccolma sui tassi

Gill Moëc, chief economist di Axa e responsabile della ricerca per Axa Im, mette in guardia in merito a cosa ci aspetta nei mesi a venire. I recenti dati sull'inflazione danno ragione ai falchi della Banca centrale europea, in quanto il rallentamento dell'attività economica non sta ancora avendo il previsto impatto sul comportamento dei prezzi. Di solito le prime crepe si manifestano nei settori economici più sensibili ai tassi d'interesse, e i recenti sviluppi in Svezia sono interessanti per via della predominanza di mutui a tasso variabile e di un mercato immobiliare estremamente teso prima dell'inizio della stretta. Nel quarto trimestre il Pil svedese ha subito una significativa contrazione (-0,9%) a causa del forte calo dei prezzi delle case e per la Riksbank l'accettazione di una recessione abbastanza profonda - e dei rischi collaterali per la stabilità finanziaria - potrebbe essere l'unica strada percorribile. Il Regno Unito potrebbe essere il prossimo a cadere, anche qui la correzione del mercato immobiliare è iniziata.

In merito all’area euro, la trasmissione potrebbe essere più lenta che nel Regno Unito o in Svezia a causa di caratteristiche strutturali dell'economia comunitaria, prosegue Moëc: esiste infatti il predominio di pratiche di prestito conservative e di mutui a tasso fisso in molti Stati membri, ma ciò non significa necessariamente che l'impatto sarà minore. I prezzi dei beni industriali non energetici e dei servizi hanno subito peraltro un'accelerazione, e il primo è un enigma a sé stante data la normalizzazione delle linee di approvvigionamento. E’ necessario porre attenzione al canale finanziario: il rallentamento dell'attività economica non sta ancora avendo l'atteso impatto di moderazione sul comportamento dei prezzi, anche se emerge ora che il Pil è probabilmente diminuito nell'area euro nell'ultimo trimestre del 2022. Il forte calo dei consumi delle famiglie (-1,0%) è stato il maggiore registrato dalla Grande Recessione del 2009, se si escludono le chiusure.

L'attuale flusso di dati è coerente con una crescita marginalmente positiva nel primo trimestre 2023, ma il "lato finanziario" dell'analisi ciclica indica gravi difficoltà in futuro: il calo dei prestiti alle imprese è molto significativo e, in generale, la relazione tra l'impulso creditizio (famiglie e imprese) e il Pil risulta abbastanza forte. Sulla base di questo legame storico, il Pil dovrebbe diminuire del 2% su base annua nel 2023, ma ci vorrebbe un crollo irrealistico della produzione nei prossimi mesi per arrivare effettivamente a tale punto. E’ chiaro da questi dati che la Bce difficilmente può sostenere di aver portato i tassi di interesse in territorio restrittivo: il rischio, prosegue l’esperto di Axa Im, come sempre è che non succeda nulla fino a quando l'economia non scatta brutalmente.

L'edilizia abitativa è spesso la prima a cadere. Già si intravedono crepe nei Paesi in cui il mercato immobiliare era particolarmente vulnerabile prima che le banche centrali iniziassero a inasprire le loro politiche, con effetti di trasmissione sul resto dell'economia. Questo, conclude  Moëc , può essere parte della spiegazione del forte calo del Pil osservato in Svezia, con l'indice dei responsabili degli acquisti (Pmi) sceso bruscamente in territorio di contrazione nel settore dei servizi a febbraio (45,7). Il mercato immobiliare svedese è caratterizzato da una quota molto elevata di mutui a tasso variabile e i prezzi delle case sono già diminuiti del 16% in soli 9 mesi. Nel Regno Unito, il Pil si è fermato nel quarto trimestre e il mercato immobiliare non è in una buona forma: l'indagine RICS - normalmente un robusto predittore con un anticipo di 6 mesi - è coerente con un calo fino al 5% entro la metà di quest'anno. Regno Unito e Svezia sono i "canarini nella miniera di carbone", dove la trasmissione della politica monetaria può essere più rapida e il dolore si farà sentire prima, ma alla fine la stretta globale finirà per colpire tutti gli attori dell'economia mondiale, area euro compresa.  L'inasprimento si sta facendo anche qui strada nell'economia, e sarà importante monitorare nelle prossime settimane alcuni dati macro quali le vendite al dettaglio e la produzione industriale. (riproduzione riservata)



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