
Una volta che arriveranno conferme dal mercato del lavoro, si potrà iniziare ad affrontare la seconda domanda ovvero quanto sarà superficiale l'eventuale recessione economica. L'opinione comune recente giocava a favore di una recessione nulla o blanda, ma secondo Lgim questa narrazione è facilmente contestabile e poco consistente. E’ proprio questo forte punto di partenza a far sì che le banche centrali siano meno accomodanti in questa recessione di quanto non lo siano state in quelle precedenti. L'inflazione rimane troppo alta e i mercati del lavoro troppo forti. I rialzi potrebbero cessare, ma i tagli potrebbero non essere altrettanto imminenti. Inoltre, è molto facile dire che una recessione sarà poco profonda quando è una prospettiva lontana: ci vorrà tempo per dimostrare che la recessione è stata effettivamente poco profonda. Infine, più avanti, si valuterà l'entità del calo dell'inflazione durante la recessione. Ciò sarà fondamentale per determinare quanto la politica monetaria possa diventare accomodante e quanto rapidamente le banche centrali dovranno tornare ad aumentare i tassi per contrastare nuovamente i rialzi dell'inflazione.

Nel frattempo, la correlazione tra i tassi e gli spread creditizi è stata poco incoraggiante, il che significa che la posizione sui tassi non è stata una buona copertura per i portafogli che guardano al credito. Negli ultimi giorni la correlazione si è invertita, in quanto le preoccupazioni per la redditività delle banche hanno dominato, e tale inversione sarebbe rafforzata dalla conferma dell'indebolimento del mercato del lavoro. Con l'inflazione vicina ai livelli coerenti del mandato, riteniamo che i movimenti dei tassi di interesse avverranno attraverso il canale dei tassi reali, perché le banche centrali rimangono credibili e continueranno a segnalare la loro intenzione di inasprire la politica fino a quando l'inflazione non tornerà chiaramente verso il loro obiettivo. Finché la credibilità permane, i tassi reali saranno la valvola di sfogo.
L'inflazione in Europa su livelli ben superiori all'obiettivo è di natura più tecnica e altri indicatori, come le aspettative di inflazione, il percorso dei tassi e l’andamento degli spread sui Paesi periferici non sono risultati tali da segnalare una perdita di credibilità verso le banche centrali. Lgim rimane quindi sottopesata sull'inflazione europea: essendo meno liquide rispetto alle loro controparti nominali, le obbligazioni indicizzate all'inflazione tendono a fare fatica in periodi di estrema volatilità del mercato. Ulteriore motivazione per sottopesare l'inflazione. (riproduzione riservata)