
NIKKEI225
L’azionario giapponese può rappresentare ancora oggi una valida opportunità di investimento, per una serie di motivazioni. Numerose aziende giapponesi continuano a essere scambiate al di sotto del valore contabile, rispetto agli Stati Uniti e all’Eurozona, e ci sono spazi per una ulteriore riduzione, a favore dei prezzi. E la campagna di riforme in merito alla corporate governance sta favorendo il ritorno agli azionisti nelle aziende giapponesi, mentre in ambito obbligazionario l’era dei tassi a zero è un lontano ricordo, a tutto vantaggio dei titoli finanziari.
Nonostante le performance molto elevate già espresse, i multipli non appaiono elevati: il P/e atteso dell’indice Msci Japan (180 componenti) è fotografato sotto 16, inferiore a quello del Msci World, mentre il P/book value è inferiore a 1,8, rispetto ad un valore circa doppio dell’azionario mondiale. Anche il dividendo si colloca sopra il 2%, rispetto al 1,7% del Msci World,
In termini di diversificazione di portafoglio, una posizione sui titoli giapponesi è senza dubbio utile: la correlazione e il beta rispetto al Msci World si collocano rispettivamente a 0,60 e 0,78, confermando la capacità di esprimere rendimenti sufficientemente disallineati rispetto al resto del mondo. Tecnicamente, i nuovi massimi storici stanno catalizzando l’attenzione degli investitori globali, che stanno sempre più ricercando alternative al mercato azionario Usa, troppo caro e altrettanto concentrato su pochi nomi. In ottica macro, è in atto un passaggio da un regime di stagnazione economica e deflazione ad uno di crescita positiva; infatti, il sistema economico giapponese è stato caratterizzato da bassa inflazione e scarsa domanda, con il mercato azionario sacrificato per decenni. Ma oggi il contesto di fondo è cambiato, la crescita degli utili societari sta tornando, con immediato riflesso sulle quotazioni azionarie.
Tra gli altri fattori a sostegno del trend in atto, la politica monetaria della Bank of Japan che ha favorito, in passato, liquidità abbondante, tassi reali negativi e un indebolimento dello yen, creando un mix che oggi il mercato azionario sta capitalizzando. La debolezza della valuta rappresenta uno dei principali acceleratori del rally, grazie alla amplificazione dei profitti in valuta lovale. In merito alla governance, le imprese giapponesi hanno intrapreso un percorso di riallineamento agli standard internazionali, passando da un modello inefficiente ad uno più orientato alla redditività del capitale, con crescente enfasi su buyback azionari e dividendi.
Il ritorno, ormai consolidato, degli investitori internazionali è un elemento di sentiment molto importante, affiancato da riforme interne come i piani di investimento per il retail, che hanno creato una domanda più solida e meno volatile verso l’equity giapponese.
In merito all’esposizione ai fattori, il momentum è quello oggi più evidente, a conferma di quanto segnalato sopra. Mentre, in termini di posizionamento settoriale, il Paese mantiene una leadership in settori strategici come automazione e robotica, componentistica avanzata per semiconduttori, con impatti anche nella catena del valore legata all’AI.
Tra gli elementi sfavorevoli agli investitori esteri, invece, spicca il possibile apprezzamento dello yen, che toglierebbe valore a chi ragiona ad esempio in euro, a meno di utilizzare strumenti di tipo euro-hedged. In ambito di Etf, in Italia la schiera di prodotti azionari focalizzati sull’azionario giapponese è altissima, anche nelle versioni con copertura del rischio valutario. (riproduzione riservata)