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Le sfide del biennio

Milano Finanza - Numero 005 pag. 35 del 07/01/2023

Milano Finanza Intelligence Unit

SG si attende criticità sul fronte macroeconomico, ma il debito italiano può rappresentare un’opportunità nonostante il cambio delle politiche monetarie.

Le sfide del biennio
All’interno dell’Economic & Sector Study del mese di dicembre, redatto da Société Générale, si possono trovare indicazioni molto interessanti in merito alle aspettative della società sulla situazione macroeconomica e gli impatti sui mercati finanziari. L'inflazione è prevista globalmente in calo nel 2023, grazie all'allentamento dei prezzi delle materie prime e delle tensioni sulla catena di approvvigionamento, ma ci si aspetta un ritorno verso il target del 2% solo nel 2024. Le aspettative sono a favore di una lieve recessione tecnica per gli Stati Uniti nella prima metà del 2023, mentre la crescita dell'area dell'euro è più frammentata anche a causa delle differenze nelle politiche fiscali. Alcuni Stati membri dell’area euro dovrebbero registrare una lieve recessione, ma nulla di profondo in assenza di nuovi shock. SG di aspetta che la Fed e la Bce raggiungano i massimi tassi all'inizio del 2023, ma entrambe le banche centrali saranno lente nell'allentare la politica monetaria restrittiva.

Oltre il 2023, la ripresa dovrà far fronte a vincoli legati al contesto di tassi d'interesse più elevati, agli effetti ritardati della stretta monetaria, alla fragilità dei settori sensibili ai tassi d'interesse come l'edilizia, all'impulso fiscale limitato. Sia la pandemia che la guerra in Ucraina stanno inoltre agendo come acceleratori di tematiche come la transizione climatica, l'autonomia strategica, la digitalizzazione e l'automazione. Le politiche fiscali continuano, per ora, a fornire un certo sostegno in diverse economie, anche se tenderanno a diminuire. Regno Unito, Germania e Italia dovrebbero registrare una recessione non profonda nel 2023. I livelli massimi dell'inflazione e dei tassi di politica delle banche centrali sono ormai in vista e in alcuni Paesi (Brasile e, soprattutto, Stati Uniti) il carovita ha iniziato a diminuire.

Le sfide del biennioINFLAZIONE IN ITALIA
INFLAZIONE IN ITALIA

Il picco dei tassi si raggiungerà probabilmente a inizio 2023, e lo scioglimento del Tltro comporterà anche una sostanziale riduzione del bilancio della Bce. La visione centrale di SG prevede che i tassi sui Fed Funds raggiungano un picco intorno al 5% e il tasso sui depositi della Bce intorno al 3% o poco oltre. Un primo allentamento della Fed è previsto per la fine del 2023. Oltre tale anno, i mercati finanziari dovranno assorbire volumi più elevati di emissioni nette, a causa della riduzione degli acquisti delle banche centrali. I settori sensibili ai tassi, come quello dell'edilizia residenziale, registreranno probabilmente un rallentamento.

L'inflazione nell’area euro resterà elevata nel 2023, vicina al 5,5%, prima di scendere sotto il 3% nel 2024 e tornare successivamente verso l'obiettivo di medio termine. Dal 2024 si prevede un inasprimento delle politiche fiscali, e il rapporto debito/PIL si deteriorerà. Elemento di particolare importanza, quest’ultimo, per l’Italia, dove la qualità delle relazioni tra Europa e Governo italiano sarà sottoposta a verifica. La crisi energetica peserà sulla crescita e il debito pubblico dovrebbe stabilizzarsi a un livello superiore a quello precedente la pandemia, anche perché SG prevede che il Governo registri disavanzi primari almeno fino al 2024. La situazione rimane quindi vulnerabile al rischio di un aumento dello stress sul debito sovrano italiano, che però potrà essere in parte mitigato dai meccanismi messi in atto dalla Bce per evitare eccessive tensioni.

In futuro, il rapido irrigidimento delle condizioni finanziarie e il calo della fiducia dovrebbero mantenere la crescita degli investimenti più contenuta, nonostante gli effetti moltiplicatori dei fondi europei. Il rapporto debito/PIL italiano è visto stabile al 144-145% nel 2023 e nel 2024. Per quanto riguarda i mercati finanziari, SG si aspetta che i rendimenti decennali governativi Usa, tedeschi ed italiani si attestino nel 2024 al 3%, 1,5% e 3,3%, e nel 2025 al 2,5%, 1,45% e 3,25%. Valori ben più contenuti rispetto ai dati di mercato odierni, il che implica un potenziale di performance interessante per posizioni lunghe. Il cambio euro-dollaro Usa è visto a 1,10 per il 2024 e 1,15 per l’anno successivo, e il prezzo del petrolio (Brent) a 75 dollari per il 2024 e 65 dollari l’anno seguente. (riproduzione riservata)

 

 



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