
Oltre il 2023, la ripresa dovrà far fronte a vincoli legati al contesto di tassi d'interesse più elevati, agli effetti ritardati della stretta monetaria, alla fragilità dei settori sensibili ai tassi d'interesse come l'edilizia, all'impulso fiscale limitato. Sia la pandemia che la guerra in Ucraina stanno inoltre agendo come acceleratori di tematiche come la transizione climatica, l'autonomia strategica, la digitalizzazione e l'automazione. Le politiche fiscali continuano, per ora, a fornire un certo sostegno in diverse economie, anche se tenderanno a diminuire. Regno Unito, Germania e Italia dovrebbero registrare una recessione non profonda nel 2023. I livelli massimi dell'inflazione e dei tassi di politica delle banche centrali sono ormai in vista e in alcuni Paesi (Brasile e, soprattutto, Stati Uniti) il carovita ha iniziato a diminuire.

L'inflazione nell’area euro resterà elevata nel 2023, vicina al 5,5%, prima di scendere sotto il 3% nel 2024 e tornare successivamente verso l'obiettivo di medio termine. Dal 2024 si prevede un inasprimento delle politiche fiscali, e il rapporto debito/PIL si deteriorerà. Elemento di particolare importanza, quest’ultimo, per l’Italia, dove la qualità delle relazioni tra Europa e Governo italiano sarà sottoposta a verifica. La crisi energetica peserà sulla crescita e il debito pubblico dovrebbe stabilizzarsi a un livello superiore a quello precedente la pandemia, anche perché SG prevede che il Governo registri disavanzi primari almeno fino al 2024. La situazione rimane quindi vulnerabile al rischio di un aumento dello stress sul debito sovrano italiano, che però potrà essere in parte mitigato dai meccanismi messi in atto dalla Bce per evitare eccessive tensioni.
In futuro, il rapido irrigidimento delle condizioni finanziarie e il calo della fiducia dovrebbero mantenere la crescita degli investimenti più contenuta, nonostante gli effetti moltiplicatori dei fondi europei. Il rapporto debito/PIL italiano è visto stabile al 144-145% nel 2023 e nel 2024. Per quanto riguarda i mercati finanziari, SG si aspetta che i rendimenti decennali governativi Usa, tedeschi ed italiani si attestino nel 2024 al 3%, 1,5% e 3,3%, e nel 2025 al 2,5%, 1,45% e 3,25%. Valori ben più contenuti rispetto ai dati di mercato odierni, il che implica un potenziale di performance interessante per posizioni lunghe. Il cambio euro-dollaro Usa è visto a 1,10 per il 2024 e 1,15 per l’anno successivo, e il prezzo del petrolio (Brent) a 75 dollari per il 2024 e 65 dollari l’anno seguente. (riproduzione riservata)