Ripristino del capitale iniziale, liberando i guadagni prodotti in un anno di gestione, ribilanciamento delle posizioni sui singoli impieghi ed eventuali sostituzioni dei temi approfittando della circostanza. Questi sono i tre obiettivi dell’appuntamento annuale con i portafogli di Milano Finanza, seguiti settimanalmente dal 2008 nella sezione Il Trader del giornale e nella newsletter gratuita Easy Trading, che offrono l’opportunità di fare il punto su ciascuna delle tre tipologie di strumenti finanziari (titoli italiani, Etf quotati sul mercato EtfPlus di Borsa Italiana, certificate quotati sul mercato SeDeX) in cui vengono declinati i portafogli.
Portafoglio titoli. Non ha praticamente subito aggiustamenti dal reset di inizio 2020, nemmeno durante o dopo la caduta di marzo, per due motivi di base: in primo luogo perché l’assetto azionario impostato a inizio anno era opportunamente diversificato e per alcuni titoli caratterizzato anche da correlazioni molto basse con il mercato, capaci quindi di muoversi con una certa autonomia (Amplifon) o perfino in controtendenza (Diasorin). In secondo luogo perché in discese simili, causate da un shock esogeno generalizzato, è frequente assistere a cadute molto rapide seguite da recuperi altrettanto rapidi, risultando più proficuo fare affidamento sulla bontà della scelta di partenza. L’assetto di inizio anno, tra l’altro, vedeva una quota rilevante presidiata dalle utility, tradizionalmente difensive: assieme all’avanzamento di Amplifon, Diasorin e StM hanno di fatto controbilanciato la perdita di terreno dei temi finanziari (Intesa Sanpaolo e Generali) e oil (Eni e Tenaris).
In sintesi, queste scelte hanno consentito alla componente azionaria del portafoglio titoli di guadagnare l’1,2% dal 10 gennaio 2020 a oggi, che si confronta con una perdita del Ftse Mib nell’ordine del 5,7%, raggiungendo un differenziale di rendimento rispetto al mercato che sfiora il 7% conseguito peraltro con una volatilità più contenuta (27,8% contro il 36,1% dell'indice). L’assetto di partenza del 2021 è invece completamente diverso: il rimbalzo economico che prenderà il via nei prossimi mesi focalizza l’attenzione sui titoli ciclici value, dove Exor sintetizza bene l’automotive e Prysmian l’interesse per le infrastrutture tecnologiche (energia e tlc), che si affiancano alla ciclicità dei titoli legati all’aspettativa di ulteriore rialzo del petrolio (Eni e Tenaris). Maire Tecnimont è invece la mid-cap a sconto che raccorda bene i due macrosettori, mentre Anima è il titolo più value per cogliere il ritorno degli investitori. L’appeal delle utility, invece, è limitato ora a quelle più vocate all’energia rinnovabile, cioè Enel a cui si aggiunge Falck Renewables, mentre Nexi prende il posto di StM nella tecnologia stante le quotazioni molto meno tirate e le prospettive di sviluppo del business. Mediobanca, infine, sostituisce Intesa Sanpaolo nella quota di portafoglio dedicata al settore finanziario, affiancata a Generali e Anima.
Portafoglio Etf. Con una performance nell'ordine del 2,5% dal reset di inizio 2020 a oggi, e con una volatilità contenuta al 16,8% che si confronta con il 29,2% dell'indice Msci Word misurato in euro, non vede modifiche in occasione del reset annuo: gli Etf azionari rimangono tutti ben impostati, con una preferenza per la Cina all’interno del contesto emergente e asiatico, mentre a livello di impostazione globale si continuano a preferire strategie con rischio profilato in ambito occidentale: da un lato i prodotti finalizzati al controllo del rischio attraverso l’analisi della volatilità e della matrice varianza-covarianza, dall’altro lato gli elementi social responsible con particolare focus sul cambiamento climatico, fattori in grado di mitigare alcuni rischi che hanno pagato durante la crisi di febbraio-marzo. In modo analogo il tema acqua continua a dare soddisfazioni, ma aiuta a dominare la volatilità anche la piccola percentuale di oro senza rischio di cambio. In ambito obbligazionario, gli Etf in portafoglio permettono di affrontare senza problemi i saliscendi degli indici, mentre i sottostanti emergenti (dove uno è anche coperto dal rischio di cambio) offrono rendimenti a scadenza rilevanti, in grado di dare soddisfazioni nel medio termine.
Portafoglio certificate. Ha vissuto un anno difficile mostrando alcune criticità di questi prodotti, che nella maggioranza delle strutture si adattano soprattutto a scenari di mercato a bassa volatilità. Le forti tensioni di febbraio e marzo hanno spinto alcuni sottostanti a toccare le barriere dei relativi prodotti, maturando così delle perdite che nella seconda parte dell’anno sono state recuperate solo in parte, per effetto proprio della natura dei prodotti coinvolti. AI reset annuale diventa l’occasione per una revisione della componente ad alto rischio, che deve comunque concentrare l’attenzione sugli asset capaci di trasferire nei certificati rendimenti di un certo interesse, riscontrabili soprattutto nei titoli bancari e petroliferi. Il controllo del rischio suggerisce però di limitare al massimo la scelta di certificati con barriera continua: l’unico presente ha una scadenza molto limitata e una collocazione della soglia di knock-out ben inferiore al picco negativo dello scorso anno. La scelta di mantenere elavato il peso dei tre strumenti a capitale garantito riflette un approccio prudente, almeno in questa fase iniziale dell’anno in cui la volatilità potrebbe ancora dominare il campo. (riproduzione riservata)
