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Pil Usa rivisto al rialzo, borse ancora ben intonate

Pil Usa rivisto al rialzo, borse ancora ben intonate

di Marco Sasso
29 novembre 2017, 15:10 Ultimo aggiornamento: 15:12

Milano Finanza Intelligence Unit

Negli Stati Uniti il pil del terzo trimestre è stato rivisto al rialzo del 3,3% rispetto al +3%, mentre in Germania l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto dell'1,8% su base tendenziale, leggermente sopra il consenso. La borsa di Londra prosegue in rosso dopo che Barnier ha smentito l'accordo da 50 miliardi per il divorzio della Gran Bretagna dall'Unione Europea

Le borse europee proseguono ulteriormente la loro corsa al rialzo in una seconda metà di seduta scandita dagli effetti dei dati macroeconomici provenienti dalla Germania e dagli Stati Uniti: il FtseMib di piazza Affari viaggia in rialzo dello 0,78% a quota 22.466 punti, mentre Parigi e Francoforte guadagnano, rispettivamente, lo 0,69% e lo 0,85%.

In Germania, sulla base della lettura preliminare fornita dall'ufficio nazionale di statistica Destatis, l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,3% su base mensile e dell'1,8% su base tendenziale nel mese di novembre. Il dato congiunturale si è rivelato in linea al consenso degli economisti, mentre quello tendenziale è risultato leggermente superiore all'attesa di un incremento dell'1,7%. A ottobre l'inflazione era rimasta invariata su base mensile ed era cresciuta dell'1,6% su anno.

Ma il dato più importante proviene dagli Stati Uniti, dove il pil del terzo trimestre è stato rivisto al rialzo dal +3% al +3,3%, in accelerazione rispetto al +3,1% del periodo tra aprile e giugno. Il dato ha battuto il consenso degli economisti che si aspettavano una revisione al rialzo più modesta al +3,2%. Nel dettaglio, gli utili aziendali sono saliti del 4,9% rispetto al calo del 2% del secondo trimestre, mentre la spesa dei consumatori è invece aumentata dal 2,3% rispetto al +2,4%. Infine il deflatore core, misura attentamente monitorata dalla Fed in ottica prezzi, è cresciuto dell'1,4% rispetto al +1,3% stimato in precedenza.

Dopo la pubblicazione del dato sul pil statunitense oltre le attese, sul fronte valutario il cambio euro/dollaro, ora a quota 1,1831 e in ribasso dello 0,14%, ha aggiornato il minimo intraday a 1,1817. La valuta europea continua a perdere terreno anche nei confronti della sterlina, con il cross a quota 0,8836, in calo dello 0,39%, dopo che il capo negoziatore Michel Barnier ha smentito la notizia di un accordo raggiunto con la Gran Bretagna sull'entità della cifra del divorzio, definendole solo "voci". La Bbc, sulla base di informazioni apprese da fonti governative, aveva riferito questa mattina di un'intesa che porterà Londra a pagare tra 45 e 55 miliardi di euro.

"Stiamo aspettando progressi sufficienti da Londra su diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito, la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord e il rispetto degli obblighi finanziari assunti durante la partecipazione del Regno Unito all'Unione europea: ancora non ci siamo". Queste le parole di Barnier, che ha così raffreddato che le discussioni in merito alla prima parte della trattativa per la Brexit siano ormai in dirittura d'arrivo. La borsa di Londra rimane l'unica in territorio negativo, col Ftse100 in calo dello 0,56%.

Dall'altra parte dell'oceano, occhi puntati sulla testimonianza di Janet Yellen di fronte al Congresso. Il governatore uscente della Federal Reserve ha confermato che l'istituto continuerà ad alzare i tassi in modo graduale, senza però fornire indicazioni sulle mosse previste nella riunione del 12 e 13 dicembre prossimi. Yellen ha spiegato che il braccio di politica monetaria della banca centrale "continua ad aspettarsi che incrementi graduali dei tassi saranno appropriati per sostenere un mercato del lavoro in salute e per stabilizzare l'inflazione intorno all'obiettivo di crescita annua del 2%".

E' tuttavia da cinque anni che il dato non cresce come da target, un andamento definito in passato da Yellen un "mistero" e ieri una "sorpresa" da Jerome Powell, l'uomo che prenderà il suo posto dal prossimo febbraio e che ieri si è presentato al Congresso per la prima volta.

Nella sua testimonianza, Yellen ha aggiunto che "i recenti dati bassi dell'inflazione riflettono fattori transitori. Con il venire meno di questi fattori, mi aspetto che l'inflazione si stabilizzi intorno al 2% nel medio termine. Tuttavia è anche possibile che l'inflazione bassa di quest'anno possa riflettere qualcosa di più persistente". Si tratta, questo, di un concetto già espresso nelle settimane scorse. Alla Fed non resta che "monitorare attentamente i progressi attuali e attesi verso l'obiettivo" predeterminato.

Inflazione a parte, l'economia e il mercato del lavoro Usa sono "forti" e continueranno a rafforzarsi "sostenendo una crescita più rapida di salari e redditi". Il numero uno della Fed riconosce che le valutazioni nei mercati finanziari siano "alte in base a standard storici" ma che comunque "in generale, le vulnerabilità nel settore finanziario appaiono moderate". Inoltre, il sistema bancario "è ben capitalizzato" e gli indicatori che misurano il leverage e la crescita del credito "restano contenuti".



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