Che i mercati azionari, occidentali e asiatici, siano visti come i protagonisti degli investimenti nel nuovo anno grazie al jolly calato prima del previsto, il vaccino, è un’attesa ampiamente condivisa nel panorama finanziario. Anche se la Brexit e la tempistica dei nuovi importanti stimoli fiscali, negli Usa attraverso le decisioni del Congresso sul secondo pacchetto di aiuti e nell’Ue attraverso il Recovery fund, saranno passaggi fondamentali per trasmettere un sostegno indiretto ai listini nei primi mesi del 2021, prima cioè che le economie possano riprendere slancio una volta lasciata alle spalle la possibilità di assistere a qualsiasi altro tipo di lockdown.
Altrettanto condivisa è l’attesa che le azioni value, spesso appartenenti alla old economy e rimaste generalmente più indietro dopo la caduta di febbraio-marzo innescata dalla pandemia, siano ora da preferire alle azioni growth, che stanno guidando Wall Street da numerosi anni (dove i Faang sono l’esempio più evidente) riportandola fin dallo scorso agosto su nuovi record storici. Mentre il Ftse è rimasto notevolmente più indietro, anche rispetto al Dax, proprio perché è guidato dai titoli value, presentandosi dunque tra i favoriti del 2021. La preferenza va ai titoli ciclici che sono più in grado di trarre beneficio dalla progressiva normalizzazione della domanda, tra cui figurano tradizionalmente anche le banche, soprattutto quelle più patrimonializzate che sono in grado di distribuire un flusso significativo di dividendi, ora sospesi in via precauzionale dalla Bce a causa dei possibili appesantimenti patrimoniali indotti dalla pandemia che dovrebbero essere rimossi nel corso del 2021.
Nella tecnologia in senso lato si dovranno invece distinguere le società che hanno ancora evidenti spazi di crescita del business e degli utili una volta cancellato il propellente stay at home, così come tra i settori difensivi si dovranno scegliere le aziende in grado di dare soddisfazioni nonostante la relativa attività non sia tradizionalmente tra le favorite nell’avvio di una fase espansiva del nuovo ciclo economico: nell’ambito delle utility, che rappresenta il settore difensivo più riconosciuto anche perché è strettamente legato all’andamento dei prezzi dei bond governativi, le società molto attive nelle energie rinnovabili hanno le carte in regola per essere presenti nei portafogli azionari del 2021, il cui business sarà spinto dal green-deal pianificato dall’Ue e dai progetti ambientali che arriveranno dalla nuova Amministrazione Usa.
Questi e altri grandi incentivi provenienti dalle politiche fiscali pongono in primo piano anche le società specializzate nelle infrastrutture, tanto che Goldman Sachs ha dedicato loro il paniere europeo Fiscal Infrastructure, sul quale ha una raccomandazione di acquisto assieme al paniere europeo denominato Recovery e a quello sempre europeo dedicato alle energie rinnovabili (Renewables). In ogni caso, qualsiasi scelta non può prescindere dal grafico dei prezzi, che deve mostrarsi favorevole in termini di prospettive di rendimento in rapporto al rischio.
A piazza Affari. La più grande capitalizzazione del listino italiano, quella che incide di più sui movimenti del Ftse Mib, rientra a pieno titolo nella selezione di Milano Finanza, avendo anche il maggior peso nel paniere Renewables di Goldman: come osserva Credit Swisse, Enel è la utility delle rinnovabili più grande in Europa, con una capacità installata di fonti rinnovabili di quasi 43 GW, più del doppio della capacità installata da NextEra Energy, la maggiore utility rinnovabile negli Usa. Il dividendo nell’ordine del 5% rimane sempre interessante, così come la volatilità inferiore a quella del Ftse Mib, e il futuro superamento del triplo massimo storico segnato nel 2020 a ridosso di quota 8,6 euro potrà aprire nuovi spazi di avanzamento. Alla luce della forte espansione delle energie rinnovabili da qui al 2040, dove l’Agenzia internazionale dell’energia ne prevede la supremazia nella produzione energetica a livello globale, Falck Renewables non poteva mancare nella selezione, soprattutto dopo l’acquisizione di questi giorni assieme a Eni, con una quota rispettivamente del 51% e del 49%, del progetto solare Ready to build Westmoreland da 30 MW situato nello Stato americano della Virginia. Falck Renewables, mid cap appartenente al segmento Star della Borsa Italiana, sviluppa, progetta, costruisce e gestisce, anche per conto terzi, impianti di produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili con una capacità installata di 1.133 MW nel Regno Unito, Italia, Stati Uniti, Spagna, Francia, Norvegia e Svezia, generati da fonti eoliche, solari, WtE e da biomasse.
Infrastrutture & oil. Il comparto del petrolio, anche se da fuori non sembra, è un settore dove sono già partiti da tempo gli investimenti volti a ridurre gli impatti ambientali, anche attraverso un’efficienza molto più elevata degli impianti che a volte possono produrre altri tipi di energia pulita durante il loro funzionamento. I nuovi progetti, inoltre, riguardano sempre più spesso l’idrogeno, portando queste società verso la green economy. Tenaris, il cui dividend yield non è certo trascurabile, è tra i leader mondiali in questo tipo di infrastrutture: pur valendo ancora una porzione marginale del business, trova posto nella selezione italiana grazie alla quota rilevante di fatturato che arriva dagli impianti di shale oil statunitensi, dove è attesa la ripresa degli investimenti produttivi in sintonia con il recupero dei prezzi del petrolio, favorendo l'ascesa dei margini di bilancio dopo l'imponente piano 2020 di digitalizzazione aziendale che ha condotto a una sensibile riduzione dei costi operativi.
Del recupero del greggio, reso più solido nelle basi dalla sobrietà scaturita dal meeting Opec+ e dall’appuntamento mensile che caratterizzerà il 2021, beneficerà anche Eni, seppur impegnata a sua volta nel processo di transizione verso le energie rinnovabili che al momento rimangono ancora molto marginali rispetto al core business del petrolio: è di settembre l’annuncio che la politica dei dividendi poggerà su una cedola annuale composta da un floor dividend di 36 centesimi commisurato a una media annua del Brent di 45 dollari al barile, più una componente variabile legata all’eventuale apprezzamento del greggio al di sopra di tale soglia. La componente variabile sarà calcolata con una percentuale crescente, tra il 30% e il 45%, del flusso di cassa incrementale generato dai prezzi del petrolio: Eni stima infatti che ogni aumento di 5 dollari del Brent da quota 45 fino a 60 dollari al barile genererebbe un free cash flow aggiuntivo di 900 milioni di euro. Sul fronte buyback, invece, il piano da 400 milioni di euro annui verrà riattivato tra 61 e 65 dollari al barile, al di sopra dei quali Eni raddoppierà a 800 milioni di euro il programma di acquisto di azioni proprie.
Anche le quotazioni di Maire Tecnimont sono parzialmente soggette all’andamento del greggio, per la parte di business legata all’ingegneria nel comparto oil & gas e petrolchimico, mentre le divisioni dedicate alle energie rinnovabili (compresi idrogeno e metanolo da rifiuti urbani), all’energia pulita e alla chimica verde interessano più da vicino gli spunti della green economy. I due rami di business di Prysmian, che invece non ha nulla a che vedere con l’oil, fanno rientrare la società sia nel paniere Fiscal Infrastructure di Goldman e sia nel paniere Recovery: il segmento energy (infrastrutture elettriche, energia, automobili e ferrovie) e quello telecom (reti di telecomunicazione, fibre ottiche, componenti e accessori per la connettività) soddisfano infatti, nel complesso, le caratteristiche di business di entrambi i panieri.
Hi-tech. L’avanzamento tecnologico non potrà fare a meno dei chip, perciò la presenza di StM, pur con un peso limitato, appare doverosa. Anche Nexi, il principale operatore in Italia nel settore dei pagamenti digitali, appare una scelta opportuna per mantenere un equilibrio di portafoglio in termini di diversificazione, anche alla luce del piano italiano di incentivazione fiscale per l’utilizzo di pagamenti elettronici e alla luce della prossima fusione con Sia. La scelta di El.En, mid cap attiva nei laser per l’industria e la medicina, rientra invece in una scelta di tipo deep value secondo le prospettive e i ratio di bilancio analizzati da AcomeA, Sgr tradizionalmente abile nel mette a fuoco le medie e piccole capitalizzazioni di piazza Affari, tra cui spicca anche la sottovalutazione di Maire Tecnimont.
Old economy. La sottovalutazione di Brembo cade giusto a proposito del settore automotive, comparto che rientra nei riflettori degli operatori per il 2021, a cui si aggiunge inevitabilmente Exor per le sue partecipazioni in Fca, Ferrari e soprattutto Cnh. Buzzi Unicem rispecchia invece l’attesa di crescita del comparto delle costruzioni e delle opere pubbliche, un volano fondamentale per il rilancio economico, mentre la scelta di Intesa Sanpaolo tra i titoli finanziari è quasi scontata: seconda capitalizzazione del listino dopo Enel, è l’istituto italiano patrimonialmente più solido, che tratta a sconto rispetto ai competitor europei in termini di patrimonio netto tangibile per azione, con un rendimento da dividendi atteso per il prossimo biennio nell’ordine del 10% annuo, non appena la Bce autorizzerà la ripresa dello stacco vietata per la pandemia. Azimut è invece il titolo che convince di più nella buy list di Goldman Sachs relativa al risparmio gestito, un settore di borsa capace di dare il meglio quando i mercati azionari si muovo al rialzo: rispetto agli altri player italiani quotati evidenzia infatti il potenziale di apprezzamento più ampio, grazie al maggior tasso atteso di crescita degli utili e a un multiplo di prezzo più contenuto. Mediobanca, la terza scelta nel comparto finanziario, consente di mantenere un piede nel settore assicurativo attraverso la partecipazione significativa in Generali e di diversificare l'investimento nel corporate & investment banking e nel wealth management, diversificazione che conferisce a Mediobanca la volatilità più bassa rispetto agli istituti di credito pur mantenendo il passo di borsa del settore. (riproduzione riservata)