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Pro e contro dei linkers

Milano Finanza - Numero 103 pag. 48 del 27/05/2023

Milano Finanza Intelligence Unit

Gli Etf inflation linked  permettono di coprirsi dal rischio inflattivo sul lungo termine, ma le dinamiche dei rendimenti reali possono impattare notevolmente sui prezzi

Pro e contro dei linkers

Inflazione è probabilmente il termine più ricorrente nell’ultimo anno in merito a ogni tipo di investimento. Andato decisamente fuori controllo nel corso del delicato 2022, ora il carovita inizia finalmente a fare marcia indietro, seppur in modo lento e con percorsi differenti a seconda delle aree geografiche. Marcin Wojtowicz, ETF & Index Fund Investment Analytics di Ubs Am, spiega in modo chiaro da cosa dipendono le performance dei bond inflation linked, disponibili in numerose forme anche a livello diversificato indicizzato. L'inflazione erode il potere d'acquisto e costituisce quindi un rischio d'investimento, ma con i bond indicizzati all'inflazione (linker) è possibile coprirsi. Il mercato mondiale delle obbligazioni indicizzate all'inflazione è cresciuto nell'ultimo decennio, passando da 1720 miliardi di dollari a 2820 miliardi di dollari, dove i Tips statunitensi valgono circa 1300 miliardi di dollari.

La compensazione per l'inflazione è garantita dall'indicizzazione del capitale del bond a uno specifico indice di inflazione: se l'inflazione è positiva, il capitale aumenta, mentre in caso di deflazione diminuisce. Ad esempio, se l'inflazione cumulativa su una durata di cinque anni di un'obbligazione raggiunge il 30%, l'obbligazione con un capitale iniziale di 1000 dollari raggiungerà un capitale rettificato, alla scadenza del bond, di 1300 dollari. I titoli indicizzati all'inflazione, pagano, inoltre una cedola (tipicamente semestrale) che viene fissata come percentuale fissa del capitale adeguato. Un'inflazione positiva dal momento dell'emissione dell'obbligazione alla data di pagamento della cedola si tradurrà in un aumento proporzionale della cedola. In caso di deflazione, la cedola sarà invece calcolata sul capitale rettificato diminuito. Il capitale dei linker è tipicamente indicizzato in base a all'inflazione realizzata con un ritardo di due mesi, per tenere conto del ritardo nell'annuncio dei dati sull'inflazione.

Nell'Eurozona, l'indice di riferimento primario per l'inflazione è l'HICP Area Euro ex-Tabacco, riferito ai bond inflation linked emessi da Francia, Germania, Italia e Spagna. Wojtowicz spiega bene il funzionamento del pricing, da cui si comprende la dinamica espressa nel corso del 2022. Un'obbligazione indicizzata all'inflazione offre un rendimento reale oltre a indicizzazione del capitale all'inflazione futura. Ad esempio, se il rendimento reale è del 2%, significa che un'obbligazione mantenuta fino alla scadenza un rendimento annualizzato del 2% in più rispetto all'inflazione. Gli investitori possono paragonare il rendimento reale di un inflation linker al rendimento di un titolo del Tesoro nominale con la stessa durata. Supponiamo che il rendimento reale sia del 2% e quello nominale del 5%: in questo caso, un'obbligazione indicizzata all'inflazione sovraperformerà l'obbligazione nominale se l'inflazione futura realizzata supera il 3%. Quest'ultimo valore è noto come tasso di inflazione di pareggio (breakeven), ovvero il livello di inflazione futura che equipara il rendimento dell'inflation linker a quello di un'obbligazione nominale a tasso fisso, ed è ottenibile dall somma tra l’inflazione futura attesa e il premio per il rischio di inflazione, a cui va tolto un premio di illiquidità.

Per i Tips, oggi l'inflazione di pareggio a un anno è pari al 2,06% il che significa che il mercato si aspetta che la Fed sia efficace nel contenere la futura crescita dei prezzi. Ma le obbligazioni indicizzate all'inflazione sono anche soggette a fluttuazioni di prezzo implicite nelle variazioni dei rendimenti reali, e maggior è la scadenza più alta è tale sensitività: tra la fine del 2021 e la fine del 2022 si è osservato un notevole aumento dei rendimenti reali, il che si è riflesso in un repricing negativo per i bond. L'impatto sui prezzi derivante da un forte aumento dei rendimenti reali ha spinto i Tips a performare molto male, nonostante un contributo positivo per la componente inflazione. In sostanza, generalmente se la previsione di inflazione fatta al momento dell’acquisto del bond inflation linked sarà corretta ovvero superiore all'inflazione di pareggio, allora sarà consigliabile un'obbligazione indicizzata all'inflazione; in caso opposto, sarà preferibile un'obbligazione classica a tasso fisso.

Negli Etf indicizzati a questa tipologia di obbligazioni, i singoli bond non vengono peraltro portati a scadenza, ma liquidati prima. A tal proposito, Francesco Branda, Head ETF & Index Fund Sales Italy di Ubs Am, specifica che “gli inflation linker dovrebbero essere inseriti in tutti in portafogli in un’ottica di diversificazione, e il loro peso dovrebbe riflettere le aspettative d’inflazione e il profilo di rischio del cliente. È fondamentale che il loro utilizzo derivi da un’attenta analisi fatta con il proprio consulente finanziario, il “fai da te” è sconsigliato. Il maggior valore aggiunto dell’offerta indicizzata di Ubs AM è dato dalla granularità e dall’affidabilità della piattaforma, in quanto i clienti possono scegliere inflation linker (a replica fisica completa) europei o americani,  il tratto di curva più breve (1-10) o quello lungo (10+), se coprire o meno -nel caso dei TIPS americani- il cambio euro-dollaro”. (riproduzione riservata)



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